a cura di Redazione Automobilismo - 28 giugno 2019

Scatola nera auto: a livello assicurativo cosa sappiamo ad oggi?

Dovrebbe diventare obbligatoria sui veicoli a partire dal 2022, se l'accordo già raggiunto in sede europea (che prevede anche l'obbligo degli Adas) verrà approvato definitivamente, ma per ora vi è ancora un nulla di fatto con molte compagnie assicurative, esperti e associazioni che non si fidano pienamente delle capacità di questo importante dispositivo elettronico.

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La Black Box, altrimenti detta scatola nera, si è affermata prima nel trasporto aereo ma sta velocemente arrivando anche sulle nostre auto. Ma per capire le possibilità che offre la scatola nera iniziamo col vedere quali dati la nostra auto acquisisce (tantissimi) e quali invece rende disponibili a attraverso la presa Obd (on board dignostic).

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Una norma europea del 2001 (euro3) impone alle case automobilistiche di rendere accessibile tutta una serie di dati per la diagnostica del motore. Collegandosi quindi alla presa Obd, su qualunque modello di auto, questi dati diventano visibili: sono parametri quali emissioni, temperatura acqua ecc. ma anche giri motore, marcia inserita e velocità. Quest'ultimo parametro è ovviamente di grande interesse come anc he altri dati quali decelerazione, velocità delle singole ruote, pressione sul pedale del freno, accelerazione trasversale, angolo di sterzo ecc. Capite bene quindi come, grazie all’installazione di una scatola nera sulle nostre auto, si possa definire in modo molto più semplice le responsabilità in caso di incidente risparmiando su perizie, cause, pagamenti ai danneggiati che arrivano dopo un lungo contenzioso e frodi alle assicurazioni, specie per i colpi di frusta.

La scatola nera è grande come un pacchetto di sigarette ma non rileva solo i dati della Obd: infatti è dotata di un accelerometro su due o tre assi e di un localizzatore satellitare Gps. L'accelerometro registra le decelerazioni prima e durante un impatto o una brusca frenata e quelle successive e residue dopo l'impatto stesso permettendo, insieme al dato della velocità, di ricostruire le forze in gioco al momento del sinistro e dell'impatto con un altro veicolo. Un piccolo programma infatti (buffer) sorveglia l'acquisizione dei dati e li registra continuamente: in caso di picco anomalo (es. brusca decelerazione) li congela sulla registrazione fissando quindi, oltre al momento dell'urto, i momenti precedenti e quelli successivi. Il Gps poi ci può indicare da dove proveniva il veicolo, posizionarlo sulla carreggiata e questo, in certi sinistri dove entrambe le auto finiscono fuoristrada, ha una certa utilità. Tutto questo, con la connessione GSM, permette tante cose. Mandare a una centrale, a una persona (a un computer o palmare) un segnale in caso di picchi anomali di decelerazione: il guidatore potrebbe essere uscito di strada e avere perso conoscenza.

Un genitore può sapere se il figliolo rispetta i limiti di velocità o guida in modo pericoloso (accelerazioni trasversali anomale). Così anche le aziende possono sorvegliare la sicurezza del loro personale viaggiante. Ovviamente funziona anche da antifurto e si può bloccare il motore anche da casa oppure può tenere sotto controllo le emissioni nocive di un veicolo, annotare i chilometri percorsi e quanto viene utilizzata la vettura così da stabilire una polizza assicurativa su misura per il conducente. In genere viene previsto uno sconto sul furto, grazie ai sistemi di localizzazione del veicolo contenuti nella scatola nera e, poi, con il rinnovo, dopo aver monitorato gli usi e costumi dell’automobilista, si interviene anche sulle altre voci della polizza così da ridurre il costo della propria assicurazione.

Ma sono tutte rose e fiori quindi? Perché allora non trova una così larga diffusione? O perché non tutte le compagnie assicurative hanno iniziato a proporla ai propri clienti offrendo loro delle interessanti scontistiche sulla polizza assicurativa? Numerosi esperti e alcune associazioni hanno cominciato a dubitare sulla reale capacità ed efficacia di questo innovativo sistema. Secondo un’indagine, infatti, la scatola nera non sarebbe esente da problematiche e per questo non sarebbe infallibile nella determinazione delle responsabilità di un incidente stradale. In primis non convince la tolleranza massima di 10 metri consentita dagli schemi di decreto del ministero dei Trasporti nel rilevare la posizione del veicolo. Questa tolleranza può essere considerata corretta per determinare l’ubicazione dell’incidente o la posizione in cui si trova in quel momento il veicolo coinvolto ma non per determinare l’esatta dinamica dell’incidente o l’esatta posizione dei veicoli al momento dell’impatto.

Secondariamente la scatola nera può tranquillamente essere installata da installatori con certificazioni che però non scongiurano per niente l’avvento di frodi per simulazioni di urti con mezzi già danneggiati. In terzo luogo non convince la possibilità lasciata alle assicurazioni di valutare il comportamento di guida di un loro assicurato tramite scatola nera e da questo decretarne il piano tariffario. Inoltre, le stesse associazioni avrebbero dei dubbi sulle modalità di trattamento e conservazione dei dati acquisiti dalle scatole nere, una questione insomma di privacy che per ora prevede solamente il divieto al monitoraggio continuo del veicolo. Infine, gli esperti sarebbero leggermente dubbiosi sulla compatibilità tecnica delle scatole nere nei confronti dei veicoli di recentissima produzione, in quanto dispositivi aftermarket che andrebbero montati su vetture fortemente tecnologici. Da nessuna parte viene precisato il livello di compatibilità o se questi dispositivi siano stati approvati e certificati dalle Case così da scongiurare il malfunzionamento della vettura o dei sistemi di sicurezza e ADAS o ancora la decadenza della garanzia.

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