Ponte Morandi: Aspi sapeva tutto

Secondo la Procura di Genova era dal 2016 che Aspi occultava i problemi di corrosione dei cavi e della scarsa manutenzione del Ponte Polcevera.

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L’indagine sul crollo del Ponte Morandi sembra non avere fine. Anzi, stando agli ultimi ritrovamenti, sembrerebbe proprio che si stia espandendo a macchia d’olio, portando allo scoperto notizie alquanto agghiaccianti. Alla montagna di carte già acquisita dalla Procura di Genova si sono aggiunti, infatti, 42 nuovi audio che riportano le riunioni tra i vertici di Aspi, avvenute tra il 2016 e il 2017, e che portano alla luce come gli stessi vertici sapessero dal lontano 2016 del problema della corrosione dei tiranti degli stralli e come gli stessi vertici fecero di tutto per truccare i report e rimandare una manutenzione quanto mai necessaria.

Da dove nascono queste registrazioni? Dagli stessi dirigenti di Spea, la società del gruppo Atlantia che effettuava i controlli, che, vista la preoccupante situazione in cui versava il Ponte Morandi, avevano preso l’insolita abitudine di registrare gli interventi dei manager di Autostrade. Colloqui di una o due ore ciascuno, che ora sono nelle mani dei pm di Genova e che portano alla luce come già due anni prima del crollo, avvenuto rovinosamente il 14 agosto 2018 con la tragica morte di 43 persone, Aspi fosse pienamente a conoscenza della corrosione dei cavi, della perdita di tensione dei tiranti, della necessità di intervenire con urgenza e di velocizzare i lavori di ristrutturazione. Ma tutto ciò non avvenne, anzi fu sapientemente insabbiato con report truccati e continui rinvii della manutenzione ordinaria e straordinaria.

Nelle indagini sono stati fatti i nomi di Marco Vezil e Massimiliano Giacobbi, quadri di Spea, oltre a Michele Donferri Mitelli, l’ex capo delle manutenzioni Aspi e braccio destro dell’ex amministratore delegato, Giovanni Castellucci. Le motivazioni di tali ritardi e insabbiamenti? Semplice, lo scopo era quello di lucro cioè di truccare i report e posticipare gli interventi di manutenzione. Insomma se il problema non sussiste allora la manutenzione straordinaria non è necessaria, in barba alle più comuni regole sulla sicurezza.

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