a cura di Redazione Automobilismo - 03 giugno 2019

Emissioni di CO2: in Europa limite di 59 g/km per il 2030 ma gli USA non ci stanno

Un taglio del 37,5% fra 2021 e 2030 che porterà a una emissione massima di CO2 di 95 g/km per il 2021, di 80,75 g/km per il 2025 e di 59,37 g/km per il 2030 e che creerà non pochi problemi per la maggior parte delle Case costruttrici, soprattutto quelle di auto sportive e supersportive. In compenso in America Donald Trump boccia la manovra affermando di non credere ai cambiamenti climatici.

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Dopo una lunga diatriba e continui rinvii il Parlamento Europeo ed i rappresentanti dei Paesi membri dell'UE hanno finalmente trovato l'accordo definitivo per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica (CO2) emessa dalle auto e responsabile dell’effetto serra e quindi del surriscaldamento globale che sconvolge il clima. L'accordo però non soddisfa nessuno ma è anzi una via di mezzo tra quanto richiesto dall'Unione Europa, che puntava a una riduzione del 50%, e quanto prospettato dagli Stati membri, che invece puntavano a una riduzione massima del 35%. Secondo, infatti, le ultime fonti giunteci in redazione l'emissione media di CO2 all'intero del Vecchio Continente dovrà essere ridotta del 37,5% entro il 2030 rispetto ai limiti previsti per il 2021 (95 g/km). Un obiettivo che dovrà essere raggiunto per tappe intermedie con un calo del 15% tra il 2021 ed il 2025, così da raggiungere gli 80,75 g/km nel 2025, e un calo del 37,5% tra il 2021 ed il 2030, così da ottenere il risultato finale di 59,37 grammi di CO2 al chilometro fra tutti i modelli a listino di una casa automobilistica entro il 2030.

Visti i precedenti limiti di 130 g/km, obbligatori dal 2010, e i 95 g/km, previsti per il 2021 e già difficilmente raggiungibili dalle Case automobilistiche, i nuovi limiti imporranno uno sforzo notevole alle Case automobilistiche per poter essere raggiunti e non pochi problemi per la maggior parte di queste case, soprattutto per quelle produttrici di auto sportive e supersportive. Sforzi che comporteranno senza ombra di dubbio la sempre maggiore diffusione di modelli ibridi ed elettrici (vetture ad emissioni zero o bassissime). Non va però dimenticato che la sempre maggiore diffusione dei mastodontici e pesanti SUV e il forte calo nella vendita di motorizzazioni diesel (minori emettitori di CO2 rispetto ai benzina) remeranno sicuramente contro questa forte volontà di ridurre le emissioni di CO2 in Europa. Rispettare i nuovi limiti sulle emissioni di CO2 previsti per il 2021 sarà, infatti, impossibile senza le motorizzazioni a gasolio con “costosi” guai in vista per la maggior parte dei costruttori.

Ecco perché la stessa ACEA, l’associazione che raggruppa i costruttori di auto, ha definito questi tagli irrealistici e fortemente pericolosi perché costringeranno tutta la filiera dell’industria automotive ad una trasformazione radicale in tempi record per potersi adeguare alle nuove e più stringenti normative. Il nuovo regolamento sulle emissioni di C02 in Europa prevede, infatti, che ogni costruttore per il 2021 dovrà avere una media massima di emissioni di tutte le auto dei propri marchi e della propria gamma di 95 g/km di CO2. Se questo limite massimo non dovesse essere rispettato allora i costruttori, colpevoli dello sforamento, si troverebbero a dover fare i conti con multe salatissime anche di miliardi di euro. Non per niente la multa prevista dal nuovo regolamento per chi sfora questo nuovo limite si quantifica in 95 euro per grammo di CO2 oltre il limite moltiplicato per il numero di auto vendute nel 2020 e 2021 e tolto solamente il 5% dei veicoli più inquinanti che non verrà conteggiato per il solo anno 2020.

Detto questo non sono sicuramente incoraggianti i dati che ci sono giunti in redazione che disegnano un quadro abbastanza allarmante. Secondo, infatti, le analisi condotte dalla Jato Dynamics, nel 2018 le emissioni complessive di CO2 nei 23 mercati europei analizzati sono addirittura aumentate, passando a 120,5 g/km, rispetto ai 118,1 g/km del 2017. Questo aumento sarebbe stato causato da un lato dalla sempre maggiore diffusione di Suv e crossover - auto pesanti, poco aerodinamiche e a volte molto potenti - ma dall'altro dai continui divieti sul diesel, dalla insistente demonizzazione delle unità a gasolio e quindi dalla minore vendita di nuove auto a gasolio, minori emettitrici di CO2 rispetto alle corrispettive versioni a benzina. Questa tragica situazione potrebbe persino riproporsi e perdurare anche nei prossimi anni se non si farà qualcosa per invertire la tendenza.

Se ciò dovesse accadere si arriverà un ulteriore aumento delle emissioni medie di CO2 delle nuove auto vendute, dovuto al fatto che le auto a benzina (in crescita) producono più emissioni di CO2 delle auto diesel (in calo costante) e che l’incremento delle auto ad alimentazione alternativa, pur in forte crescita, non è sufficiente ad abbassare il livello medio delle emissioni delle nuove auto immatricolate. Attualmente sembra siano solo 5 i gruppi industriali in grado di rispettare il limite delle emissioni medie in base al rapporto offerta/quantità di auto vendute/debutto di nuovi modelli. Per tutti gli altri costruttori di automobili se la situazione non cambia potranno essere applicate multe salatissime da pagare. Insomma, una manovra quella Europea che sembra proprio sbagliata nei tempi e nei modi e che, al momento, rischia solo di penalizzare il privato e le aziende con possibili effetti recessivi sul mercato, sull’occupazione e sulle entrate fiscali.

Ecco perché l'ANFIA (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) ha espresso su questo argomento tutto il suo grido di allarme, affermando che: "Per raggiungere il target del 2021 di 95 g/km di CO2 nell'Unione Europea, occorre che la media delle emissioni si riduca ancora di 23,5 g/km, un’impresa impossibile senza il contributo delle auto nuove diesel, che producono meno CO2 delle auto a benzina, o senza un aumento esponenziale di auto elettriche, impensabile con l’attuale rete infrastrutturale di ricarica e senza un sostegno economico prolungato alla domanda, visto il mix del mercato". Timori confermati dalle analisi della Jato Dynamics che profetizzando il più nero degli scenari ha affermato come il Gruppo di Wolfsburg si troverebbe a dover pagare una multa di 9,19 miliardi di euro se non scendono dai 121,2 g/km del 2018 ai 94,6 del 2021, il Gruppo PSA si troverebbe a dover pagare 5,39 miliardi di euro, la Renault 3,57 miliardi, il gruppo FCA 3,24 miliardi, la BMW 2,66 miliardi, la Hyundai-Kia 2,88 miliardi, la Ford 2,56 miliardi, la Daimler 3,01 miliardi, la Nissan 1,14 miliardi, la Volvo 0,77 milioni e la Toyota 0,55 milioni.

Come se non bastasse, a rendere tutta questa storia ancor più una presa in giro, ci ritroviamo con un Vecchio Continente, nel quale i limiti sulle emissioni inquinanti delle auto sono tra i più restrittivi al mondo, e con un’America e un’Asia dove questi valori o sono decisamente più bassi o non vengono rispettati o non vengono persino presi in considerazione, affermando, vedi Donald Trump, come il riscaldamento globale sia solo una bufala. Insomma due pesi e due misure e chi ne paga le conseguenze sono soprattutto gli automobilisti europei costretti a spendere di più.

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