a cura di Redazione Automobilismo - 03 dicembre 2018

Donald Trump furioso contro General Motors

Il Tycoon americano ha tuonato contro GM intimandole di smettere di produrre in Cina e Messico pena il taglio di tutti gli aiuti, inclusi quelli per le auto elettriche.

La notizia è di quelle abbastanza pesanti. Il colosso General Motors ha, infatti, annunciato di voler chiudere ben 7 stabilimenti produttivi tra Stati Uniti e Canada con un inevitabile taglio di oltre 14 mila dipendenti, circa il 15% della forza lavoro tra gli stabilimenti del Nord America. Se però Wall Street brinda alla manovra economica, facendo schizzare i titoli GM di oltre 7 punti percentuali, tanto il sindacato dei metalmeccanici quanto il Presidente americano sono subito insorti contro questa scelta molto dura per un mercato già in crisi.

Stop agli aiuti per le lettriche

I rapporti tra Donald Trump e Mary Barra, l’amministratore delegato di GM, erano ai ferri corti già dallo scorso anno quando il Tycoon aveva intimato a GM di smetterla di produrre in Messico per poi esportare negli Stati Uniti ma di ritornare a produrre negli States se non avrebbe imposto loro forti dazi alle dogane sulle merci introdotte in America. Dopo però la decisione del colosso americano di sospendere la produzione in ben 7 stabilimenti americani, il presidente Trump ha definitivamente sbottato e in un tweet ha dichiarato: “Sono molto deluso da General Motors e Mary Barra per le chiusure degli impianti in Ohio, Michigan e Maryland. Niente viene chiuso in Messico o Cina”. “Gli Stati Uniti hanno salvato GM, e questo è il grazie!”. “Stiamo valutando il taglio di tutti gli aiuti a GM, inclusi quelli per le auto elettriche”. Il Tycoon, riferendosi al salvataggio di Stato di GM sotto l’amministrazione Obama continua: “Il paese ha fatto molto per Gm, non sono contento”. “Dovrebbe smetterla di produrre auto in Cina: dovrebbe produrle invece negli Usa”.

Decisione necessaria

Il colosso automotive americano difende però le sue scelte definendole essenziali e necessarie soprattutto in un periodo storico come questo di forte rallentamento dell’economia e dell’industria. Una situazione ulteriormente aggravata dal rallentamento nelle vendite e nelle esportazioni e dalla guerra commerciale tra Stati Uniti e il resto del mondo che ha scatenato inevitabilmente forti dazi alle dogane che hanno fatto salire i prezzi delle materie prime come acciaio e alluminio. L’amministratore delegato Mary Barra ha, infatti, commentato: “Gm si vuole adattare a “un’industria che cambia rapidamente e a condizioni di mercato che cambiano rapidamente”. “Assumiamo queste decisioni ora mentre l’economia è ancora forte e mentre la società è forte”. Certo la decisione di GM porterà a un risparmio per l’azienda di ben 6 miliardi di dollari che potranno essere inseriti negli investimenti previsti sulle auto elettriche e autonome. Per Trump però questa scelta si configura come un ulteriore schiaffo morale perché va a toccare proprio quegli stati del Midwest che lo avevano aiutato a conquistare la Casa Bianca nel 2016 in cambio della promessa di una ripresa dell’industria automobilistica e della creazione di numerosi posti di lavoro al grido di America First.

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