a cura di Redazione Automobilismo - 07 marzo 2019

Auto elettriche: come smaltisco le batterie?

Precise procedure vengono attuate per smaltire e riciclare le batterie esauste così da recuperare i metalli nobili e ridurre quanto più possibile l'inquinamento ambientale.
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E' ormai di dominio pubblico che le batterie delle auto elettriche vengono sostituite una volta che queste abbiano raggiunto una efficienza inferiore all'80% (vedi qui il nostro articolo). E' oltremodo di dominio pubblico però come queste batterie non vengano buttate o smaltite ma riutilizzate come accumulatori per svariati usi (vedi qui il nostro articolo). Si perché, se da un lato non sono più sufficientemente performanti per il mondo automotive, dall'altro sono ancora abbastanza capaci di funzionare come pacchi batterie per numerose situazioni in cui si renda necessario uno storage o un buffer di energia. Questa è sicuramente una buona notizia visto che, come sempre più spesso si sente dire, tanto l'estrazione dei metalli nobili per produrre questi accumulatori quanto lo smaltimento degli stessi sia sempre più fonte di preoccupazione per la salute ambientale visto l'elevato impatto sull'inquinamento ambientale che queste due pratiche causano al nostro pianeta. Cosa succede però quando anche lo sfruttamento come accumulatori finisce? Che fine fanno questi pacchi batterie quando arrivano a fine vita, cioè quando sono completamente esauste? Cerchiamo di capirlo insieme.

Certamente recuperare questi accumulatori è sempre meglio che smaltirli o distruggerli. In primis perché alcuni di questi sono davvero difficili da smaltire e possono essere estremamente nocivi per l’ambiente e per la nostra salute se sparsi nell’ambiente in modo incauto. In seconda istanza perché gli acidi e metalli in esse contenuti, specialmente quelli più rari e pericolosi per l'ambiente, possono essere riciclati come materie prime anche se alcune di queste sostanze richiedono procedure particolari. Per tutte le batterie, da quelle al piombo a quelle al nickel per arrivare al litio, esiste un protocollo che indica quali siano le procedure per smaltire e riciclare le batterie esauste. Spesso si punta all'estrazione e allo sfruttamento dei metalli nobili, presenti all’interno di questi pacchi ormai scarichi, per la realizzazione di nuovi pacchi batteria ma altre volte si adottano strategie un pò diverse.

Le batterie al piombo sono le più facili da riciclare. Il loro recupero avviene attraverso la frantumazione, la separazione dei materiali in apposite vasche e l’invio di ogni componente ad appositi impianti di trattamento. La parte liquida, ossia l’elettrolita, viene neutralizzato in un bagno di sostanze in grado di condensare le particelle più nocive solidificandole. La parte metallica è invece avviata in un forno di fusione a temperature tra 800 e 1.000°C che permette di ricavare nuovi blocchi di piombo da riavviare all’industria metallurgica. Le batterie al nichel-metallo idruro (NiMH) o Nickel e cobalto sono composte al proprio interno da una lega metallica, che funge da anodo, e dal Nichel, che funge da catodo. Queste batterie, come anche quelle più recenti agli ioni di litio, sono però di difficile recupero perché utilizzate sotto forma di sali e richiedono una tecnologia apposita per essere separati da altri metalli e ridotti ad una forma che ne consenta il riciclo. Questo processo comporta una fusione ad altissima temperatura, oltre 3.000 gradi, ottenuta tramite una tecnologia al plasma, con cui è possibile fondere e aggregare anche le più minute particelle di metallo.

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