Coronavirus: nel 2020 crolla il traffico ma aumenta lo smog

Per l’Arpa le maggiori concentrazioni di Pm10 e i maggiori sforamenti dei limiti rispetto al 2019 sono da imputare al meteo e ai riscaldamenti domestici.

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Stando alle ultime notizie circolanti in rete sembrerebbe proprio che i numerosi lockdown che hanno caratterizzato tutto il 2020 non siano bastati a ripulire l’aria dell’aria padana e soprattutto quella che attanaglia il Piemonte. Sul sito dell’Arpa della Regione Piemonte si legge,infatti, che: "Da una prima valutazione dei dati sulle misure delle polveri PM10 misurati nell’anno appena trascorso, esclusivamente mediante gli analizzatori automatici, si rilevano generalmente valori media confrontabili con l’anno precedente, mentre risulta di norma superiore il numero di giornate oltre il limite di 35 giorni.

Stando sempre all’Arpa, che sottolinea però come la media annuale delle misurazioni risulti comunque sotto i limiti previsti dalla legge, le motivazioni di queste maggiori concentrazioni e maggiori sforamenti dei limiti sarebbe da ricercare sicuramente nel meteo cioè nella minore piovosità dell’ultimo trimestre 2020, soprattutto del mese di novembre, rispetto allo stesso periodo del 2019 ma anche nei riscaldamenti domestici perché, obbligando un maggior numero di persone a trascorrere la maggior parte del loro tempo in casa, ha portato sicuramente a un maggiore utilizzo di questo sistema di riscaldamento e di conseguenza a un maggiore fabbisogno energetico in ambito domestico.

Il lockdown legato all’emergenza Covid-19 non è stato sufficiente a compensare una meteorologia meno favorevole alla dispersione degli inquinanti, sia perché ha avuto luogo in un periodo dell’anno in cui le concentrazioni di PM10 sono già di per se poco elevate (marzo,aprile,maggio), sia perché i suoi effetti sul PM10 sono stati relativamente contenuti, come descritto nello specifico report di Arpa Piemonte. L’Arpa sottolinea poi che, anche se la media annuale delle misurazioni risulta comunque sotto i limiti previsti dalla legge, la situazione rimane critica per il valore limite giornaliero, pari a 50 µg/m3, che è stato superato più volte e in più punti diversi rispetto al 2019 per più di 35 giornate.


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