Chiudere le fabbriche italiane per Coronavirus? Solo se lo faranno anche Germania e Francia!

A dirlo è stata l’Anfia, la filiera automotive italiana, che punta a una decisione congiunta con gli altri Paesi dell’unione Europea, Germania e Francia, per scongiurare un massacro con la successiva ripresa post epidemia.

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L’Anfia, la filiera automotive italiana, non ci sta e grida forte la sua decisione di non chiudere le fabbriche italiane a meno che non vi sia un accordo preciso e congiunto con Germania e Francia che dovranno fare altrettanto. Per non non penalizzare, infatti, le possibilità di ripresa successive all'attuale crisi sanitaria scatenata dall’epidemia del Coronavirus e avendo messo in campo tutte le disposizioni governative di prevenzione e contenimento della diffusione dell’epidemia, l’importante associazione di categoria afferma che “non ci sono margini di chiusura degli impianti produttivi, se non con una decisione congiunta dei Paesi UE, in particolare Germania e Francia”.

Per la filiera automotive italiana la possibilità di sospendere la produzione per 15 giorni è attuabile unicamente se tale scelta verrà condivisa anche dal governo francese e da quello tedesco. Nello stesso tempo l’Anfia ha dichiarato di essere fortemente contraria a blocchi di tipo regionale come in Lombardia e Piemonte o in tutta l’Italia se poi il resto d’Europa rimane a pieno regime. Tale condizione porterebbe, infatti, a "danni irreparabili per la filiera produttiva automotive, andandone a intaccare pesantemente la competitività sui mercati internazionali”.

Con questo Anfia non vuole dire che non tiene alla salute dei propri dipendenti ma la scelta di chiudere tutto va ben ponderata e contrattata con gli altri Paesi della UE. “le aziende oggi sono luoghi in cui si applicano con rigore le misure di sicurezza messe in campo dal governo, ma lavoriamo anche per una ripresa che possa dare futuro ai nostri dipendenti e, con essi, alle loro famiglie”.

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