Cadillac CTS Sport Luxury 3.2 V6

5 novembre 2003
Cadillac CTS Sport Luxury 3.2 V6
Cadillac CTS

Introduzione


Dimensioni esterne non esagerate ed un comportamento su strada dal sapore più europeo che americano caratterizzano questa sei cilindri "firmata" dal marchio di lusso del gruppo General Motors.


 

N ell’ immaginario collettivo europeo il nome Cadillac equivale a macchinona americana; dimensioni sovrabbondanti, cromature e finto legno, consumo di benzina degno di un 747 in fase di decollo e comportamentoi su strada non proprio sportivo. Poi ci si siede al volante di questa nuova “Caddy”, si inizia a guidarla, la si usa nel traffico e nelle strade di tutti i giorni e si comincia a cambiare idea.



D iciamola tutta; dimensioni a parte e prescindendo dal sound piacevole, morbido e aggressivo del robusto V6 da 3,2 litri che sta sotto il cofano, ci si potrebbe anche sentire su una Opel Vectra ipertrofica. Questa nuova CTS è una Cadillac con il visto per l’ Europa, soprattutto per l’ aspetto esterno più proporzionato e per il suo comportamento dinamico, sicuro e addirittura piacevole.


Dimensioni esterne non esagerate ed un comportamento su strada dal sapore più europeo che americano caratterizzano questa sei cilindri "firmata" dal marchio di lusso del gruppo General Motors.

 

N ell’ immaginario collettivo europeo il nome Cadillac equivale a macchinona americana; dimensioni sovrabbondanti, cromature e finto legno, consumo di benzina degno di un 747 in fase di decollo e comportamentoi su strada non proprio sportivo. Poi ci si siede al volante di questa nuova “Caddy”, si inizia a guidarla, la si usa nel traffico e nelle strade di tutti i giorni e si comincia a cambiare idea.



D iciamola tutta; dimensioni a parte e prescindendo dal sound piacevole, morbido e aggressivo del robusto V6 da 3,2 litri che sta sotto il cofano, ci si potrebbe anche sentire su una Opel Vectra ipertrofica. Questa nuova CTS è una Cadillac con il visto per l’ Europa, soprattutto per l’ aspetto esterno più proporzionato e per il suo comportamento dinamico, sicuro e addirittura piacevole.

Linea



Le dimensioni esterne della CTS sono molto più a misura di Corso Buenos Aires a Milano (o via Veneto a Roma o Corso Vittorio Emanuele a Torino, fate voi) che di Fifth Avenue newyorkese, 4 metri e 82 di lunghezza per poco meno di 1 e 80 d’ altezza non sono esattamente cifre da citycar, ma fanno della Cadillac una berlina più compatta di una Thesis o di una Volvo S80. A questo corpo vettura non sovrabbondante corrisponde un motore corposo ma non esagerato: 6 cilindri a V longitudinale, 3.175 cc, 218 cavalli, più o meno come una BMW 530i o una Mercedes E 320. Sul fronte delle cifre, la CTS si presenta assolutamente più da europea che da americana.



Un’ ; impostazione confermata dal design della carrozzeria e degli interni; un aspetto complessivo massiccio, con le spigolature dei parafanghi anteriori e posteriori che definiscono la linea di cintura alta, che fa molto made in Germany ultima generazione. A riprendere alcuni stilemi cari agli americani provvedono gli scudi paracolpi anteriore e posteriore, dal design leggermente appuntito che evocano, giusto per non cambiare marca, i rostri e la mascherina a prova di autoblindo delle Cadillac Eldorado degli anni 60.



Le dimensioni esterne della CTS sono molto più a misura di Corso Buenos Aires a Milano (o via Veneto a Roma o Corso Vittorio Emanuele a Torino, fate voi) che di Fifth Avenue newyorkese, 4 metri e 82 di lunghezza per poco meno di 1 e 80 d’ altezza non sono esattamente cifre da citycar, ma fanno della Cadillac una berlina più compatta di una Thesis o di una Volvo S80. A questo corpo vettura non sovrabbondante corrisponde un motore corposo ma non esagerato: 6 cilindri a V longitudinale, 3.175 cc, 218 cavalli, più o meno come una BMW 530i o una Mercedes E 320. Sul fronte delle cifre, la CTS si presenta assolutamente più da europea che da americana.



Un’ ; impostazione confermata dal design della carrozzeria e degli interni; un aspetto complessivo massiccio, con le spigolature dei parafanghi anteriori e posteriori che definiscono la linea di cintura alta, che fa molto made in Germany ultima generazione. A riprendere alcuni stilemi cari agli americani provvedono gli scudi paracolpi anteriore e posteriore, dal design leggermente appuntito che evocano, giusto per non cambiare marca, i rostri e la mascherina a prova di autoblindo delle Cadillac Eldorado degli anni 60.

Interni



Anche dentro l’ abitacolo, un rigore teutonico fatto di linee tese ed angolate vince sulla classica opulenza a stelle e strisce. In realtà, tutto l’ insieme emana una sensazione di sostanza e di robustezza generale assolutamente rassicurante.





Di scuola americana non c’e’ poi molto; la campanella che suona a distesa se, una volta inserita la chiave nel quadro, non ci si precipita a chiudere la porta-accendere le luci-allacciare le cinture; la sicurezza delle porte che scatta automaticamente non appena le ruote hanno fatto mezzo giro (chi ha provato a uscire a mezzanotte da un ristorante di Detroit sa quanto sia importante viaggiare blindati).



Un appunto può essere mosso agli spazi interni, non proprio abbondanti rispetto alle dimensioni esterne della carrozzeria. L’ abitacolo è più adatto a quattro persone che a cinque e lo spazio disponibile per le gambe di chi siede dietro si riduce visibilmente se chi sta davanti arretra il sedile oltre la metà della corsa utile.



Il vano bagagli offre una capacità  di carico pari a 420 litri, non proprio il record di categoria, anche se, reclinando i sedili posteriori, è possibile ricavare dello spazio in più per oggetti particolarmente ingombranti.



Anche dentro l’ abitacolo, un rigore teutonico fatto di linee tese ed angolate vince sulla classica opulenza a stelle e strisce. In realtà, tutto l’ insieme emana una sensazione di sostanza e di robustezza generale assolutamente rassicurante.





Di scuola americana non c’e’ poi molto; la campanella che suona a distesa se, una volta inserita la chiave nel quadro, non ci si precipita a chiudere la porta-accendere le luci-allacciare le cinture; la sicurezza delle porte che scatta automaticamente non appena le ruote hanno fatto mezzo giro (chi ha provato a uscire a mezzanotte da un ristorante di Detroit sa quanto sia importante viaggiare blindati).



Un appunto può essere mosso agli spazi interni, non proprio abbondanti rispetto alle dimensioni esterne della carrozzeria. L’ abitacolo è più adatto a quattro persone che a cinque e lo spazio disponibile per le gambe di chi siede dietro si riduce visibilmente se chi sta davanti arretra il sedile oltre la metà della corsa utile.



Il vano bagagli offre una capacità  di carico pari a 420 litri, non proprio il record di categoria, anche se, reclinando i sedili posteriori, è possibile ricavare dello spazio in più per oggetti particolarmente ingombranti.

Su strada


In autostrada, terreno su cui la Cadillac CTS sfodera una precisione di guida di prim’ ordine ed un comfort complessivo decisamente elevato, la berlina americana offre consumi tutt’ altro che elevati se si marcia a velocità costanti e attorno ai 130 Km/h.

Piac evole la progressione del sei cilindri quando si lascia il casello, sottolineata da un ringhio aggressivo ma mai fastidioso che lascia posto, a velocità costante, a un rumore più sommesso e rassicurante. Il cambio automatico risponde bene al colpo d’ acceleratore ed è capace di assicurare riprese vigorose anche quando si desidera un attimo di “boost” per concludere in fretta un sorpasso.



Anch e sui terreni più ricchi di curve e di variazioni, la CTS si comporta decisamente bene, con una bella prontezza nelle reazioni ed un corretto assorbimento e smorzamento della asperità da parte delle sospensioni.




Sul piano del comportamento dinamico, la Cadillac CTS sembra davvero aver poco di americano nel proprio DNA; evidentemente il lavoro di messa a punto di assetto e freni , condotto in Europa con lunghe sedute di collaudo sul tracciato del vecchio Nurburgring, ha dato i suoi frutti.
In autostrada, terreno su cui la Cadillac CTS sfodera una precisione di guida di prim’ ordine ed un comfort complessivo decisamente elevato, la berlina americana offre consumi tutt’ altro che elevati se si marcia a velocità costanti e attorno ai 130 Km/h.

Piac evole la progressione del sei cilindri quando si lascia il casello, sottolineata da un ringhio aggressivo ma mai fastidioso che lascia posto, a velocità costante, a un rumore più sommesso e rassicurante. Il cambio automatico risponde bene al colpo d’ acceleratore ed è capace di assicurare riprese vigorose anche quando si desidera un attimo di “boost” per concludere in fretta un sorpasso.



Anch e sui terreni più ricchi di curve e di variazioni, la CTS si comporta decisamente bene, con una bella prontezza nelle reazioni ed un corretto assorbimento e smorzamento della asperità da parte delle sospensioni.




Sul piano del comportamento dinamico, la Cadillac CTS sembra davvero aver poco di americano nel proprio DNA; evidentemente il lavoro di messa a punto di assetto e freni , condotto in Europa con lunghe sedute di collaudo sul tracciato del vecchio Nurburgring, ha dato i suoi frutti.

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