a cura di Redazione Automobilismo - 23 novembre 2019

Mercedes: le auto elettriche obbligano al taglio di 1.100 posti di lavoro

Gli ingenti investimenti per la ricerca e lo sviluppo della mobilità a batteria, non ancora recuperati dalle vendite, stanno spingendo la Casa della Stella ad attuare una politica di taglio dei costi volta all'eliminazione di posti di lavoro

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Che la mobilità elettrica arriverà non senza conseguenze lo si sapeva già, che avrebbe generato numerose polemiche ce lo si aspettava, che sarebbe potuta essere non così pulita come professato in molti lo avevano anticipato ma che potesse persino ridurre i guadagni o incrementare al tal punto i costi da far decidere a un colosso come Mercedes di tagliare i posti di lavoro, beh forse questo non era stato preventivato e non è sicuramente una buona cosa. Sarebbero, infatti, circa 1.100 i posti di lavoro che la Casa di Stoccarda sarebbe intenzionata a tagliare per ridurre i costi generati dai forti investimenti per la ricerca e lo sviluppo di una mobilità elettrica. Ingenti investimenti che purtroppo non hanno trovato riscontro dal mercato che anzi ha visto anche dal canto suo una forte contrazione nelle vendite anche delle vetture per così dire tradizionali. Un calo dei ricavi quindi che porterà inevitabilmente anche un colosso come la Mercedes ad abbattere i costi per riuscire a far quadrare il bilancio.

E come sempre più spesso accade, quale miglior taglio ai costi se non quelli di licenziare del personale? Nell’ottica di aumentare i ricavi del 6%, Mercedes è determinata a tagliare i costi per ben 1,6 miliardi di euro, tutto per bilanciare gli enormi investimenti verso le auto elettriche e ibride (senza dimenticare la guida autonoma) con la stantia situazione delle vendite. Un taglio che, come già detto, porterà al licenziamento di circa 1.100 dipendenti che, secondo la stessa azienda tedesca, dovrebbero far parte per la maggior parte di posizioni alte e importanti come dirigenti e manager. Insomma, forse per questa volta a farne le spese non dovrebbero essere gli operai, già anello più debole della catena e, nonostante l’estrema importanza della loro manodopera all’interno della filiera, sempre più spesso sacrificati quando arriva il momento di tagliare le spese e i costi.

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