a cura di Redazione Automobilismo - 13 July 2018

Hyundai Kona vs VW T-Roc: distanze ravvicinate

Una volta le coreane si compravano solo per il prezzo più conveniente rispetto alle vetture europee. Oggi è ancora così? Per scoprirlo abbiamo confrontato la nuova Sport Utility media di casa Hyundai con il punto di riferimento della categoria: la Volkswagen T-Roc.
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    Chi l’avrebbe mai immaginata una sfida ad armi pari tra un’automobile coreana e una tedesca? Non una qualunque, ma una Volkswagen, come se non bastasse scegliendo come terreno di scontro uno dei segmenti più affollati del mercato: quelle dello cosiddette B-SUV, ovvero le Sport Utility del segmento B, le più vendute negli ultimi tempi. Certo, nel corso degli anni i listini della Casa coreana si sono progressivamente spostati verso l’alto, ma si tratta di un’ascesa giustificata dal livello qualitativo e tecnologico raggiunto, senza mai dimenticare il plus della formula di garanzia, che prevede una copertura di cinque anni senza limiti di chilometraggio, a differenza della tedesca, che propone la sola durata biennale imposta dalla legge sull’intera vettura e un anno in più sulla vernice.

    Razionalità contro creatività

    Si potrebbe riassumere così il confronto estetico tra le protagoniste di questa prova, con la tedesca che segue stilemi abbastanza classici e in buona parte comuni agli altri modelli VW, mentre la concorrente, tra l’altro frutto del lavoro di un team coordinato da un designer proveniente proprio dal Gruppo VW, è più anticonformista e originale, con soluzioni talvolta anche troppo appariscenti e azzardate, ma senza alcun dubbio di rottura in un panorama di automobili sempre più omologate tra loro. Per l’abitacolo si è invece rimasti in entrambi i casi più legati alla funzionalità che non all’apparenza fine a se stessa, ad eccezione di alcuni profili colorati presenti sulla plancia delle due vetture per vivacizzare ambienti in entrambi i casi dominati da toni piuttosto tenui.

    Hyundai Kona vs VW T-Roc: distanze ravvicinate

    Questione di schermi

    Un tocco hi-tech arriva in questo caso dalla tedesca, che a richiesta propone il quadro strumenti digitale montato sull’esemplare in prova (900 euro), mentre Hyundai resta fedele ai classici quadranti analogici, forse meno appaganti per l’occhio, ma un po’ più chiari e facilmente consultabili, non fosse altro che per le maggiori dimensioni. Il monitor del sistema multimediale VW ha poi un aspetto più ricercato e tecnologico rispetto a quello della Hyundai, pur se a livello funzionale i due sistemi in linea di massima si equivalgono. Come di consueto, la qualità percepita a bordo della sport utility VW, al netto di alcune plastiche un po’ troppo rigide al tatto, è elevata, ma anche la rivale non sfigura certo, né nella scelta dei materiali costruttivi, né a livello di assemblaggi, stesura della vernice e rigore nel montaggio dei pannelli che compongono la carrozzeria.

    Meccanica simile

    Sotto pelle il reparto sospensioni segue uno schema identico, che prevede in entrambi i casi avantreno di tipo McPherson e retrotreno a ponte torcente, anche se Hyundai propone un più sofisticato multilink per la versione a trazione integrale. Volkswagen offre però la possibilità di scegliere gli ammortizzatori a controllo elettronico (1.300 euro), mentre anche in questo caso Hyundai resta sul classico, proponendo una taratura fissa di compromesso tra dinamismo e confort di marcia. Servosterzo elettrico e impianto frenante con dischi anteriori auto ventilanti e posteriori pieni completano poi la scheda tecnica di due vetture che si assomigliano molto anche nella parte motoristica, in entrambi i casi affidata a moderni 3 cilindri a benzina, accomunati dalla cilindrata di 998 cc, sovralimentati con turbocompressore azionato dai gas di scarico e alimentati a iniezione diretta.

    Hyundai Kona vs VW T-Roc: distanze ravvicinate

    Comportamento dissimile

    Pur essendo sulla carta tanto simili, con cilindrate perfettamente coincidenti e dati di potenza e coppia assimilabili, i 3 cilindri turbo delle vetture in prova si differenziano in modo abbastanza netto. Il motore VW è infatti talmente progressivo e lineare da ricalcare il comportamento di un aspirato, mentre il 12 valvole coreano ha un comportamento assimilabile a quello di un turbo vecchia maniera: a un lieve vuoto iniziale segue infatti una decisa ascesa della curva di coppia che si risolve in una conseguente spinta piuttosto brusca, anche se poco dopo tutto rientra nella normalità e la curva si stabilizza nonostante qualche lieve incertezza che comunque alla guida risulta di fatto quasi impercettibile. Alla guida di entrambe si apprezza infatti più che altro il confort, che si equivale per quanto riguarda la capacità di assorbimento delle sospensioni sullo sconnesso nonostante le ruote più ribassate della coreana dovrebbero teoricamente penalizzarla. L’abitacolo della tedesca è invece meglio insonorizzato, come si può notare dall’andamento dei grafici di rumorosità, ma è soprattutto in accelerazione e ripresa che il rumore di aspirazione del 3 cilindri Hyundai risulta fin troppo presente in abitacolo, con le inevitabili ripercussioni su un confort di marcia comunque di livello complessivamente superiore alla media.

    La tedesca è più neutrale

    Tutto ciò senza assolutamente penalizzare il dinamismo di vetture molto agili e a proprio agio sui tracciati misti, con la VW avvantaggiata da uno sterzo più pronto e diretto che, sommato all’avantreno più incline a cambiare direzione, assicura inserimenti in traiettoria più rapidi e una minore tendenza ad allargare la curva al raggiungimento del limite rispetto alla Kona, che teoricamente avrebbe dovuto avvantaggiarsi dalla generosità della gommatura. L’assetto della Hyundai è però abbastanza sensibile ai trasferimenti di carico, con una più marcata tendenza della coda a divagare dalla traiettoria impostata in caso, per esempio, di brusca frenata in curva: niente di preoccupante comunque, perché, nonostante un intervento leggermente ritardato, il sistema elettronico di controllo della stabilità provvede a stabilizzare l’assetto e garantire di conseguenza la necessaria sicurezza. Una sfida quindi difficile perché nessuna delle due svetta rispetto all'altra. Sono più che altro le sfumature a differenziarle, non esistono infatti elementi talmente forti da far prevalere una sull'altra.

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