22 October 2012

Fabbrica Pomigliano, respinto il ricorso Fiat

La Corte d'appello di Roma ha dato ragione alla Fiom sulla assunzione di 145 lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil nello stabilimento della Fiat di Pomigliano D'Arco...(Pdf ordinanza)

Fabbrica pomigliano, respinto il ricorso fiat

La Corte d'appello di Roma ha dato ragione alla Fiom sull' assunzione di 145 lavoratori iscritti al sindacato dei metalmeccanici Cgil nello stabilimento della Fiat di Pomigliano D'Arco. Lo fa sapere la Fiom. Ma la Fiat si riserva "ogni tipo di iniziativa legale di opposizione, incluso il ricorso alla Corte di Cassazione". Lo scorso 21 giugno il Tribunale di Roma aveva condannato la Fiat per discriminazioni contro la Fiom a Pomigliano disponendo che 145 lavoratori con la tessera del sindacato di Maurizio Landini venissero assunti nella fabbrica. Alla fine di maggio su 2.093 assunti da Fabbrica Italia Pomigliano nessuno risultava iscritto alla Fiom.

Ad agosto la Corte d'appello aveva giudicato "inammissibile" la richiesta della Fiat di sospendere l'ordinanza di assunzione per i 145 iscritti alla Fiom riconoscendo una discriminazione ai danni del sindacato nelle riassunzioni dei dipendenti dello stabilimento Fiat.

 

In sintesi: 

“La Corte di Appello di Roma, con ordinanza del 19 ottobre 2012, ha confermato la discriminazione collettiva nelle assunzioni di “ Fabbrica Italia Pomigliano” nei confronti dei lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil e ha ordinato alla Fiat di “cessare dal comportamento discriminatorio e di rimuoverne gli effetti”.

“La Corte ha ordinato quindi alla Fiat, per impedire il protrarsi della discriminazione, di predisporre un piano di rimozione delle discriminazioni in atto che prevede:

- entro 180 giorni un “piano di assunzione” di 126 lavoratori iscritti alla Fiom;

- entro 40 giorni l'assunzione dei 19 lavoratori iscritti che hanno presentato ricorso insieme alla Fiom. “

“La Corte ha respinto le motivazioni con le quali Fiat si era appellata contro la prima sentenza a favore dei 19 lavoratori e della Fiom emessa dal Tribunale di Roma nel luglio scorso e, in particolare, ha ribadito che:

- la Fiat ha leso sia l'interesse collettivo rappresentato dalla Fiom che l'interesse individuale dei singoli iscritti alla stessa Fiom;

- la diversità di trattamento dei lavoratori a causa della loro iscrizione a un sindacato o della loro partecipazione alla attività sindacale è illecita;

- è evidente la condotta lesiva di Fiat nei confronti di tutti i lavoratori iscritti alla Fiom.”

“La Corte ha inoltre affermato che non possono essere tra loro contrapposti il “principio di non discriminazione” e la “libertà della iniziativa economica” invocata dalla Fiat; questo perché il diritto a non essere discriminati per le proprie convinzioni personali, tra le quali la libertà di scegliere liberamente il sindacato a cui aderire, è posto a presidio della dignità umana anche nel rapporto di lavoro.”

La sentenza della Corte di Appello di Roma rappresenta un risultato per tutte le lavoratrici e i lavoratori, sostiene la Fiom, e conferma che lavoro e diritti non devono essere fra loro contrapposti e che in Italia la Fiat, condannata ripetutamente dai tribunali, deve rispettare le leggi e la Costituzione.

La Fiom chiede alla Fiat di far rientrare tutte le lavoratrici e i lavoratori non ancora assunti in Fabbrica Italia Pomigliano e si rende sin da ora disponibile a discutere degli ammortizzatori sociali utili per rendere possibile il rientro di tutti, a partire dal ricorso ai contratti di solidarietà.

 

Clicca e leggi l'intera ordinanza:

 

 

 

 

Questo invece è il commento ufficale Fiat alla sentenza della Corte d’Appello di Roma:

 

 

"La Fiat prende atto del dispositivo della sentenza della Corte d’Appello di Roma con cui respinge il suo ricorso avverso alla sentenza del Tribunale di Roma del 21 giugno scorso.
FIP di Pomigliano d’Arco in ordine alle potenziali conseguenze di tale provvedimento non può che richiamarsi a quanto dichiarato il 30 giugno scorso a commento della sentenza di primo grado.
 
Le considerazioni di allora risultano ancor più valide oggi, alla luce del fatto che l’azienda è già stata costretta a far ricorso negli ultimi mesi alla cassa integrazione per un totale di 20 giorni lavorativi, a causa della situazione del mercato automobilistico europeo. L’azienda ha avviato un accurato esame delle motivazioni della sentenza e si riserva ogni tipo di iniziativa legale di opposizione, incluso il ricorso alla Corte di Cassazione."

 

 

 

 

 

 

 

 

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