09 November 2012

Marchionne: sfideremo i tedeschi con Alfa e Maserati

Prima esaltato, poi detestato. Da innovatore a dirigente senza scrupoli, da riformatore a ricattatore. Non esiste “ad” tanto discusso come Sergio Marchionne, criticato da Romney, arruloto da Obama. In una lunga intervista al Corriere spiega le il nuovo polo Alfa-Maserati (il SUV si chiamerà Levante), sul futuro Lancia e il suo punto di vista sui licenziamenti....

Marchionne: sfideremo i tedeschi con alfa e maserati

 

Prima esaltato, poi detestato. Da innovatore a dirigente senza scrupoli, da riformatore a ricattatore . Non esiste “ad” tanto discusso come Sergio Marchionne, criticato da Romney, arruloto da Obama. In una lunga intervista al Corriere spiega le il nuovo polo Alfa-Maserati (il SUV si chiamerà Levante),  sul futuro Lancia e  il suo punto di vista sui licenziamenti, vi proponiamo i passaggi più interessanti…

 

Promette: pieno rilancio di tutti e cinque gli stabilimenti italiani, riassorbimento completo dei 23 mila dipendenti. L'aveva già fatto. Poi, con la crisi in Europa, sono arrivati i dubbi. Perché adesso gli scettici le dovrebbero credere?

«Ci credo. Credo nell'Italia, quella di Mario Monti, quella che vuole cambiare. Prima investo qui per andare a fare concorrenza ai tedeschi. Solo dopo manderò avanti la completa fusione Fiat-Chrysler, diciamo 2014-2015. Tutto insieme non lo posso fare e questo è un Paese complicato. Molto complicato.Ma la Fiat ha le capacità per crescere ancora e far avanzare l'Italia, ma il Paese deve creare le condizioni e il clima che consentano davvero il cambiamento. Dobbiamo giocare una partita in un mercato che non conosce il concetto dell'etica. Se non ci saranno le condizioni per giocarla, se ci saranno blocchi politici, finanziari o economici, la Fiat sposterà la sua partita da qualche altra parte».

 

Se dice che lo fa solo per responsabilità verso il Paese non le crederanno

 

«Chiariamo subito: io stesso l'ho definita una scelta "non per deboli di cuore".In Europa tre costruttori chiudono fabbriche, Ford guadagna in America ma non mette soldi qui, la Francia dà a Peugeot sette miliardi pubblici. Noi faremo da soli. Ma vede: la Fiat è un cantiere aperto, non chiude mai. Per la terza volta, con la condivisione totale di John Elkann e della famiglia, rivoltiamo l'azienda. L'abbiamo fatto nel 2004. Rifatto nel 2009, con Chrysler. Ed è stata quella la mossa, intelligente, che ci consente ora di ridisegnarla completamente, puntando ovviamente a guadagnare nonostante tutti gli scenari italiani ed europei. Oggi è grazie a Chrysler che possiamo far leva su Alfa e Maserati e andare a dare fastidio ai concorrenti dei brand premium».

 

Nuova dichiarazione di guerra ai tedeschi? L'obiettivo è ambizioso.
«Vedrete».

Il rilancio Alfa l'ha promesso altre volte, in passato. Per sua stessa ammissione ha sempre fallito.
«Se non avessi avuto le architetture e le piattaforme della Chrysler, i motori base, i 2.300 concessionari americani mi sarebbe impossibile anche adesso. Li ho. Possiamo metterci i soldi».

Quanti? Quando?
«Non l'ho detto nemmeno ai sindacati. L'annuncio di Fabbrica Italia è stato il mio più grande errore: il mercato è crollato e mi hanno impiccato sui dettagli. Ora lavoreremo in silenzio, a testa bassa, lasciando che a parlare siano i fatti. Il primo lo vedrete a gennaio, con la nuova Maserati Quattroporte».

Dunque qui, a Torino, conferma: polo dell'alta gamma Alfa-Maserati?
«Confermo. Mirafiori e Grugliasco saranno la nostra arma per sfondare anche negli Usa. E di nuovo c'entra Chrysler: il Suv della Maserati, che chiameremo Levante, lo possiamo fare perché abbiamo la piattaforma della Grand Cherokee».

Intanto cancella la Lancia. 

«No. Rimane la Ypsilon. Il resto arriverà da Chrysler».

E sui sindacati...

“E’ la  Fiom che si è divisa da sola. È incapace di adattarsi a una realtà in cui la maggioranza vuole lavorare e non farsi condizionare dalla minoranza. Non mi importano gli attacchi personali. Ma ai referendum ha vinto il lavoro. Sono quelle persone, sono i ragazzi di Pomigliano che io devo difendere. Gente che non mi ha mai mollato e che devo proteggere».

Ne manda a casa 19 per far posto agli iscritti Fiom reintegrati dal giudice. (leggi qui!)
«È totalmente coerente. La cassa integrazione è arrivata anche lì. Non c'è lavoro sufficiente, dove metto anche solo un assunto in più? Risponda la Fiom. Ma non accetto lezioni di democrazia».

Problema di sindacato?
«Problema di rappresentanza. Poi è vero che il sindacato in Italia è troppo frammentato: ma con Cisl, Uil, Fismic, Ugl condividiamo un progetto, hanno accettato di mettersi in gioco, la loro parte la fanno. Perché devono essere considerati servi di un padrone che non esiste più se non nella storia dell'Ottocento?”

Lui, dal canto suo,  farà il suo . Le tre sacche da viaggio sono lì, in un angolo dell'ufficio: sempre pronte, messe in fila una dietro l'altra. Solo le ore di volo fanno 40 giorni all'anno, e tra poco riparte di nuovo per Detroit.... 

 

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