19 maggio 2014

Piano Fiat Chrysler, uno sguardo alle prossime piattaforme

Ogni Gruppo automobilistico che si rispetti sviluppa diverse vetture sulla stessa piattaforma perché i vantaggi sono tanti e non solo economici. Già oggi sul pianale “Compact wide” il Gruppo FCA realizza l’Alfa Romeo Giulietta, la Fiat Viaggio, la Dodge Dart, la Chrysler 200 e la Jeep Cherokee. Una flessibilità....

Piano fiat chrysler, uno sguardo alle prossime piattaforme

Ogni Gruppo automobilistico che si rispetti sviluppa diverse vetture sulla stessa piattaforma perché i vantaggi sono tanti e non solo economici. Già oggi sul pianale “Compact wide” il Gruppo FCA realizza l’Alfa Romeo Giulietta, la Fiat Viaggio, la Dodge Dart, la Chrysler 200 e la Jeep Cherokee. Una flessibilità che consente di passare da una sportiva compatta ad un vero fuoristrada. Il che è possibile grazie alla modularità della piattaforma che può condividere gli stesso componenti o differenziarsi completamente.

 

 

 

 

Il concetto di flessibilità nel futuro di FCA si spingerà, però, anche oltre. Le piattaforme per i modelli programmate nel piano 2014-2018 devono poter variare nelle dimensioni delle carreggiate o del passo e nella portata per i veicoli commerciali. Ma anche adattarsi al maggior numero possibile di motori e cambi, oltre ad essere predisposti per la trazione anteriore, posteriore o integrale e avere un’altezza da terra variabile per Suv o fuoristrada e poter essere personalizzate sui diversi mercati dove i modelli saranno commercializzati.

18 PIATTAFORME
Oggi il Gruppo FCA utilizza 18 piattaforme, ma con sole quattro realizza il 48% delle vetture in gamma. Entro quattro anni l’obiettivo è di ridurre il numero delle piattaforme a 15 e portare al 70% la produzione basata su quattro piattaforme più importanti. Un altro effetto importante dell’utilizzo di piattaforme condivise arriva dai risparmi nell’acquisto della componentistica. Condividere le piattaforme, per produzioni destinate ai diversi mercati, significa meglio standardizzare il lavoro dei centri di ricerca usando le stesse unità di misura anche metriche e gli stessi fornitori esterni. La strategia futura della FCA punta anche alla massima efficienza della meccanica.

 

 

MECCANICA
Nei prossimi 4 anni tutte le componenti meccaniche saranno migliorate: i differenziali saranno più scorrevoli, i cambi più efficienti, i motori ottimizzati, mentre debutteranno nuove tecnologie per non sprecare carburante. Ma a breve verranno anche introdotti il recupero dell’energia passiva, anche per il calore disperso dai sistemi di raffreddamento e l’elettrificazione, l’ibrido o addirittura l’elettrico puro.

 

Uno degli obiettivi indicati nel piano 2014-2018 è quello di tagliare drasticamente le emissioni di CO2, migliorando innanzitutto l’efficienza dei diversi componenti e poi passando all’uso della tecnologia ibrida per i motori più potenti, quelli diesel in particolare. I futuri modelli dei marchi FCA adotteranno, inoltre, nuovi cambi automatici a 8 o 9 marce che consentiranno risparmi fino al 10% rispetto alle precedenti unità a 4 o 6 rapporti. Standardizzare queste trasmissioni consentirà di abbattere anche i costi di produzione e di progettazione.

 

 

 

IBRIDO
Anche la gamma motori è destinata a razionalizzarsi con minori unità, ma con maggiori applicazioni. Il numero dei cilindri sarà scelto in base all’uso delle auto. Sulle sportive o le grandi fuoristrada il frazionamento sarà maggiore, mentre per i modelli che puntano all’efficienza si ridurranno i cilindri per favorire le percorrenze. Per tutte le unità aumenteranno, invece, le tecnologie per migliorarne l’efficienza: da qui l’impiego della sovralimentazione moderna come Twinturbo, minori attriti alle componenti ausiliarie e maggiore diffusione della distribuzione MultiAIR.

Nel futuro del Gruppo c’è, inoltre, una progressiva elettrificazione. Si partirà con l’introduzione del microibrido con un alternatore che fa da avviamento nell’uso di sistemi come lo Stop&Start, ma poi si dovrebbe passare all’ibrido plug-in già nel 2016 per arrivare alle elettriche pure entro il 2018. Nel piano, infine, non si parla di fuel cell, tecnologia giudicata troppo costosa e neppure di diffusione su larga scala dell’idrogeno

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