a cura di Redazione Automobilismo - 01 November 2018

Elettriche: per MOTUS-E non sono più inquinanti delle Diesel Euro 6

Nessuna emissione di particolato e NOx, minori emissioni di C02 grazie alle fonti rinnovabili e nessun problema per la maggiore richiesta energetica, sono, secondo l’Associazione italiana, gli assi nella manica della mobilità elettrica.
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    Vi ricorderete sicuramente il nostro precedente articolo “Auto elettriche: nel ciclo vita inquinano più dei moderni diesel Euro 6” nel quale davamo spazio all’opinione, esposta dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e da due diversi studi americani, secondo la quale “se si prendono in esame le più moderne vetture diesel Euro 6 e le nuove auto elettriche e si considera l’intero ciclo vita di queste auto cioè dalla loro progettazione fino al loro smaltimento, passando per il loro utilizzo, si scopre come i diesel siano in grado di emettere un minore quantitativo di CO2 rispetto alle elettriche”. Nello stesso articolo sia il CNR che l’ARPA avevano rincarato la dose dichiarando che “i moderni diesel hanno raggiunto un tale livello di post trattamento da permettere loro di emettere una quantità di polveri anche inferiori a quelle emesse dai freni e dagli pneumatici” e che “il PM10 generato dai motori diesel è diminuito costantemente in questi anni al punto che pesa ormai, sul totale delle polveri sottili cittadine, quanto l'usura dei freni e degli pneumatici dei veicoli”.

    Un diverso punto di vista

    Ora però ci sembra giusto dare spazio anche alla controparte. Proprio per questo abbiamo deciso di farvi sapere anche il punto di vista di MOTUS-E, la nuova associazione, fondata da Enel X con altri 6 soci, che si prefigge di promuovere lo sviluppo della mobilità elettrica nel nostro Paese grazie all'apporto sinergico di forze industriali, accademiche e di movimenti di opinione, consumatori e associazioni ambientaliste. Secondo l’associazione italiana: “C’è un concetto fondamentale che sta alla base di qualsiasi riflessione seria in materia di automobili e ambiente: bisogna combattere l’inquinamento locale nelle città, che non è solo costituito dalle emissioni dei gas climalteranti fra cui la CO2 (che hanno impatti a larga scala) ma da altri inquinanti, come particolato e NOx, che influenzano in modo importante la qualità della salute in ambito urbano. Per tali inquinanti, non c’è partita: la auto elettriche non li generano (escludendo la quota di PM relativi agli pneumatici e al risollevamento del manto stradale, che ha tuttavia un contenuto di carbonio elementare significativamente minore rispetto ai prodotti della combustione)”.

    Diverse variabili in gioco

    MOTUS-E prosegue poi affermando che: “Per le analisi sulla CO2 riteniamo corretto che sia applicato un approccio LCA (Life Cycle Assessment) sulle emissioni dell’intero ciclo vita dei veicoli; aggiungiamo però che un approccio rigoroso per questo tipo di analisi è influenzato da vari fattori quali la chimica delle batterie, il luogo di produzione, la vita utile delle batterie e quelle dei veicoli”. Non va poi dimenticato che: “Fonti autorevoli, come gli studi JRC-EUCAR-CONCAWE sulle analisi WTW (Well-to-Wheel, dal pozzo alla ruota), consideravano già nel 2013 che un’auto elettrica alimentata al 100% da centrali a carbone di ultima generazione, aveva emissioni di CO2 (circa 120 g/km) comparabili con quelle delle auto endotermiche di oggi secondo il ciclo NEDC”.

    Questione di fonti rinnovabili

    L’associazione italiana ha poi concluso: “È opportuno ricordare infatti che nel 2017 l’Italia ha soddisfatto il 49% della sua domanda di energia elettrica attraverso fonti rinnovabili; quindi per i detrattori si può dire che è un paese potenzialmente più appetibile per questa tecnologia. È inoltre stato calcolato da più parti che la domanda aggiuntiva dei veicoli elettrici in termini di energia si potrebbe soddisfare abbastanza facilmente, proprio attraverso l’energia rinnovabile. L’RSE calcola ad esempio che qualora si sostituissero 33,7 milioni di auto private in Italia con auto elettriche, uno scenario a dir poco fantasioso, sarebbero necessari 64 TWh aggiuntivi di energia prodotta, pari al solo 19% della produzione attuale”. Insomma: “In termini di potenza del parco di generazione significherebbe installare circa 16,5 GW aggiuntivi (fra 8,5 GW di cicli combinati a gas, 5 GW di fotovoltaico e 3 GW di eolico). Su un orizzonte di 10 anni si potrebbe ritenere facilmente raggiungibile (basti pensare che fra il 2009 e il 2013 sono stati installati 17 GW di solo Fotovoltaico)”.

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