Auto elettriche: come recupero i metalli delle batterie?

Una ricerca dell'Istituto svedese di studi sui metalli Swerim spiega come riciclare cobalto, nichel, manganese e litio in maniera ecologica ed economica.

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E' ormai di dominio pubblico che le batterie delle auto elettriche vengono sostituite una volta che queste abbiano raggiunto una efficienza inferiore all'80% (vedi qui il nostro articolo). E' oltremodo di dominio pubblico però come queste batterie non vengano buttate o smaltite ma riutilizzate come accumulatori per svariati usi (vedi qui il nostro articolo). Si perché, se da un lato non sono più sufficientemente performanti per il mondo automotive, dall'altro sono ancora abbastanza capaci di funzionare come pacchi batterie per numerose situazioni in cui si renda necessario uno storage o un buffer di energia. Questa è sicuramente una buona notizia visto che, come sempre più spesso si sente dire, tanto l'estrazione dei metalli nobili per produrre questi accumulatori quanto lo smaltimento degli stessi sia sempre più fonte di preoccupazione per la salute ambientale visto l'elevato impatto sull'inquinamento ambientale che queste due pratiche causano al nostro pianeta. Cosa succede però quando anche lo sfruttamento come accumulatori finisce? Che fine fanno questi pacchi batterie quando arrivano a fine vita, cioè quando sono completamente esauste? Cerchiamo di capirlo insieme.

Certamente recuperare questi accumulatori è sempre meglio che smaltirli o distruggerli. In primis perché alcuni di questi sono davvero difficili da smaltire e possono essere estremamente nocivi per l’ambiente e per la nostra salute se sparsi nell’ambiente in modo incauto. In seconda istanza perché gli acidi e metalli in esse contenuti, specialmente quelli più rari e pericolosi per l'ambiente, possono essere riciclati come materie prime anche se alcune di queste sostanze richiedono procedure particolari. Per tutte le batterie, da quelle al piombo a quelle al nickel per arrivare al litio, esiste un protocollo che indica quali siano le procedure per smaltire e riciclare le batterie esauste. Spesso si punta all'estrazione e allo sfruttamento dei metalli nobili, presenti all’interno di questi pacchi ormai scarichi, per la realizzazione di nuovi pacchi batteria ma altre volte si adottano strategie un pò diverse.

Una nuova metodologia però sembra arrivare dall’Istituto svedese di studi sui metalli Swerim che, in uno studio pubblicato sul Journal of Power Sources, sembrerebbe aver trovato il modo corretto, ecologico ed economico per recuperare i metalli (come cobalto, nichel, manganese e litio) presenti all’interno delle celle delle batterie agli ioni di litio. Per i ricercatori svedesi servirebbe un inedito processo di riduzione pirometallurgico che consente di recuperare, con costi contenuti e nel rispetto dell’ambiente, i metalli presenti all’interno dell’accumulatore con rese elevate e, per giunta, in un’unica operazione. Secondo il rapporto degli scienziati svedesi, infatti, l’operazione si potrebbe attuare utilizzando infrastrutture industriali già esistenti, come per esempio i forni ad arco a corrente continua o alternata, con ovvi risparmi di investimenti per le aziende che si occuperanno del riciclo.

Lo studio ha portato alla luce come i materiali degli elettrodi potrebbero essere fusi in leghe Co-Ni-Mn; allo stesso tempo, il litio può essere concentrato e recuperato nella polvere dei fumi come Li2CO3 e LiF. Per eseguire queste operazioni, inoltre, a differenza dei processi industriali tradizionali, non vengono aggiunti materiali che formano scorie.

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