Emissioni: giro di vite in Australia

Priva di polite ambientali sulle emissioni di CO2 da parte dei veicoli, il continente australiano si appresta a cambiare le carte in tavola.

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Fino a oggi l’Australia era ancora uno di quei continenti poco attenti alla problematica delle emissioni inquinanti e nocive rilasciate dai sistemi di trasporto. Diversamente, infatti, dal Vecchio Continente il continente australiano non ha mai messo in atto delle vere e proprie ambientali per il contenimento e il monitoraggio delle emissioni di CO2 da parte dei veicoli. Questo però almeno fino a oggi perché d’ora in avanti si appresta a dare un bel giro di vite alla questione, inserendo nuove regole e nove normative così da raggiungere l’obiettivo di ridurre le emissioni entro il 2030, in un mercato largamente occupato da SUV, pick-up e grossi fuoristrada, in quasi totale assenza di utilitarie. Una scelta dettata dalla volontà di mettersi in pari per esempio con il Vecchio Continente.

Vi basti pensare, infatti, che in Australia a oggi lo standard utilizzato per le emissioni sia il nostro Euro 5. Con le nuove norme però dal 2021 ogni operatore nel settore automotive dovrà volontariamente controllare lo stato delle emissioni per rientrare negli standard stabiliti. Per la precisione le auto dovranno restare sotto il limite dei 100 g/km di CO2 entro il 2030, con l’eccezione dei furgoni e delle auto a quattro ruote motrici di grandi dimensioni che avranno una quota di 145 g/km. Ovviamente le auto elettriche e alcune ibride plug-in non dovranno sottostare a queste regole, in quanto ben al di sotto di tale standard. Diversamente però da quanto fatto per esempio in Europa, saranno sempre i cittadini a poter decidere se adeguarsi o meno a questa politica ambientale. Non vi saranno, infatti, né tasse sulle auto più inquinanti né tantomeno incentivi per le auto a minor emissione. Il cambio insomma sarà su base volontaria.

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