Predator, una e trina

16 maggio 2015
Eugenio Mosca
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    Dall’incontro tra un costruttore di monoposto, Predator’s, e uno di barche sportive e di prestigio, Tullio Abbate, è nato il prototipo di una berlinetta stradale che promette grande divertimento ma anche la possibilità di una mobilità

    Predator, una e trina

    Domenica scorsa, in occasione del “Tullio Abbate Day”, l’ormai tradizionale giornata di festa in cui il Costruttore comasco riunisce presso i propri cantieri, nella splendida cornice del Lago di Como in località Mezzegra, clienti e amici a cui presenta i nuovi modelli delle prestigiose barche, l’ex campione di motonautica ha riservato loro un’ulteriore sorpresa. A quattro ruote! Al centro dei cantieri, infatti, facevano bella mostra due automobili: una già conosciuta, la monoposto Predator’s PC010 di cui abbiamo presentatio la prova due anni fa su Automobilsmo, ma l’altra all’assoluto debutto in società. Si tratta della Predator’s PC011/Tullio Abbate, l’ultima idea del vulcanico motonauta. Ma la cosa non deve stupire più di tanto perché il legame di passione tra Tullio Abbate e il mondo delle automobili è di vecchia data. Infatti fu proprio lui negli anni Ottanta a riunire sul Lago di Como i più celebrati campioni di F. 1 (tra cui Gilles Villeneuve, Ayrton Senna, Niki Lauda, Didier Pironi, Alain Prost) dando vita a indimenticabili sfide a bordo delle sue barche. E più o meno nello stesso periodo aveva realizzato una “special” derivata da un buggy.

     

    Sportiva “pulita”

    Adesso, però, si tratta di qualcosa di più complesso e coinvolgente. Innanzitutto costruire una vettura completa: la parte meccanica, con telaio tubolare, realizzata dalla Predator’s di Corrado Cusi mentre la carrozzeria, disegnata da Domenico Parrotta (Pado Design), viene modellata nei cantieri Tullio Abbate. Peraltro non una vettura qualunque ma una berlinetta sportiva stradale equipaggiata con due motori, uno motociclistico Suzuki GSX-R 1000 da 185 cv e uno elettrico da 35 kW. Quindi, una vettura che potrà essere utilizzata in tre modalità: solo propulsione elettrica, attualmente con una autonomia di 30 km per circolare nelle aree urbane a traffico limitato, solo con il motore termico oppure in modalità ibrida con i motori che lavorano in parallelo. Attualmente la “PC011TA”, questa la denominazione ufficiale del progetto, per limitare i costi monta “normali” batterie al piombo e ha un’autonomia di 30 km, che potrebbe certamente migliorare con batterie al litio, mentre con il motore termico la vettura vanta prestazioni brillanti, dato il favorevole rapporto peso-potenza (3.2 kg/cv) perché nonostante il peso delle batterie la vettura è rimasta sotto i 600 kg, e ottima maneggevolezza. La Predator’s PC011/Tullio Abbate, infatti, è stata già testata in pista e a breve saranno svolti i primi test anche su strada. Attualmente la vettura è ancora allo stato prototipale, per verificare la funzionalità dei vari elementi meccanici e della carrozzeria. In questa prima fase il progetto prevede che l’accesso all’abitacolo avvenga sollevando interamente il modulo di copertura dello stesso, che peraltro dovrebbe avere la parte superiore del tettuccio asportabile per ottenere una versione “targa”. Date la doppia anima della “PC011TA”, sportiva e “pulita”, è facile ipotizzare che ne vengano realizzate due versioni: una più spartana votata al divertimento, pensando a frequenti “scappatelle” in pista, e l’altra più confortevole per un utilizzo più urbano. Tra poco, su Automobilismo, ne sapremo di più. 

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