Coronavirus: calano NOx e CO2 ma non il PM10

A confermarlo sono i dati dell’ARPA Veneto che sottolineano come nonostante l’emergenza da Covid-19 il Particolato nell’aria non stia diminuendo. Che l’auto non sia così colpevole dell’emissione di polveri sottili? Scopriamolo…

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Nonostante le immagini dal satellite sia della NASA che della ESA ci mostrino una Pianura Padana sempre più priva di smog e nonostante le colonnine di rilevamento della qualità dell’aria inizino a segnare cali apprezzabili nei quantitativi di Ossidi di Azoto e Anidride Carbonica nell’aria che noi tutti respiriamo, sembra proprio che l’aria dell’area padana non si sia poi ripulita così tanto come ci si sarebbe potuti aspettare. Se da un lato la quarantena forzata, lo stop a buona parte dei veicoli che normalmente circolano sulle nostre strade, la chiusura di molte aziende, fabbriche e attività produttive e il crollo nei consumi di combustibili fossili ha portato a un apprezzabile miglioramento della qualità dell’aria dal punto di vista di NOx e CO, lo stesso non si può dire per il PM10 che, invece, continua a rimanere a livelli elevati all’interno della Pianura Padana. A dircelo sono i rilevamenti delle centraline di ARPA Veneto che anche in questi ultimi giorni hanno registrato questa situazione per molti di voi sicuramente anomala.

A spiegare però il fenomeno ci ha pensato la stessa ARPA Veneto, affermando che la produzione di polveri sottili non è strettamente legata all'automobile e quindi ridurre o fermare il traffico veicolare non può determinare una drastica riduzione di questo inquinante nocivo, semmai può incidere in modo apprezzabile su altre sostanze nocive presenti nell’aria ma non su questa in particolare. Una affermazione più volta ribadita anche da noi di Automobilismo quando vi dicevamo che le problematiche relative all’inquinamento sono da ricercare anche all’interno di altri settori, sicuramente maggiormente colpevoli della emissioni di polveri sottili all’interno dell’aria che noi tutti respiriamo. L’ARPA Veneto ha poi tirato in causa un altro fattore molto importante, anche questo più volte avanzato all’interno dei nostri articoli come possibile causa dell’inquinamento specie nei periodi invernali o più freddi. Si tratta della stretta correlazione tra polveri sottili e meteo atmosferico o meglio della forte influenza che un periodo di scarse piogge, che puliscono l’aria e lavano le strade, o di scarsità di venti, che ricambiano l’aria, o ancora di forte freddo, che impone un maggiore e più prolungato utilizzo dei riscaldamenti, ha sulla produzione e lo stagnamento di polveri inquinanti e nocive nell’aria.

Se, infatti, la scorsa settimana le piogge e il vento avevano seppur in parte migliorato la situazione, favorendo la dispersione degli inquinanti e abbassando significativamente le loro concentrazioni in aria, questa settimana la stabilità atmosferica e l’assenza di venti e precipitazioni ha fatto rialzare i valori registrati di polveri sottili. A questo va aggiunto che le restrizioni alla circolazione, attuate per contenere la diffusione di Covid-19, se da n lato hanno ridotto fortemente il traffico veicolare, dall’altro lato hanno portato molte più persone a stare in casa tutto il giorno e quindi a mantenere i riscaldamenti attivi per più tempo. Detto questo se noi andiamo ad analizzare con precisione le varie fonti di inquinamento si apprende come il traffico veicolare impatti principalmente sulle emissioni di ossidi di azoto (NOx) mentre il Particolato atmosferico venga emesso principalmente dal settore del riscaldamento civile. A questo si aggiunge una parte di particolato di origine secondaria, legato alla formazione di polveri sottili in atmosfera da inquinanti primari, come gli ossidi di azoto e l’ammoniaca. È ragionevole quindi pensare che la formazione di particolato secondario si possa essere ridotta nelle ultime settimane, a causa della diminuzione di emissioni di ossidi d’azoto da traffico mentre sia rimasta sostanzialmente inalterata la componente emissiva primaria da riscaldamento civile.

Per questo motivo ad oggi non è possibile effettuare una correlazione tra la generale diminuzione di polveri occorsa negli ultimi 20 giorni e le misure di restrizione della circolazione della popolazione dovute al Coronavirus. E’ invece ragionevole pensare che le condizioni di instabilità atmosferica abbiano giocato un ruolo fondamentale nel disperdere gli inquinanti e nel tenere basse le concentrazioni di PM10. Ma quindi se il traffico veicolare non è il primo colpevole di inquinamento e se non è direttamente correlato con l’innalzamento di polveri sottili (PM10 e PM2.5) nell’aria perché accanirsi così tanto solo ed esclusivamente sul settore del trasporto privato, perché demonizzare il diesel, perché continuare ad attuare inutili blocchi del traffico, perché accanirsi con le Case auto imponendo loro obiettivi irraggiungibili? A voi le dovute conclusioni…

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