15 luglio 2015

Fiat Coupé, orgoglio italiano

Una linea bella, aggressiva e d’avanguardia e prestazioni da vera GT. Una BMW? No, la Fiat Coupé ! A pensarci oggi pare incredibile, eppure quasi vent’anni fa accadde davvero....

La linea..

La Coupé è l’unica creatura di Chris Bangle marchiata Fiat che abbia visto i saloni dei Concessionari; gli appassionati che ne hanno amato le linee personali e coraggiose (e sono tanti) si sono sempre chiesti il motivo di ciò e anche perché, poco dopo questa riuscitissima realizzazione, Bangle se ne andò a Monaco di Baviera. Forse qualcuno a Torino aprì per sbaglio i suoi cassetti, vide i progetti per una berlina di lusso pensò che, se si fosse chiamata Alfa Romeo o Lancia, non ne avrebbero venduta nemmeno una e che quindi fosse meglio lasciarla fare alla BMW.

Scherziamo, naturalmente. Ma guardando questa auto sportiva non si può fare a meno di rimpiangere la prima vena del designer californiano: qui il suo coraggioso talento trovò espressione piena, guidato e limitato dal buon gusto che qualche italiano probabilmente gli impose. Per noi, la Fiat Coupé è il suo capolavoro: perfettamente proporzionata, presenta la novità del geniale “cofango” (l’insieme di cofano e parafango fu così battezzato) che consente accessibilità ottimale al motore; la coda poi è magnifica: muscolosa nelle proporzioni, con fanalini incassati e il tappo del serbatoio esterno, appare perfetta per questa compatta coupé; i due tagli sui passaggi ruota, infine, danno grande personalità senza disturbare.

E’ un’automobile che assomiglia a nessun’altra e che presenta aspetti antropomorfi di grande suggestione; qualcuno paragonò, all’epoca, il suo muso all’elmo di Darth Vader, l’eroe oscuro della saga di Guerre Stellari: ci pare il migliore riconoscimento al genio di Chris Bangle.

Fiat Coupé gli interni
Fiat Coupé gli interni
 
Fiat Coupé, statiche e dinamiche
Fiat Coupé, orgoglio italiano

I motori

Le versioni sono due: aspirata e turbo, ognuna disponibile in allestimento “base” o “Plus”; il motore è l’apprezzato quattro cilindri due litri da circa 140 CV, con due contralberi di equilibratura nel basamento, già montato sulla Croma 16V, mentre la versione sovralimentata da 190 CV è praticamente la stessa della Lancia Delta HF Evoluzione e quindi può vantare a suo credito una carriera sportiva con pochissimi riscontri nella concorrenza. Così, mentre le prestazioni delle aspirate sono soddisfacenti, quelle delle turbo sono esplosive, con meno di sette secondi per lo zerocento e 238 km/h circa di velocità rilevata (a fronte dei 225 km/h dichiarati); in accelerazione il risultato è eclatante, con meno di sette secondi nel classico 0-100, tenuto conto delle furiose sgommate in partenza, inevitabili nonostante il differenziale a slittamento limitato “Viscodrive”, montato di serie, ce la metta tutta per gestire cotanta forza.

La commercializzazione inizia a febbraio 1994 e i risul tati sono molto buoni: la Fiat è indotta così ad aggiornare costantemente questo modello che, a marzo 1996, adotta, per una nuova versione d’accesso, il brillante motore 1.8 della neonata barchetta. L’idea non è malvagia ma la semplificazione delle finiture, con copri cerchi in plastica, l’ABS e il climatizzatore solo a pagamento e 150 kg in più rispetto alla spider, rendono questa versione da un lato un po’ triste nell’aspetto e dall’altro non all’altezza delle sorelle come prestazioni. Pochi mesi più tardi, in ottobre, è invece festa grande perché il due litri diventa il cinque cilindri con un contralbero d’equilibratura, visto poco prima sulle Lancia Kappa e sulla Fiat Bravo HGT; montando questa unità la Coupé compie un vero salto di qualità, aggiungendo alla brillantezza una fluidità di marcia ed una colonna sonora degna dei migliori sei cilindri. L’aumento di potenza rispetto ai “quattro” non è decisivo nel caso dell’aspirato (+ 8 CV) mentre lo è sulla Turbo (+ 30 CV): un’auto già molto veloce diventa così un vero missile da oltre 250 km/h di velocità massima, ottenendo il titolo, ancor oggi imbattuto, di Fiat più veloce mai venduta.

Freni Brembo

Purtroppo i problemi in accelerazione sono ancora più grossi e così non si riesce ad andare sotto i 6,5 secondi nello 0-100, prodezza certo alla portata di questa vettura se soltanto fosse stata messa in condizione di scaricare a terra il suo vigore; rimane, e questo è uno dei suoi maggiori pregi, l’assoluta piacevolezza di guida nei rapporti intermedi, con sorpassi fulminei senza necessità di scalare marcia. Il tutto, accompagnato dal sound coinvolgente del motore, dalla stabilità a tutta prova, dal buon confort anche sulle lunghe distanze e dai consumi contenuti in rapporto alle prestazioni.

L’impianto frenante in questa occasione riceve attenzioni particolari: sulla Turbo 20V sono montati dischi di diametro maggiorato e pinze in alluminio con quattro pistoncini, tutto Brembo, che riportano le aumentate prestazioni sotto controllo. Pochi ma importanti i ritocchi all’interno, che vede il mobiletto centrale e i pannelli porta ridisegnati e l’adozione del climatizzatore automatico di serie sulle due litri; l’unico intervento esterno, a parte i cerchi da 16” di nuovo e più banale design, è invece il restyling della calandra che passa da un disegno a griglia a uno a listelli orizzontali.

Nel 1999, grazie all’adozione del V.I.S. (fasatura variabile lato aspirazione), il motore aspirato arriva a sviluppare 154 CV e dà vita a una versione poco venduta ma molto equilibrata che, in allestimento Plus, diventa forse la migliore in assoluto se non si è guidatori assatanati.Per questi, che hanno sempre rappresentato una percentuale rilevante della clientela, la Fiat offre contemporaneamente una prima versione speciale, denominata 20V Turbo Limited Edition (di cui parliamo più diffusamente a parte), che presenta la novità del cambio a sei rapporti.

Se esiste un motore al mondo che poco necessita di questa soluzione è proprio questo elastico e inesauribile cinque cilindri sovralimentato ma, insomma, al marketing occorre pagare sempre uno scotto: quindi ecco questo sesto rapporto, aggiunto sic et simpliciter agli altri cinque, per poi accorciare il rapporto al ponte: ci sembra una soluzione alquanto cervellotica e superflua. Da ora in avanti comunque sarà presente anche sulle serie speciali che seguiranno, per accompagnare la Coupé fino al 2000, quando è tolta di produzione dopo 72.762 esemplari costruiti. Il vuoto che lascia è lancinante e non ancora colmato. Il modello quindi, dopo brevissima parentesi a rischio rottamazione, sta rapidamente diventando di interesse collezionistico.

Interni

All’interno si inaugura l’uso, sulla plancia e sul pannello della porta, della plastica nel colore della carrozzeria per un piacevole richiamo agli anni ‘50 e ‘60 del XX secolo, che poi verrà ripreso anche sulla Barchetta, mentre il resto dell’abitacolo è ben rifinito, accogliente e assai spazioso per una vettura lunga soltanto 4,25 metri. Il maggior merito di ciò va alla trazione anteriore, che però è anche il maggior limite che ha avuto questa vettura, con i motori più prestanti. Un limite che ha impedito, alla versione con il potentissimo e vellutato cinque cilindri turbo 20 valvole ereditato dalla Lancia Kappa, di diventare un grosso grattacapo per tutte non soltanto in autostrada ma anche su percorsi misti. E così ci tocca confermare (con vero dispiacere) che le versioni più equilibrate sono le due litri aspirate che non soffrono di eccessive reazioni di coppia al volante in accelerazione e rappresentano quindi un ottimo esempio di piccola e confortevole granturismo capace comunque di prestazioni senz’altro appaganti.

Ma la cosa che più stupisce sulla Coupé, trattandosi di una Fiat, è, lo ripetiamo, il livello delle finiture e dei materiali impiegati (soprattutto sulle versioni “Plus” con interni in pelle): molto probabilmente dobbiamo tutto ciò agli abili operai della Pininfarina, dove l’auto era assemblata

 

 

 

 

.La presentazione di quest’auto avviene in una cornice giovane e spumeggiante al suo pari: il Motor Show di Bologna del 1993, quando i riflettori di tutta la stampa internazionale sono ancora puntati sulla Punto della stessa Fiat. La Coupé è però concepita sullo stesso pianale che in quel periodo monopolizza la gamma media dei marchi del gruppo: Fiat Tipo e Tempra, Lancia Delta II serie e Dedra e Alfa Romeo 155. Un elemento robusto e funzionale e non troppo pesante, anche se non molto raffinato nelle sospensioni, che all’avantreno McPherson abbina un retrotreno a bracci longitudinali tirati, più adatto a un veicolo commerciale che a un’auto sportiva.

Le versioni speciali

LE SERIE SPECIALI

 

20V Turbo Limited Edition (1998)

Differisce dalla versione “normale” per: dischi freno forati; coperchio punterie e barra duomi di colore rosso; pinze freno di colore rosso; targhetta numerata sopra lo specchio retrovisore interno; alcuni componenti color grigio titanio (plancia, specchi retrovisori, base fari anteriori, cornici fari posteriori, tappo serbatoio, cerchi ruota); interni in pelle neri e rossi con inserti rossi su volante, pannelli porta, pomello cambio e leva freno a mano; sedili Recaro; avviamento motore a pulsante (rosso); kit aerodinamico formato da minigonne e baffi anteriori; tachimetro con fondoscala a 280 km/h; pedaliera sportiva in alluminio forato con poggiapiede sinistro. I colori disponibili per questa serie (foto Centro Storico Fiat) sono quattro: Grigio Chrono; Nero; Rosso; Grigio Vinci.

20V Turbo Plus (1999)

Si differenzia dalla Limited Edition per i seguenti particolari: pneumatici maggiorati 225/45 con cerchi specifici a razze sdoppiate; strumentazione con fondini argento anziché nero; tasto avviamento motore satinato; sedili Recaro tutti neri con cuciture rosse oppure sedili normali in pelle rossa; airbag laterali inseriti negli schienali. Oltre agli altri colori è disponibile a richiesta il Bianco Perla.

20V Turbo (2000) Si differenzia dalla Turbo Plus per i seguenti particolari: fondini della strumentazione bianchi; pinze freni e coperchio punterie grigi; sedili standard rivestiti in tessuto specifico con scritta Turbo in bianco sotto gli appoggiatesta; kit aerodinamico a richiesta.

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