L’auto elettrica non basta per ridurre CO2

E’ quanto scritto all’interno di una lettera, rivolta ad Angela Merkel da parte di una nutrita schiera di professori ed esperti universitari in tematiche ambientali e climatiche.

E’ inutile girarci intorno ma, come più volte sottolineato anche da noi di Automobilismo, la mobilità a batteria e la transizione verso una mobilità elettrica ed elettrificata non può essere vista come la panacea a tutti i mali e come l’unica e reale soluzione ai problemi climatici, ambientali e di inquinamento. Sicuramente se ben progettata e attuata, questa trasformazione può essere un valido aiuto nel raggiungimento degli obiettivi di sostenibilità ambientale che per lo meno il Vecchio Continente si è imposto, ma non può essere vista come la cura di tutti i mali, considerando il settore dei trasporti l’unica fonte colpevole di generare sostanze inquinanti e la mobilità elettrica l’unica soluzione capace di abbattere del tutto queste sostanze nocive e inquinanti.

Proprio per questo motivo una schiera di oltre sessanta professori universitari e professionisti nel campo della sostenibilità ambientale hanno inviato una lettera alla cancelliera tedesca Angela Merkel per invitarla a una maggiore riflessione sulle emissioni e sulla mobilità, sottolineando come le auto elettriche non siano sufficienti per ridurre la quota di CO2 e migliorare di conseguenza la qualità dell’aria. A fronte di questo, infatti, il team di esperti – capeggiati dal professor Thomas Willner, dell’Università di scienze applicate di Amburgo – ha suggerito alla cancelliera tedesca di valutare anche altre tecnologie potenzialmente utili al raggiungimento degli obiettivi ambientali, come quelle relative ai biocombustibili e i carburanti sintetici.

I professori ed esperti universitari in tematiche ambientali e climatiche hanno nuovamente sottolineato come forse i politi e le istituzioni non siano ben consapevoli di quanta CO2 (anidride carbonica) venga immessa in atmosfera lungo tutto il ciclo di vita delle auto elettriche. Un problema che si fa ancora più importante più il Paese, all’interno del quale l’auto viene prodotta e utilizzata, fa uso in larga parte di combustibili fossili al posto di fonti rinnovabili sia per la produzione del modello a batteria che per generazione di energia elettrica e la ricarica degli stessi accumulatori agli ioni di litio.

In Stati come la Germania dove le centrali a carbone sono ancora ampiamente in uso, la soluzione sarebbe di ridurre il consumo elettrico anziché aumentarlo attraverso la ricarica delle auto. Insomma il passaggio alla elettromobilità se non ben progettata e attuata potrebbe persino portare a un incremento nel consumo di energia e se non a una maggiore produzione di CO2 per lo meno a un mancato raggiungimento degli obiettivi di riduzione dei gas serra negli anni a venire.

Un corretto scenario futuro che dovrebbe partire dall’utilizzo di fonti rinnovabili e dovrebbe proseguire con la progettazione di modelli compatti, di modeste dimensioni, pesi contenuti e potenze non eccessive, così da garantire autonomie chilometriche elevate e ridurre al minimo il numero di ricariche necessarie per un dato chilometraggio. Purtroppo però anche in questo la maggior parte dei costruttori sembrano aver intrapreso la strada sbagliata, proponendo in primis modelli grossi e pesanti come Suv o modelli sportivi come granturismo, supercar e hypercar che con l’ecologia delle batterie hanno ben poco a che fare.

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