a cura di Redazione Automobilismo - 09 ottobre 2019

V2G (Vehicle to Grid): in Italia a che punto siamo?

La sperimentazione procede seppur a piccoli passi per cercare di risolvere a priori tutte le piccole problematiche che ancor’oggi affliggono questa interessante, utile e allo stesso tempo acerba tecnologia.

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La tecnologia V2G o per meglio dire Vehicle to Grid è quell’innovativa sistema che permette il collegamento bidirezionale tra la vettura a batteria e la rete elettrica. Questa tecnologia in sostanza permette alla rete di poter trasferire energia elettrica alla batteria della vettura così da ricaricarla ma anche di trasferire energia dalla batteria alla rete elettrica in ben determinati momenti, situazioni nelle quali la rete deve essere stabilizzata per evitare sovraccarichi e trova nei pacchi batterie delle auto elettriche delle vere e proprie riserve a cui attingere o su cui fare affidamento.

Tale sistema potrebbe essere una valida soluzione in quei momenti in cui si dovessero verificare dei veri e propri picchi di richiesta. Normalmente questi picchi avvengono di giorno quanto il consumo di energia è già elevato e per questo le batterie delle auto connesse potrebbero fungere da riserva in questi attimi, restituendo alla rete l’energia in eccesso immagazzinata all’interno delle loro celle, per poi, invece, essere ricaricate a pieno durante la notte quando non solo l’energia elettrica costa di meno ma vi è anche una minore richiesta.

Ma tale continuo scambio bidirezionale di energia tra batteria e rete quale effetto potrebbe avere sui pacchi batteria? Potrebbe incidere sul loro livello prestazionale o sulla loro durata utile? Sicuramente i cicli di carica e scarica influenzano la vita e le prestazioni di un pacco batteria. Per questo motivo un continuo scambio di energia tra i due player potrebbe comportare un più veloce deterioramento delle celle, riducendone la sua efficienza sotto l’80%, la soglia limite oltre il quale il pacco batteria deve essere sostituito, perché non più adatto alla trazione di un veicolo, per poter essere utilizzato come powerbank (una sorta di seconda vita).

La seconda problematica sarebbe quella di stimare quanta energia ogni batteria e quindi ogni utente sarebbe disposto a cedere quando attaccata a una delle colonnine bidirezionali. Inoltre quanto questa cessione di energia potrebbe incidere sull’autonomia residua all’interno della vettura per il percorso giornaliero che l’utente andrà ad affrontare di li a poco. Una risposta ancora precisa a questa problematica ancora non esiste. Sta di fatto che molti costruttori in collaborazione con i fornitori di energia , hanno già avviato diversi programmi di sperimentazione per collaudare sia la tecnologia stessa della ricarica bidirezionale sia della condivisione energetica.

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