di Giorgio Sala - 21 dicembre 2019

Alla scoperta di Petronas

Motorsport, emissioni, mobilità elettrica: i business legati ai carburanti e lubrificanti sono destinati ad adattarsi alle esigenze e alle tecnologie di un mercato che sta cambiando. Per scoprire di più̀ su questo tema “viscoso” siamo andati a tu per tu con Giuseppe D’Arrigo, il CEO di Petronas Lubricants International

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Ci sono alcune parti dell’auto la cui importanza viene sottovalutata da chi utilizza la vettura quotidianamente. Tra questi c’è l’olio motore, un componente la cui presenza e usura non è visibile a occhio nudo ma senza il quale non potrebbe nemmeno avviare il propulsore. Come un vero e proprio “agente segreto”, questo componente è diventato ancora più importante nel corso degli anni. Nell’infinita lotta all’abbattimento delle emissioni nocive, carburanti e lubrificanti giocano un ruolo fondamentale: i primi sono l’elemento attraverso il quale si manifesta la combustione che, di conseguenza, genera delle emissioni; i secondi permettono di ridurre al minimo gli attriti dei componenti del propulsore e, di conseguenza, migliorare l’efficienza e abbattere i consumi di carburante. In questo scenario di sviluppo e innovazione troviamo Petronas, uno dei principali attori nel campo degli olii motore e dei carburanti. Il gruppo nasce nel 1974 e stanzia la sua sede nelle celeberrime Torri Petronas di Kuala Lumpur e, nel corso degli anni, amplia costantemente i propri orizzonti attraverso la creazione di sedi in tutto il mondo ed acquisizioni di altre aziende del settore, migliorando anche le proprie tecnologie. Tra queste c’è Selenia Lubrificanti, marchio nato dalle ceneri della ex Fiat Lubrificanti: con oltre 100 anni di storia, l’acquisizione di questo brand da parte di Petronas ha permesso al gruppo malese di creare nella periferia di Torino un vero e proprio polo di ricerca e sviluppo, nonché l’unico, al di fuori del paese d’origine.

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Il gruppo Petronas opera in Europa, Asia, Americhe e Africa, può contare su un capitale umano di circa 48.000 dipendenti e un patrimonio netto di 26,5 miliardi di dollari (2018). Per un business multimiliardario come questo, l’avvento della mobilità elettrica potrebbe teoricamente rappresentare una minaccia. Per quanto questo tipo di business cambierà sicuramente nel corso degli anni, bisogna anche considerare che si tratta di considerazioni a lunghissimo termine. Stando a quanto stabilito dall’Organizzazione Internazionale di Costruttori di Automobili (OICA), il numero di vetture dotati di motori a combustione interna crescerà per i prossimi dieci anni, con un totale stimato attorno alle 1,8 miliardi di unità mentre l’aumento di auto elettriche è stimato per una cifra di poco superiore alle 150 milioni di unità. In sostanza: il mercato delle vetture “tradizionali” sembra prevalere su un elettrico che sarà sì destinato a crescere, ma che nei prossimi dieci anni non supererà quelle a combustione. Relativamente a queste stime, aziende come Petronas potranno quindi continuare a generare ricavi sulle loro attività tradizionali e, al contempo, creare nuove opportunità di business legate alle vetture a zero emissioni. Per migliorare i propri prodotti, Petronas conta sull’esperienza quasi ventennale nel motorsport, Formula 1 in primis, mentre per le auto “alla spina” è stata presentata una linea di prodotti per vetture ibride ed elettriche. Per scoprire di più questo mondo abbiamo incontrato il CEO del gruppo Petronas, l’italiano Giuseppe D’Arrigo.

Com’è iniziato il percorso di Petronas in Formula 1?
Abbiamo iniziato circa vent’anni fa come global partner del campionato, e l’obiettivo era quello di far crescere il brand il più possibile a livello d’immagine. Ai tempi, però, il supporto non era tecnico. Il passaggio da sponsor “tradizionale” a sponsor tecnico ha permesso di fornire il nostro lubrificante ai motori da Formula 1. Abbiamo iniziato con BMW la nostra avventura nella massima espressione del Motorsport. Successivamente siamo passati a Mercedes. Oltre a cambiare casa costruttrice, abbiamo vissuto la fase importante del passaggio dai motori a otto ai sei cilindri, e nel farlo abbiamo lavorato al fianco di Mercedes per sviluppare prodotti (lubrificanti e carburanti) che si adattassero al meglio alle caratteristiche del propulsore, in particolar modo concentrandosi sulla fase di combustione e sulla dispersione del calore. Senza considerare che per noi, questa novità tecnica, ha permesso di ripartire da zero perché le specifiche richieste per il sei cilindri turbo rispetto all’otto cilindri aspirato erano completamente diverse.

Il Motorsport è il modo più efficace per far conoscere il proprio brand?

Come accennato precedentemente, il nostro obiettivo iniziale in Formula 1 era esattamente quello di farci conoscere. Nel corso degli anni, però, questo approccio è cambiato. L’opportunità più grande colta da Petronas è quella di sfidare i competitors ma soprattutto migliorare le nostre abilità nello sviluppo di carburanti e lubrificanti. Ovviamente lavorare con le auto più competitive del mondo, ovvero le Formula 1, ci permette di poter sviluppare i migliori prodotti con le tecnologie più all’avanguardia. Tutte le tecnologie che sviluppiamo per le corse poi le applichiamo ai prodotti retail, utilizzati sulle vetture che circolano quotidianamente.

Dove siete presenti in qualità di sponsor tecnico?
Oltre che main sponsor e partner del team Mercedes AMG Petronas Motorsport siamo presenti nel rally Dakar con il team Petronas De Rooy Iveco e anche nel mondo delle due ruote: con il team Sepang Racing Team siamo presenti in tutte e tre le classi del Motomondiale (Moto3, Moto2, MotoGP, ndr).

Ad alti livelli di performance, quanto è importante il ruolo del lubrificante?

È sicuramente uno dei ruoli fondamentali, ma anche meno presi in considerazione dagli spettatori ed appassionati della Formula 1. Dal 2014 lavoriamo fianco a fianco con chi sviluppa il propulsore, e siamo stati fortunati perché abbiamo avuto circa un anno di tempo per prepararci, migliorare e ottimizzare la tecnologia dei fluidi sul motore turbo a sei cilindri. Con l’esperienza e con il miglioramento dei prodotti, abbiamo iniziato ad avere dei concreti vantaggi competitivi. Per esempio: abbiamo constatato che, a seconda del tracciato, con i nostri prodotti si può guadagnare fino a un decimo di secondo al giro.

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Giuseppe D'Arrigo, CEO di Petronas Lubricants International, intervistato da Automobilismo

Nel vostro ruolo in F1 prendete in considerazione anche le emissioni?

La Formula 1 è la massima espressione del motorsport automobilistico e, nel suo regolamento, non sono presenti limiti o considerazioni riguardanti le emissioni nocive. C’è da dire che, con questa era dei motori ibridi, le emissioni si sono sicuramente ridotte rispetto ai precedenti motori otto cilindri. Il carburante che utilizziamo contiene una porzione di contenuti biologici che sono sicuramente puliti in termini di impatto ambientale. Con i carburanti ci concentriamo sulla massimizzazione delle prestazioni, mentre per quanto riguarda lo sviluppo degli olii motore puntiamo a migliorare l’affidabilità del propulsore e del cambio.

Quindi in che modo aiutate la riduzione di emissioni?
I lubrificanti hanno un impatto diretto sulle emissioni nocive poiché il consumo d’olio motore avviene perché evapora o perché si brucia. In modo da ridurre l’impatto ambientale, l’obiettivo è creare un olio che si consuma meno e che duri di più nel propulsore. Se la lubrificazione avviene in modo efficiente, riducendo quindi gli attriti e la resistenza idrodinamica, ne consegue anche un miglioramento nei consumi di carburante. Abbattere le emissioni a zero su un motore a combustione è praticamente impossibile, soltanto un motore elettrico è in grado di fare ciò.

Quanto differisce un lubrificante odierno da uno di 10 anni fa?

I prodotti sono quasi completamente differenti. Innanzitutto, i lubrificanti moderni sono formule quasi completamente sintetici, in modo da ridurre le emissioni nocive. Poi le viscosità sono cambiate: la più comune era la 5W30 mentre, attualmente, troviamo olii che vanno dal 0W20 al 0W30. La maggior parte dei componenti prestazionali sono stati migliorati per venire incontro alle necessità dei motori odierni, principalmente di piccola cubatura e dotati di turbo, che raggiungono temperature decisamente più elevate che in passato. Dedicato a questo tipo di propulsori è il nostro olio CoolTech.

Qual è l’approccio di Petronas con le auto elettriche?
L’elettrificazione della mobilità su ruote è un trend che apre nuove opportunità e sfide tecnologiche per i lubrificanti e altri fluidi. Questo vuol dire che i fluidi che noi produciamo dovranno essere compatibili con i componenti elettronici, motori, batterie e trasmissioni. I pacchi batterie disposti su auto elettriche o ibride necessitano di essere raffreddati, per questo sono richieste soluzioni efficienti anche sotto il punto di vista dei costi. Petronas ha presentato la gamma di prodotti Iona, dedicati ai veicoli EV e ibridi.

La crescita del mercato dell’elettrico è una potenziale minaccia per il vostro business?
Come detto prima, cercheremo di cogliere questa situazione come un’opportunità per creare nuove tecnologie e andare alla ricerca di prodotti che supporteranno la sempre più crescente domanda di vetture elettriche. Nel 2018 PLI (Petronas Lubricants International, ndr) si è presa un serio impegno: dedicare almeno il 75% delle proprie risorse per la ricerca e lo sviluppo di tecnologie utili alla riduzione delle emissioni. Da quel momento, oltre che presentare la linea Iona di Petronas, abbiamo aggiunto Syntium 7000 alla nostra gamma di lubrificanti più venduti. PLI si conferma quindi un’azienda che crede fortemente nella riduzione di emissioni di CO2 attraverso la tecnologia dei fluidi, sia lubrificanti sia carburanti.

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