Tecnica: i freni carboceramici

Leggeri e performanti, fanno parte della dotazione tecnica di ogni supercar. Ecco cosa sono, che vantaggi portano e come funzionano i freni carboceramici.
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Derivati dai componenti in carbonio puro

Ferrari 812 Superfast
Non esiste supersportiva di rango che ne sia priva o che non li preveda tra gli optional. I freni carboceramici sono il must del momento. Nati per l’utilizzo agonistico quale derivazione dei componenti in carbonio puro, riservati alle competizioni ad altissimo livello (ad esempio alla Formula 1) oggi sono relativamente accessibili. Nel caso della Bmw M3, ad esempio, costano 7.500 euro.

Una soluzione di compromesso

Sotto il profilo strettamente tecnico, i freni in carbonio vedono aumentare il proprio coefficiente d’attrito proporzionalmente alla temperatura raggiunta, sino a toccare i 900/1.000°C, contrariamente all’acciaio che va in crisi attorno ai 400°C. Per l’utilizzo stradale un kit full carbon è però inadatto, dato che “scaldare” in modo ottimale le superfici risulterebbe impossibile, e per questo è stata sviluppata una soluzione di compromesso; i freni carboceramici appunto. Vale a dire dischi realizzati abbinando fibre composite e resine che, sottoposte a pressioni e trattamenti termici estremi, generano una mescola ceramica arricchita da infiltrazioni di silicio.
Rispetto ai componenti tradizionali in acciaio, i freni “ceramici” possono contare su di un coefficiente d’attrito superiore del 25%, un peso inferiore del 50% e una resistenza tripla sia alle alte temperature (l’effetto fading è scongiurato) sia all’affaticamento. Sono, non a caso, la soluzione ideale per l’utilizzo amatoriale in pista, complice un ciclo vitale dieci volte più lungo. Ecco perché tutte le Case top, da Ferrari a Lamborghini passando per McLaren, Audi, Bmw, Jaguar e Mercedes-AMG, hanno scelto questa soluzione per le proprie supercar. Rovescio della medaglia, i costi sono elevati e la scelta tra i kit after market e le pastiglie è limitata.

L’alternativa Porsche

Porsche Cayenne 2018
Esistono soluzioni intermedie tra l’acciaio e i carboceramici? La Porsche, in occasione del debutto della nuova Cayenne, ha presentato i freni PSCB (Porsche Surface Coated Brake). Si tratta, sostanzialmente, di un impianto con dischi in ghisa rivestiti al carburo-tungsteno per aumentare i valori di attrito. Un’alternativa high performance, a un prezzo di 3.050 euro, alla classica soluzione carboceramica, a listino a 9.162 euro.
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