PROVE: Range Rover Evoque Convertible TD4, opinion leader

31 agosto 2016
Fabio Suvero
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    Da quando è uscita, la Evoque ha indirizzato il mercato delle crossover, ora la versione scoperta inaugura con coraggio un nuovo filone. Unica nel suo genere, resta fedele alla capote in tela e non rinuncia alla trazione integrale

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    Con la sua linea audace la Evoque si è subito imposta nel mercato e rimane una delle sport utility più ambite del segmento, ancora oggi, a circa 5 anni dal lancio e dopo un leggerissimo restyling che coincide con il debutto del motore 2 litri turbodiesel Ingenium proposto nella varianti da 150 a 180 Cv. Finora la gamma prevedeva le versioni coupé e 5 porte, oggi si aggiunge la Convertible, una proposta fuori dal coro a sottolineare quanto il management del Gruppo Land Rover/Jaguar sia incline all’innovazione.

    Nasce così un prodotto destinato a far breccia nel cuore di chi ama distinguersi, ma anche una vettura fruibile senza troppi disagi nel quotidiano. Certo, il bagagliaio non brilla per capienza e la visibilità posteriore è quel che è, ma volete mettere il gusto di aprire la capote (anche in movimento) e godersi la guida a cielo aperto?


    UNICA
    E’ una  vettura unica la Evoque Convertible, potrà piacere o meno, ma di sicuro farà discutere e verrà apprezzata da una fascia di mercato stanca delle solite proposte, spesso fin troppo anonime e simili tra loro. Pur essendo molto sfiziosa, la Convertible non trascura tuttavia gli aspetti legati alla funzionalità che una sport utility deve necessariamente considerare, con gli unici punti deboli rappresentati dall’area di accesso al vano bagagli poco estesa e della visibilità posteriore penalizzata dagli ampi montanti laterali della capote in tela.

    Per il resto solo conferme, a partire dalla posizione di guida sportiva che consente di sentirsi immediatamente a proprio agio, passando per la qualità evidente anche nei punti più nascosti dell’abitacolo, ma senza trascurare la razionalità con cui sono disposti i comandi lungo la plancia e la funzionalità di un sistema di infotainment a sfioramento che integra un’infinità di funzioni. Il tetto in tela è perfettamente isolato, si può azionare anche in movimento fino a 48 km/h e richiede 18 secondi per aprirsi, che diventano 21 in fase di chiusura.

    Non farà certo gridare al miracolo, ma la capienza di 251 litri del vano bagagli resta invariata sia a capote aperta sia chiusa, mentre tra gli optional figura il passaggio per gli sci per accogliere gli oggetti più lunghi. La difficoltà nel percepire gli ingombri della coda in retromarcia è risolta dalla telecamera offerta di serie, mentre l’accessibilità posteriore, inevitabilmente penalizzata dalle due sole porte, è parzialmente agevolata dai sedili scorrevoli elettricamente in avanti servendosi dei comandi nella parte superiore degli schienali.

    TECNICA

    Rispetto alla coupé da cui deriva, la Evoque Convertible presenta una serie di rinforzi nel sottoscocca per sopperire alla mancanza del tetto come elemento strutturale e non compromettere di conseguenza la rigidezza della scocca, adotta montanti del parabrezza rinforzati per garantire un’adeguata sicurezza anche in caso di ribaltamento, situazione in cui si attivano i roll-bar posteriori in alluminio che fuoriescono automaticamente in un tempo di 90 millisecondi.

    L’assenza dei montanti laterali ha imposto lo spostamento degli air bag nei sedili, con quelli anteriori che includono elementi a protezione di testa e torace per svolgere la testa funzione di quelli singoli per testa e torace della coupé. La versione scoperta ha affrontato gli stessi crash test di quella chiusa per garantirne i medesimi standard di sicurezza, superando anche l’impatto frontale con barriera disassata deformabile fino a 64 km/h, impatti laterali contro un palo a 48 km/h e urti posteriori a 89 km/h.

    Come nel caso delle altre versioni, la Convertible adotta il nuovo quattro cilindri di due litri della serie Ingenium che, essendo interamente in alluminio, pesa circa 30 kg in meno rispetto alla precedente unità di 2,2 litri. Dotato di fasatura variabile e turbina a geometria variabile, è omologato Euro 6 ed è associato al sistema di trazione integrale con giunto centrale Haldex a controllo elettronico che distribuisce automaticamente la coppia tra i due assi per garantire la massima trazione anche sui fondi più insidiosi.

    I sistemi di sicurezza ora includono il mantenimento della carreggiata, il sistema di frenatura di emergenza in caso di distrazione del guidatore con potenziale impatto con il veicolo che precede e quello di rilevazione della stanchezza del guidatore, che in caso di attivazione emette vibrazioni sul volante e segnalazioni acustiche.

    SU STRADA

    Il comportamento della Convertible non si discosta molto da quello della versione chiusa nonostante una differenza di peso rilevata dal nostro Centro Prove di 170,5 kg. Guidare le Evoque significa quindi apprezzare una vettura che non disdegna affatto i tracciati più tortuosi, dove esibisce inserimenti in traiettoria pronti e un'apprezzabile reattività nei cambi di direzione, il tutto accompagnato da reazioni talmente composte da non causare mai alcun genere di disagio.

    Al limite si avverte solo un progressivo sottosterzo accompagnato da una discreta quantità di rollio, ma la sicurezza di marcia è sempre garantita, anche grazie all’efficienza di un impianto frenante dimensionato per gestire senza problemi una massa superiore ai 2.000 kg (63,7 metri rilevati da 130 km/h contro i 63,1 metri della versione a 5 porte provata a febbraio).

    Anche il motore 2 litri a gasolio non sfigura affatto sotto il cofano di una sport utility “modaiola”, sia per una rumorosità soffusa che non disturba neppure viaggiando a cielo aperto, sia per la sostanziosa dose di coppia che contrasta sempre a dovere il considerevole peso.

    Se non fosse per un lieve ritardo di risposta avvertibile soprattutto nelle ripartenze, questo motore meriterebbe proprio la lode, a maggior ragione perché associato ad un cambio automatico a 9 marce che rappresenta uno dei tanti punti di forza di una vettura davvero molto riuscita.

    I rapporti sono infatti talmente ben scalati da far “lavorare” sempre il motore nella fascia più redditizia della curva di potenza, in aggiunta alla nona marcia lunghissima (a 130 km/h si viaggia addirittura sotto i 2.000 giri) che abbatte il regime di rotazione del motore a favore di confort di marcia e consumi.

    Il primo non è affatto compromesso dalla capote in tela, che filtra a dovere il rumore proveniente dall’esterno anche alle velocità più alte, mentre la percorrenza di 11,9 km/ litro rilevata marciando intorno ai 130 km/h risulta più che accettabile per una sport utility da 180 cavalli.

    Che soddisfa in accelerazione, come confermato dai 10,254 secondi rilevati nello 0-100 km/h (9,050” per la 5 porte equipaggiata con lo stesso motore), ma anche sul fronte della velocità massima, dove i 195,2 km/h migliorano di un’incollatura i 194,9 km/ della versione chiusa.

    La piacevolezza di guida tipica della Evoque si “paga” con sospensioni dalla risposta piuttosto brusca sulle sconnessioni più accentuate, ma non al punto di compromettere un confort di marcia che non si discosta molto da quello riscontrato in occasione della prova della versione chiusa.

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