a cura di Redazione Automobilismo - 07 ottobre 2018

Emissioni: -40% sulla CO2 dal Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo ha decretato un ulteriore giro di vite sui limiti della CO2 per le auto da attuare entro il 2030.

Neanche il tempo di digerire a livello europeo i nuovi e più severi cicli di omologazione WLTP ed RDE oppure a livello italiano le nuove restrizioni e i nuovi blocchi alla circolazione per le vetture diesel sotto l’Euro 3, che ecco una nuova stangata in arrivo.

Una sentenza pesante e pericolosa

Con il voto favorevole di 389 parlamentari (239 i contrari), il Parlamento dell’Unione Europea ha approvato un set di normative per ridurre le emissioni di anidride carbonica, prodotte da veicoli per il trasporto di persone e merci, del 40% entro il 2030 e del 20% entro il 2025, rispetto alla media di 95 grammi/chilometro da raggiungere per il 2021. Certo, le nuove norme devono ancora essere sottoposte alle consuete procedure negoziali con i singoli Stati membri, Stati con i quali il nuovo decreto troverà sicuramente una forte opposizione, ma si tratta comunque dell’ennesimo giro di vite, a nostro modesto parere ridicolo, senza senso e pericoloso da attuare, che per fortuna non ha raggiunto i livelli richiesti dalla Commissione Ambiente che, invece, puntava a un 20% entro il 2025 e 45% entro il 2030 ma che purtroppo ha superato quelli ipotizzati dalla stessa Commissione Ue, favorevole a una riduzione del 15 e 30% rispettivamente.

Non tutti sono d’accordo

A parte però l’osteggiamento di alcuni Stati o di molti Costruttori, che dovranno inevitabilmente far fronte con le ripercussioni che questo giro di vite potrebbe causare sul settore industriale e automobilistico e con le altrettanto inevitabili multe in caso di mancato rispetto dei limiti, le nuove norme sulle emissioni hanno fatto insorgere anche due importanti enti, uno a livello nazionale, l’ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica), e uno a livello europeo , l’ACEA (European Automobile Manufacturers' Association).

Occhio all’occupazione

Secondo la prima, infatti, i nuovi limiti devono essere rivisiti in quanto potrebbero privare la filiera industriale del tempo necessario per una riconversione produttiva dalla condizione attuale verso una a minore impatto ambientale. L’ANFIA si augura, infatti, che si possa trovare un equilibrio tra le necessità di proseguire nella direzione già da lungo tempo intrapresa nella decarbonizzazione dei veicoli e le necessità di riconversione del settore industriale. In caso contrario si corre il rischio che la mobilità elettrica porterà a un inevitabile calo degli occupati nell’industria automobilistica italiana.

Non vi sono le condizioni necessarie

Secondo la seconda, invece, i nuovi target sulle emissioni sono quanto mai irrealistici e irrealizzabili poiché troppo vessatori nei confronti del settore automobilistico. La riduzione della CO2 richiesta è eccessiva come è eccessiva anche la quota di vendita dei veicoli elettrici. Se si dovessero raggiungere tali obiettivi si avrebbero inevitabilmente forti ripercussioni su tutta la filiera del settore automobilistico poiché si costringerebbe l'industria a una trasformazione drammatica in tempi record. L’ACEA conclude ricordando che, mancando una adeguata infrastruttura, un numero sufficiente di stazioni di ricarica e gli incentivi necessari, non si possono obbligare i consumatori a comprare auto elettriche dall’oggi al domani.

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