a cura di Redazione Automobilismo - 29 gennaio 2020

Inquinamento: nell’Area C di Milano il problema sono i riscaldamenti

Numerosi studi hanno portato alla luce come circa il 60% delle polveri sottili (PM10) e dell’anidride carbonica (CO2) che attanagliano le nostre città avrebbero origine da sistemi obsoleti di riscaldamento degli edifici. Un esempio è proprio la città di Milano dove all’interno dell’Area C permane l’emergenza dei “camini neri”.

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L’ultimo rapporto sulla qualità dell’ambiente urbano, stilato da Ispra, l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale, vi lascerà sicuramente a bocca aperta. Secondo lo studio, condotto su numerose città della Pianura Padana, più del 60% delle polveri sottili (PM10) sarebbe, infatti, generato dai sistemi di riscaldamento tanto domestici quanto degli edifici pubblici, delle scuole, delle aziende e dei centri commerciali. Uno studi simile è stato condotto anche dal Politecnico di Milano su 5 città italiane (Milano, Genova, Firenze, Parma e Perugia) ottenendo come risultato che circa il 64,2% del totale delle emissioni di CO2, stimate per le città considerate, è da imputarsi non al trasporto su gomma bensì agli impianti termici per il riscaldamento degli edifici.

I riscaldamenti sono il problema

Naturalmente non ci stiamo riferendo ai sistemi di riscaldamento con caldaie a metano ma a tutti quei sistemi di riscaldamento che ancora utilizzano stufe a legna o pellet o caldaie a gasolio o cherosene oppure a tutte quelle attività industriali che ancora adottano camini e forni a legna. Se da un lato, infatti, un po' tutte le fonti di inquinamento hanno negli anni ridotto la loro incidenza sull’inquinamento dell’aria che respiriamo, dall’altro lato lo stesso discorso non può essere fatto per il settore dei riscaldamenti domestici pubblici e privati (biomasse, pellet, legna, gasolio, cherosene). Giusto per darvi qualche dato, in una città come Torino ad oggi i riscaldamenti domestici pubblici e privati incidono per ben il 44% sulle emissioni totali di PM10. Un risultato che diventa ancor più importante se paragonato con le altre fonti di inquinamento come le auto e il trasporto su gomma e ferroviario che insieme raggiungono in totale il 37%. Di questo 37% poi il 14% è riconducibile alle polveri sottili generate dall’usura dei freni o dei pneumatici o del manto stradale mentre il 21% viene emesso dagli scarichi di tutte le auto circolanti (benzina e diesel) e solo l’11% è imputabile alle vetture diesel e ai mezzi pesanti a gasolio.

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Svecchiare le vecchie caldaie

Stesso discorso può essere fatto in una città come Milano dove giusto di recente è emerso come i riscaldamenti domestici a gasolio o cherosene ancora attivi siano poco più di 2.100. Un numero sicuramente in diminuzione rispetto a 10 anni fa ma certamente ancora troppo elevato soprattutto per quelle istituzioni che hanno deciso di dichiarare guerra al diesel e di mettere alla berlina anche le motorizzazioni più recenti ed efficienti. Un numero, penserete voi, non eccessivo ma vi stando ai dati questi 2.100 camini sporchi incidono in modo significativo sulla qualità dell’aria. Come se non bastasse la maggior parte di questi impianti di riscaldamento obsoleti si concentra proprio all’interno dell’Area C dove l’accesso alle auto costa 5 euro al giorno e comprende edifici pubblici, come scuole, ospedali, musei, caserme, poliambulatori e caseggiati popolari. Una situazione ulteriormente aggravata da una efficienza energetica degli immobili molto bassa e da una riconversione di questi impianti che procede sempre più a rilento anche a causa dei bassissimi incentivi erogati e delle praticamente inesistenti sanzioni per chi utilizza questi sistemi così inquinanti.

Non è colpa solo del trasporto

Un risultato allarmante che mette in mostra come il settore del riscaldamento da edifici contribuisca all’inquinamento delle nostre città per una quota parte di circa 6 volte maggiore rispetto a quanto prodotto dal traffico veicolare che ferma l’asticella a un 10,2% di emissioni nocive. Chiudono, infine, il cerchio le emissioni prodotte delle attività industriali che concorrono con una quota parte del 25,6% a totale delle emissioni che attanagliano i nostri centri urbani. Ma perché vengono ancora usate queste tipologie di riscaldamento? Semplice, perché scaldarsi in questo modo costa meno ma purtroppo è nettamente più inquinante. Il problema non è quindi da sottovalutare e andrebbero incentivati i passaggi alle più ecologiche caldaie a gas metano. Inoltre, visti gli ultimi miglioramenti tanto nei motori a combustione interna quanto nella produzione di carburanti rinnovabili, bisognerebbe smetterla di accanirsi unicamente sulle auto e sul trasporto su gomma, attuando i classici ed inutili blocchi del traffico o limitazioni temporanei alla circolazione, ma bisognerebbe iniziare a pensare ad interventi mirati anche su altre fonti di inquinamento ben più importanti e pericolose.

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