di Mirko Rovida
- 08 September 2020

F1, a Monza cadono i giganti

Mai nell’era turbo-ibrida era capitato che sul podio non fossero presenti piloti di Mercedes, Ferrari o Red Bull. Ma a Monza a trionfare è stato un eroico Gasly con l’italiana Alpha Tauri, davanti a Sainz (McLaren) e Stroll (Racing Point).

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GIORNATA STORTA PER I BIG

Rispetto a un anno fa, questa Monza è un mondo alla rovescia. A partire dalla Ferrari, grande protagonista nel 2019 con pole position e vittoria, fino ad arrivare alla Mercedes; da sempre abbonata ai fischi del podio brianzolo. Quest’anno, però, nessun araldo delle due squadre è stato in grado di conquistare i primi tre posti del Tempio della Velocità e, a sorpresa, a guastare la festa non è stata nemmeno la Red Bull di Max Verstappen.

A eliminare i sogni di gloria della Rossa ci ha pensato la SF1000 stessa; una vettura che rimane ancora carente in ogni angolo della performance e, per non farsi mancare nulla, vulnerabile anche sul fronte dell’affidabilità. Date queste premesse, è stato forse un bene che non sia arrivata al traguardo nemmeno una delle due monoposto. Anche l’inedita mancanza di pubblico, dovuta ancora alle misure restrittive anti-COVID, è da vedersi paradossalmente come un aiuto al morale della squadra. Risparmiata, da un colpo di grazia mortale che altrimenti sarebbe arrivato da parte dei Tifosi, incolpevoli spettatori del peggior risultato di sempre della Ferrari a Monza nella storia della Formula 1.

C’è da dire che, se il gruppo di Mattia Binotto non può sorridere, lo stesso vale anche per quello di Toto Wolff. La Mercedes a Monza si è vista vulnerabile per la prima volta in stagione. Ancora imprendibile nel giro secco di sabato, la W11 ha però mostrato serie difficoltà, soprattutto con Bottas, nell’adattarsi in gara alle nuove normative anti-partymode. Relegata alle spalle di monoposto del midfield, la Freccia Nera del finlandese non è mai stata in grado di rimontare ed effettuare sorpassi. A differenza di quella di Lewis Hamilton, il quale è stato costretto a una rimonta disperata dall’ultima posizione dopo la severa penalità incorsa per essere entrato in pit-lane quando non era consentito. Il sei volte campione del mondo si è dovuto rimboccare le maniche per raggiungere la settima piazza, mentre il compagno non è mai riuscito a scrollarsi di dosso una deludente quinta posizione. Un piccolo passo falso, in una stagione che finora è stata quasi perfetta.

GASLY FA RISUONARE L’INNO DI MAMELI

In condizioni normali, con Mercedes e Ferrari fuori dai giochi, ci si sarebbe aspettato un dominio totale della Red Bull di Max Verstappen. Eppure, a Monza il team di Milton Keynes è parso fiacco e sbiadito. Al di là del problema tecnico alla Power Unit che ha costretto Max Verstappen al ritiro, la Red Bull ha faticato molto e il quindicesimo posto di Albon la dice lunga sulla giornata no della squadra.

La ribalta, però, è arrivata da parte degli altri torelli; quelli dell’Alpha Tauri. Il team di Faenza è stato il più abile a gestire la bandiera rossa causata dall’incidente di Charles Leclerc e a sfruttare la penalità inflitta a Lewis Hamilton. A metà gara, così, Pierre Gasly si è trovato a condurre la corsa a parità di strategia con tutti gli avversari e con una vettura incredibilmente performante, in grado di mantenere il ritmo degli inseguitori. In una Monza deserta, davanti agli occhi sportivamente sofferenti di chi l’anno scorso non l’ha ritenuto all’altezza del suo ruolo, il giovane francese non ha commesso errori e si è preso la miglior rivincita possibile, gestendo magistralmente il proprio vantaggio su un indemoniato Carlos Sainz jr. Vincendo, in volata, il suo primo Gran Premio in carriera e facendo risuonare l’Inno di Mameli sul podio di Monza per l’Alpha Tauri; come soltanto un giovanissimo Sebastian Vettel fu in grado di fare nel 2008, quando la scuderia si chiamava ancora ‘Toro Rosso’.

Un bellissimo quadro da romanzo d’altri tempi. Quello di Pierre seduto sul gradino più alto del podio con in mano il trofeo e lo champagne. Da solo, con lo sguardo lontano, prigioniero dei suoi pensieri, libero da quell’urlo che nella vittoria ha racchiuso tutte le ansie e le umiliazioni della passata stagione. La redenzione perfetta per un pilota che, nelle difficoltà, sembra essere finalmente rinato.

Mirko Rovida

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