20 ottobre 2015

Fiat 128 , la rivoluzione dello spazio

L’avevano eletta automobile dell’anno 1970, dodici mesi dopo il lancio sul mercato. Eppure, a guardarne la linea oggi, non sembrerebbe un’automobile innovativa.Trazione anteriore, motore trasversale e ruota di scorta nel vano motore....

STORIA

L’avevano eletta automobile dell’anno 1970, dodici mesi dopo il lancio sul mercato. Eppure, a guardarne la linea oggi, non sembrerebbe un’automobile innovativa. La Fiat 128 è una berlina a tre volumi agile, compatta e poco ingombrante. Osservandola meglio, spicca la larghezza della scocca (un metro e 59 centimetri) in rapporto alle concorrenti di allora: la 128 era larga quanto una BMW 1600, per fare un esempio, ma quest’ultima era ben più lunga. La carrozzeria della neonata Fiat aveva dimensioni moderne e ampia finestratura, un bel passo avanti rispetto alla 1100 R di cui prendeva il testimone.

ABITABILITA'
L’innovazione principale della berlina torinese sta nell’abitabilità: cinque posti comodi e un bagagliaio di 370 dm cubi in soli 3 metri e 85 centimetri di lunghezza sono il frutto di un progetto rivoluzionario che esalta la capacità di trasporto riducendo lo spazio occupato dagli organi meccanici. Per realizzarlo, Fiat modifica l’impostazione seguita fino a quel momento per le vetture medie (motore davanti e trazione dietro) e fa ricorso per la prima volta alla trazione anteriore: la 128 sarà la prima Fiat con motore (trasversale) e trazione davanti, in un mercato dove questa soluzione tecnica è ancora poco diffusa.

E per ridurre ulteriormente gli ingombri la ruota di scorta è collocata nello stesso vano. Pertanto nell’abitacolo non c’è il tunnel, il pianale è piatto e c’è più posto per i passeggeri; nel baule c’è più spazio per i bagagli. Così l’ha creata l’ingegner Dante Giacosa, progettista di numerose vetture Fiat. A completare il progetto 128 c’è un valido motore di 1100 cc capace, grazie anche al peso contenuto, di fornire prestazioni brillanti in accelerazione.

 

PREZZO
Il prezzo di vendita era molto competitivo, di poco superiore alle 900mila lire al momento del lancio. Tutte queste ragioni spiegano il successo riscontrato dalla vettura, sia in Italia sia all’estero, con oltre tre milioni di esemplari prodotti tra il ’69 e l’85. E in alcuni paesi la 128 ha continuato ad essere prodotta su licenza anche dopo il 1985, tanto da arrivare (con denominazioni diverse) fino ai giorni nostri. La famiglia 128 Le Fiat 128 uscivano dagli stabilimenti di Rivalta, un centro produttivo più recente e complementare rispetto a quello di Mirafiori. Le 128 prodotte fino al giugno 1976 appartengono alla prima serie. Alla fine del ’72 la Fiat aggiorna il frontale mettendo una mascherina nera in plastica con quattro listelli cromati al posto di quella a nido d’ape della versione originaria.

Dal luglio ’76 arriva la II serie, che si distinguono tra l’altro per i fari quadrati (anche posteriori) e i paraurti in plastica nera. Tre gli allestimenti: base, C (Confort), CL (Confort Lusso). Le motorizzazioni per tutte le versioni sono il 1100 da 55 CV-Din, a cui si affianca dal 1974 anche il 1300 con 60/67 CV-Din. La 128 è offerta con 2 o 4 porte. La versione 1100 a 4 porte è stata la preferita in Italia.

La 128 è stata prodotta anche in versione familiare a 3 porte (detta Panorama dal ’76). Né sono mancate le versioni sportive: la Rally e la coupé (quest’ultima chiamata “Sport”). La 128 è rimasta per anni un punto di riferimento nel suo segmento, fino all’avvento della Golf e delle altre due volumi, nella seconda metà degli anni ’70. Sarà poi sostituita dalla Ritmo. Vernice originale L’esemplare fotografato è una II serie, immatricolata nell’ottobre 1976. Appartiene da quattro anni a Mattia Marcora di Busto Arsizio (VA), informatico 33enne che l’ha trovata colore Verde Brillante e a 4 porte come quella che aveva suo nonno. In questi anni il nostro ha percorso circa 10mila km senza problemi, il contakm segna adesso 92.200.

 

Partecipa ai raduni ed è contento della sua 128, a tal punto da chiamarla “Diva”: “In autostrada i 130 km/h di tachimetro li raggiungo facilmente,” dichiara. I lavori che ha dovuto sostenere sono stati poco più di una normale manutenzione: cinghia di distribuzione, pneumatici (145/80-13) e cerchi (monta adesso i Cromodora), cuscinetto anteriore destro rumoroso, braccetto dello sterzo, frizione, terminale di scarico (due volte). Il carburatore Weber monocorpo è stato revisionato (il motore si spegneva al minimo). Ogni due anni, prima della revisione, Marcora fa fare in officina il tagliando completo, ovvero olio e filtro, filtro dell’aria e una controllata generale. Tutto qui.

L’unico inconveniente lamentato riguarda il bulbo dell’olio: ha dovuto sostituirlo già un paio di volte perché tende a trafilare lubrificante; la spesa comunque è minima (una decina di euro) e il ricambio si trova. Il consumo d’olio è ancora contenuto, però è programmata a breve la sostituzione dei gommini delle valvole. La meccanica insomma non ha dato grattacapi al nostro, neanche per la reperibilità dei ricambi. E per quanto riguarda la carrozzeria, ci dice che “la vernice è ancora originale”, salvo inevitabili ritocchi soprattutto al sottoporta, merito del fatto “che è stata sempre tenuta in box coperta da una trapunta”.

 

FORTUNATE
Le 128 però non sono tutte così fortunate, soprattutto le prime serie erano più esposte alla ruggine, poi dal ’73 la Casa ha migliorato i processi di verniciatura e di protezione della scocca. Per quanto riguarda i ricambi di carrozzeria, la reperibilità può essere complicata. Il nostro ha avuto modo di accorgersene quando ha dovuto sostituire il profilo sul parafango anteriore sinistro (la modanatura segue tutta la fiancata): quello della versione CL ha il bordino cromato e non è stato facile trovarlo. La spesa: 40 euro. In questi casi “l’unica speranza è il passaparola”, magari chattando sul sito internet “128 Forum Italia”. Vaso di espansione La meccanica della 128 è efficiente, un punto di forza della vettura che ha contribuito al suo successo. Il motore è un quattro cilindri monoalbero in testa azionato da cinghia, superquadro (l’alesaggio supera ampiamente la corsa del pistone) con cinque supporti di banco. Il cambio ha quattro rapporti sincronizzati e distanziati per favorire la ripresa. L’impianto di raffreddamento ha la vaschetta di espansione e l’elettroventilatore, una raffinatezza per l’epoca.

 

 

MOTORE E INTERNI

Nel corso degli anni la potenza del motore 1100 è rimasta invariata (55 CV-Din), mentre è aumentata la coppia (fino a raggiungere nel ’76 gli 8,3 kgm-Din a 2.800 giri). Questo beneficio però è stato vanificato sulla II versione dall’allungamento dei rapporti per migliorare i consumi. Le sospensioni sono a ruote indipendenti; l’avantreno è di tipo McPherson; il retrotreno è a balestra trasversale. I freni sono a disco davanti e tamburo dietro, con servofreno a partire dal ’72, a doppio circuito, con ripartitore di frenata al retrotreno in funzione del carico. Lo sterzo è a cremagliera.

Sotto il cofano anteriore, che si apre controvento, il vano motore non è bellissimo, ma funzionale. Oltre alla ruota di scorta risalta la scatola del filtro dell’aria: per regolare la presa d’aria estate-inverno si ruota il coperchio. Nascosto sotto il filtro c’è il carburatore monocorpo Weber 32 ICEV 14. Nel vano troviamo anche la vaschetta del liquido freni con il livello minimo e massimo, il serbatoio di espansione del liquido refrigerante (qui va eseguito il rabbocco), il tappo per il rabbocco dell’olio e vicino l’astina di controllo. Il radiatore è a sinistra del vano motore, in corrispondenza della trasmissione, per sfruttare lo spazio disponibile.

La strumentazione ha lo stretto indispensabile: oltre a tachimetro/contakm, c’è solo l’indicatore del livello della benzina e il termometro dell’acqua, oltre alle consuete spie. La dotazione chiavi fornita dalla Casa è lodevole: troviamo chiavi, cacciaviti, chiave a tubo per candele, martinetto e chiave per smontaggio ruote. Si accede al bocchettone di rifornimento carburante aprendo l’apposito sportellino. Nel baule, a parte i parafanghi, non ci sono rigonfiamenti, lo spazio è ben sfruttato (la marmitta si trova in un incavo sotto il sedile posteriore, il serbatoio della benzina è sotto il piano di carico).

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