Maserati Boomerang, esercizi ai trapezi

16 ottobre 2015
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    Prefigurazione dell' automobile del futuro? Per Giugiaro, che la disegnò è soltanto un eccesso grafico, la sperimentazione è come un esercizio sospesi nel vuoto, capita di sbagliare. Eppure è circolante...(video)

    STORIA

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    È molto probabile che Automobilismo d’Epoca sia stata l’ultima testata giornalistica ad aver incontrato Giorgetto Giugiaro prima che rimettesse l’incarico di presidente onorario della “sua” Italdesign e che vendesse il rimanente 9,9% di quote al colosso Volkswagen (già azionista di maggioranza dal 2010).

    L’uscita di scena di Giorgetto, e con lui del figlio Fabrizio, è un altro brutto colpo al cuore dell’automobilismo italiano. L' Italdesign, che in quasi cinquant’anni di attività ha realizzato modelli capaci di modificare il corso dello stile su quattro ruote, è quindi tutta tedesca: un centro stile, al cui vertice è salito ora Walter de Silva, interamente dedicato ai marchi del Gruppo Volkswagen. Nella speranza che i Giugiaro si rimettano presto al lavoro, parliamo qui di un prototipo firmato Italdesign che racchiude in sé tutto l’estro, il coraggio, la follia e l’azzardo di un Giorgetto Giugiaro sempre pronto a stupire il mondo.

     



    La Maserati Boomerang “one-off”  fu presentata al Salone di Ginevra nel 1972 dopo una prima apparizione, come modello statico, all’esposizione di Torino dell’anno precedente. Nel 1974 fu venduta a un privato in Spagna. Nel 1980 passò nuovamente di mano per riapparire nel 1990 al Bagatelle Concours di Parigi. In quell’occasione la vettura incontrò il suo disegnatore (membro della giuria al rinomato Concorso d’eleganza francese) che appose la sua firma sul pannello targa posteriore. Nel 2002 fu battuta all’asta Christie’s di Parigi, dove il collezionista svizzero Albert Spiess se l’aggiudicò per 721.750 euro.

     

     

    BORA
    Realizzata sulla meccanica della Maserati Bora (telaio # 081, motore # 902), altra vettura firmata Giugiaro ma prodotta in serie, la Boomerang è spinta da un motore V8 di 4,7 litri montato in posizione centrale. La sua architettura è estrema, caratterizzata da temi trapezoidali e dall’inclinazione del parabrezza con un valore di 13°. Fa parte di un ciclo di proposte estetiche che riunisce le precedenti Manta (concept del 1968 per Bizzarrini), Iguana 33/2 (meccanica Alfa Romeo, 1969), Tapiro (prototipo del 1970 su telaio Porsche 914), e la successiva Asso di Picche (coupé quattro posti del 1973 su base Audi 80).

     


    Esercizi di stile che non sono rimasti fine a se stessi, bensì hanno contribuito alla nascita di fortunati modelli prodotti in serie: dalla già citata Maserati Bora alla Merak (1972), dalla Lotus Esprit (1972) alle più diffuse Volkswagen Passat, Scirocco e Golf. Anche l’Alfa Romeo Alfetta GT del 1974, pure disegnata da Giugiaro, può rientrare in questa famiglia di vetture dalle linee tese e moderne che hanno caratterizzato la produzione automobilistica degli anni ‘70.

    CUNEO

    Maserati Boomerang è l’esasperazione delle linee tese. Il frontale a cuneo vuole essere espressione di velocità e penetrazione aerodinamica (benché gli spigoli vivi siano i nemici numero uno del Cx); la linea di cintura è orizzontale (così come il tetto) e divide in due parti il finestrino laterale; la coda scende in linea retta quasi in simmetria con il parabrezza, ma termina con un taglio netto verticale ammorbidito dalla curvatura del paraurti che accorcia lo sbalzo. Nella vista in pianta si può notare la ricorrente forma trapezoidale del cofano anteriore (sul quale spicca il Tridente Maserati), dell’ampio parabrezza e del cofano del vano motore.

     

     

     



    Le ampie superfici vetrate alleggeriscono la massa così geometrica della Boomerang, ma soprattutto mettono in risalto un abitacolo quasi avveniristico. Dalla console nasce un piantone dello sterzo enorme, sul quale si intuisce la presenza di un volante insolito. In pratica c’è solo la corona, che fuoriesce dal piantone di una decina di centimetri. Al centro è riunita la strumentazione formata da elementi circolari e da alcuni interruttori: tutto è sotto il controllo diretto del guidatore per una perfetta visibilità. Sul tunnel centrale sono invece raggruppati i comandi secondari, come quelli della climatizzazione.

     



    I sedili sono come scolpiti sul piano inclinato che divide l’abitacolo dal vano motore. Le porte sono incernierate anteriormente ed è la sola porzione inferiore del finestrino a poter discendere elettricamente. Tutti gli altri vetri sono fissi. Avremmo voluto interpellare Giorgetto Giugiaro su questa sua creatura, ma dopo la cessione delle ultime quote azionarie a Volkswagen, si è reso irreperibile (salvo farsi vivo con una pagina sul Corriere della Sera, nella quale qualcuno ha visto un intento polemico). Dobbiamo accontentarci di un suo commento pubblicato su un catalogo Italdesign di qualche anno fa: «Nella ricerca del nuovo -diceva Giugiaro- corri il rischio di percorrere strade sbagliate. Lo spingersi verso forme sempre più grafiche arriva qui all’eccesso: la Boomerang può piacere come forma ma è un controsenso dal punto di vista aerodinamico, quasi una degenerazione delle forme squadrate. Aveva un senso di provocazione quando è nata, oggi è semplicemente un bel pezzo da museo, null’altro».

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