Rimborsi spese trasferte auto: come li gestisco?

Esistono delle precise tabelle Aci che quantificano i rimborsi in base al tipo di veicolo usato, alla distanza percorsa e agli stessi importi stabiliti dall’Aci.

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Quando ci si deve spostare per impegni di lavoro specie se con la propria vettura si ha per fortuna quasi sempre a disposizione il rimborso spese per la trasferta, una sorta di risarcimento danni per le spese sostenute e per il deperimento del mezzo utilizzato. Spesso però queste trasferte partono direttamente dall’abitazione del lavoratore e non dalla sede di lavoro. In questo caso quindi come ci si deve comportare? Secondo l’articolo 51, comma 5, del Tuir, non concorrono a formare il reddito di lavoro i rimborsi chilometrici per le trasferte fuori del territorio comunale che siano idoneamente documentati. Non è necessario che il datore di lavoro rilasci un’autorizzazione scritta per la missione; i rimborsi non possono essere forfettari, ma vanno quantificati in relazione al tipo di veicolo usato, alla distanza percorsa e agli importi contenuti nelle specifiche tabelle Aci, indicatori diversi da quelle per il calcolo del fringe benefit per le auto assegnate promiscuamente. Occhio però che nel caso in cui al lavoratore venisse erogato un rimborso chilometrico di importo maggiore rispetto a quello calcolato sulla percorrenza sede di lavoro-località di missione, l’eccedenza costituirebbe reddito imponibile per il dipendente. Viceversa, se la distanza fosse minore, il rimborso sarebbe completamente esente da tassazione.

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