Autobianchi A112 Abarth “Trofeo"

17 luglio 2016
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    Una scuola che ha fatto epoca. Costi contenuti, l’appoggio del Gruppo Fiat, le gare del Campionato italiano, una macchina piccola ma valida...

    INIZI

    Località come Varzi, Bobbio o il Passo del Penice (rispettivamente nell’Oltrepo Pavese e sulle colline piacentine, confine naturale tra Lombardia ed Emilia Romagna) non possono certo lasciare indifferenti i più ferrati in materia rallistica. Queste bellissime strade sono state teatro delle sfide più entusiasmanti sulle prove speciali del Rally 4 Regioni, soprattutto negli anni Settanta e Ottanta. Quale miglior occasione, quindi, per tornare in questi luoghi con un’auto che di chilometri nei rally ne ha macinati a migliaia? Stiamo parlando della piccola e scatenata Autobianchi A112 Abarth nel particolare allestimento “Trofeo”. L’esemplare che abbiamo fotografato appartenne ad Angelo Riccomini, che si cimentò nell’agguerrito monomarca proprio nell’anno della prima edizione: il 1977.

    Non è un caso che le foto nella gallery siano state realizzate proprio su queste strade, perché il “4 Regioni” è sempre stato uno dei più gettonati da parte dei “trofeisti”: nell’edizione 1980 le A112 modificate dallo Scorpione erano ben 68. Numeri da capogiro. Come quelli che può sommare il Campionato A112 Abarth 70 HP in otto anni di attività, dal 1977 al 1984. Nella sola prima stagione, infatti, il monomarca si è disputato su 15 gare per oltre 6.000 km percorsi in giro per l’Italia, con 117 equipaggi che, alla fine del 1984, erano diventati quasi 3.000. Tutti a darsi battaglia nelle 85 gare che hanno composto i calendari dei vari anni.

    Difficile stabilire quanti esemplari di A112 “Trofeo” siano stati allestiti, ma dalla scarsa documentazione ufficiale dell’epoca pare che nei primi cinque anni l’Abarth vendette oltre 400 kit di allestimento. È quindi probabile che al termine delle ostilità le A112 Abarth utilizzate nel monomarca possano essere state anche più di 600. Di queste non ne sono sopravvissute molte, vuoi per l’uso estremo che hanno dovuto subire (i rally dell’epoca non erano certo passeggiate), vuoi per i frequenti incidenti di gara. Anche l’esemplare di Riccomini non era messo bene prima del meticoloso restauro effettuato dal piacentino Giacomo Corbellini: praticamente cannibalizzata e con ancora i segni evidenti di una gran botta…

    FIORIO

    Le prime anticipazioni sulla nascita del Campionato A112 Abarth 70 HP iniziarono a circolare in occasione del Rally di Sanremo 1976. In fondo tutti se l’aspettavano, ma erano già passati quattro anni dal lancio della prima versione Abarth 58 HP (1972) e quasi due dal potenziamento a 70 HP avvenuto nel 1975, ma nulla era ancora stato fatto per promuovere l’uso sportivo della piccola Autobianchi. Ed ecco che, meglio tardi che mai, la Lancia decise di scommettere su un’idea che nessuno fino a quel momento aveva ancora messo in pratica nei rally. Trofei monomarca promozionali, infatti, erano già una realtà in pista con le varie Formula Italia, Ford e Renault. Le intenzioni della Lancia nel pensare il Campionato A112 Abarth 70 HP -oltre ai risvolti promozionali dell’operazione furono quelle di ridurre il più possibile i costi elevati per la gestione di una vettura da corsa, dalla sua preparazione all’assistenza in gara e a tutti gli annessi e connessi.

    Si rivelò subito una politica giusta, tanto che moltissimi giovani piloti riuscirono a mettersi in luce e ad emergere utilizzando l’utilitaria marchiata Abarth e allestita con pochissime modifiche: un’auto strettamente di serie con l’obbligo del montaggio di un kit di accessori ed elementi di sicurezza venduto ad un costo molto basso. “Con il crescere dei costi la partecipazione ai Rally sta diventando sempre più difficile per molti appassionati -spiegò all’epoca il deus ex-machina delle attività sportive Lancia, Cesare Fiorio- e tende a trasformarsi in un fatto di èlite anche economica, per cui non è facile individuare i nuovi talenti. Chi può permettersi di mantenere una vettura ultra potente e super preparata ha già in partenza maggiori possibilità sugli avversari. Con la nostra formula cerchiamo di aggirare l’ostacolo, perché le A112 Abarth 70 HP che partecipano al Trofeo sono vetture strettamente di serie con le poche modifiche permesse dal Gruppo 1 e quindi uguali negli allestimenti e nella preparazione.” Il regolamento del Campionato A112 Abarth 70 HP deliberato nel 1977 prevede pertanto l’acquisto del kit che comprende gli accessori fondamentali: il roll-bar a gabbia, le cinture di sicurezza a 4 punti, l’impianto completo di estinzione, la protezione sottocoppa dell’olio, i proiettori supplementari, le candele Magneti Marelli L 78 P, leve comando esterno del cambio, 15 serie di pastiglie FrenDo da competizione, 5 litri di Olio Fiat VS Corse. Ci sono poi altri particolari acquistabili come optional: la protezione del serbatoio in vetroresina, colonnette e dadi ruota, cartucce degli ammortizzatori, staffe, tiranti, interruttore e relais per i fari supplementari.

    Oltre a ciò, sulle vetture sono ammesse soltanto le modifiche previste per il Gr. 1 Turismo di Serie con alcune deroghe: il raccordo dell’orifizio di aspirazione sulla testa con il condotto di aspirazione del coperchio; riparazione o rinforzi della scocca mediante saldatura e apporto di materiale come deliberato dalla CSAI (Commissione Sportiva Automobilistica Italiana); applicazione di una traversa di rinforzo del tipo Abarth imbullonata sui duomi degli ammortizzatori anteriori; eliminazione del portaoggetti posteriore; sostituzione della barra stabilizzatrice sulla scocca con i supporti previsti per il modello Fiat 127 Sport; rinforzo impianto di scarico mediante attacchi supplementari e saldature.

    CONCOMITANZA
    Concomitanza Il Trofeo si disputa in concomitanza con il Campionato italiano. L’unica differenza rispetto alla categoria maggiora è la brevità del percorso, ridotto a circa 500 km. Ma c’è comunque la possibilità di misurarsi con gli assi del Rally sulle stesse prove speciali. In questo modo i neopiloti acquisiscono un’esperienza preziosa per la loro attività futura. “Come le monoformule adottate a scopo didattico e propagandistico in pista sono state capaci di formare autentici campioni -sono ancora parole di Fiorio- così il Campionato A112 potrà addestrare una nuova generazione di piloti Rally. In sostanza, questo Campionato rappresenta un ottimo biglietto da visita per un equipaggio e un eccellente trampolino di lancio”. Quella dei trofei monomarca diventerà ben presto una tradizione del rallismo italiano.

    Concluso il ciclo delle A112 Abarth si passerà infatti alla Fiat Uno 70, non moltto brillante, poi alla versione Turbo, più potente ma troppo complessa, infine alla nuova Cinquecento, la prima con un kit sul motore 903 cc, la seconda con un kit sul motore 1100. Subentreranno poi la Seicento e la Stilo. Avventure mondiali Quando il Campionato A112 Abarth era ancora in embrione, nell’edizione 1976 del Rallye di Monte-Carlo (il rally dei rally) si presentarono al via ben 14 esemplari di A112. Nove di questi furono schierati dall’importatore francese di Lancia e Autobianchi André Chardonnet. Tutti in configurazione Gr. 1 (l’omologazione FIA per la A112 Abarth 70 HP è del 1° ottobre 1975), cinque affidati a equipaggi femminili e quattro a quelli maschili. Ci furono poi le due vetture ufficiali (in livrea giallo-blu Olio Fiat) con Alcide Paganelli e Ninni Russo (ritirati nella prima prova speciale) e con Giorgio Pianta e Roberto Colucci (figlio del tecnico Abarth Mario Colucci) che conclusero con un buon 24° posto assoluto. La spedizione di Chardonnet si ripeterà nel 1977, questa volta con quattro A112 Abarth in allestimento Gr. 2 e livrea blu Francia-nero. Claude Laurent finirà al 19° posto assoluto e l’astro nascente Michéle Mouton al 24°. Jean-Pierre Malcher 20° e Pierre Pagani 61°. Altre apparizioni (anzi, vere e proprie spedizioni o missioni) delle A112 Abarth in occasione di rally iridati sono quelle del 1979 al Rally RAC inglese con nove equipaggi supportati dall’assistenza Abarth, del 1980 all’Acropolis Rally in Grecia con tre vetture e del 1982 al 1000 Laghi in Finlandia con altre sei auto.

    BASAMENTO SPECIFICO
    Seguendo alla perfezione la tradizione Abarth nella produzione di vetture piccole e potenti, anche la Autobianchi A112 passa nelle officine di corso Marche per una bella operazione chirurgica. I primi esperimenti si possono vedere in un prototipo esposto a Torino nel 1970 al salone di auto da competizione. Monta il motore della Fiat Abarth 1000 TCR, dotato di testa radiale ma con carburatori Weber verticali, e l’allestimento adotta parafanghi supplementari rossi su scocca bianca. Questa vettura non ha sviluppi di produzione, ma crea il presupposto per quella di serie. Il motore di 982 cc rimpiazza quello di 903 cc della versione normale ed eroga 58 CV contro i 47 della base. L’inizio della produzione è datato 1° giugno 1972. Di serie, l’alimentazione è affidata ad un carburatore Weber 32 DMTR, a doppio corpo ad apertura differenziata. Il cambio resta a 4 marce con un ponte leggermente più lungo (13/58 al posto di 13/61). Per le vetture normali esce anche un kit Abarth con coperchio punterie integrato nel collettore di aspirazione, una soluzione che sarà poi ripresa per la versione che permette di aumentare la sezione di ingresso Il motore, tipo 100G, è quello della vecchia Fiat 600, con condotto di aspirazione fuso nella testata e carburatore montato sulla stessa con l’interposizione di un distanziale.

    Dal successo della Autobianchi A112 Abarth 58 HP nasce la richiesta di una versione potenziata, e qui il lavoro si fa arduo. Il povero basamento di serie è arrivato al massimo delle sue possibilità. Se si vuole salire ancora occorre un basamento specifico, con le canne distanziate. Si arriva a sfiorare i 1.100 cc, soluzione interessante per la classe FIA di 1.150 di cilindrata, ma alcuni problemi di affidabilità consigliano di contenerne la cilindrata a 1.050 cc. La produzione inizia nel novembre 1974 e i esemplari richiesti per l’omologazione sono realizzati entro il 31 luglio 1975. Dal 1980 è omologato anche il cambio a 5 marce, che sul mercato già presente come un kit di aftermarket realizzato da Osella. Per il montaggio in serie l’applicazione richiede la modifica del longherone destro, offre ad Abarth la possibilità di suggerire una versione con il gruppo motopropulsore di origine 1300. Ne nasce un prototipo, ma non avrà seguito.

    QUELLA VOLTA AL BARUM…
    Il milanese Angelo Riccomini, classe 1948, è stato sempre fedele alla Autobianchi A112. “Ho iniziato a correre nei Rally nel 1971 con la versione base, la Elegant mi sembra -ricorda oggi- poi sono passato alla Abarth 58 HP. Quando è nato il Trofeo ho preso la versione 70 HP (quella del nostro servizio, ndr) e mi sono buttato nella mischia. Non ho fatto tante gare: al Ciocco, primo rally del Campionato, sono arrivato decimo ma ero quinto: negli ultimi trasferimenti ho trovato una nebbia bestiale che mi ha fatto perdere un sacco di tempo. Poi sono andato in Sicilia e ho sbattuto. Poi all’Elba e ho sbattuto di nuovo. Poi il clima si è un po’ guastato a causa di un episodio che mi ha fatto rammaricare. Il regolamento, alla voce verifiche, diceva che in caso di irregolarità il pilota poteva perdere titolo e premi: il verbo ‘potere’ dava adito ad interpretazioni ed azioni non sempre omogenee. Come accaduto con Bettega, trovato irregolare in Sicilia (se non ricordo male) ma non escluso”.

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