Coronavirus: possibile modifica ai limiti di CO2 della Unione Europea

La pericolosa pandemia di Covid-19 potrebbe persino innescare una revisione dei limiti sulle emissioni nocive che le Case automobilistiche ad oggi sono obbligate a rispettare.

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Le forti restrizioni alla mobilità, introdotte per cercare di contenere quanto più possibile il diffondersi del contagio da Coronavirus, hanno portato in questi giorni a una netta riduzione del traffico urbano ed extraurbano e allo stesso tempo alla stop temporaneo di molte delle attività industriali. Questi due fattori non potevano che generare tra le tante conseguenze negative una conseguenza comune e positiva che si traduce in una apprezzabile riduzione delle emissioni nocive nell’aria che noi tutti respiriamo (precisiamo che a scendere sono stati l’anidride carbonica CO2 e gli ossidi di azoto NOx ma non il particolato PM e le polveri sottili). A parte questa precisazione su quali siano le sostanze nocive o climalteranti a essere diminuite o meno e su quali siano i fattori che maggiormente abbiano influenzato questa riduzione o su quali tra questi fattori possano essere giustamente ritenuti come i maggiori produttori di sostanze nocive e inquinati, ciò che è certo è che seppur in minima parte o in misura parziale l’aria delle nostre città sembra essere migliorata. Ora però che tutti festeggiano a questo miglioramento sarebbe bene di ripensare un attimo alle normative sulle emissioni, impostate dall’Unione Europea, che ad oggi tutte le Case automobilistiche devono rispettare.

Si perché se ai cittadini non è permesso uscire di casa se non per ragioni valide e comprovate e non gli viene permesso nemmeno di girare con le proprie auto è ovvio che questi non si potranno nemmeno recare nelle concessionarie che oltretutto in questo periodo potrebbero essere giustamente chiuse per evitare il contatto tra possibili positivi asintomatici al Coronavirus. Tutto questo si traduce in minori vendite delle auto nei concessionari e quindi in minori incassi da parte delle Case automobilistiche che quindi non potranno investire un capitale sufficiente per la ricerca di misure necessarie e lo sviluppo di tecnologie ideali al contenimento e alla riduzione dell’inquinamento prodotto dai loro stabilimenti, dalle loro automobili e dai motori da loro progettati e costruiti. Se calano gli introiti per le Case sarà sempre più difficile diventare green e quindi con una gamma totalmente o in buona parte elettrificata entro il 2030. Sarà quindi ancora più difficile per loro riuscire a rispettare le già super stringenti normative sulle emissioni che l’unione Europea ha imposto ai Costruttori automotive. Se poi non dovessero riuscirci le Case sarebbero passibili di pesanti multe, sanzioni talmente elevate che farebbero sicuramente saltare non pochi posti di lavoro in un settore che ad oggi, stando ai dati dell’Acea conta ben 14 milioni di lavoratori. Ecco perché da più parti sta paventando l’idea di chiedere alla UE una revisione dei limiti imposti sulle emissioni di CO2 così da impedire che una ulteriore mazzata economica possa far crollare un settore già in forte crisi con la chiusura di Case automobilistiche che danno lavoro a una miriade di cittadini comunitari. Di parere naturalmente contrario tutti gli ambientalisti che vedono questa analisi come fin troppo opportunistica. Per loro l’unione Europea potrebbe cogliere il momento di crisi per invitare le Case a ridurre i prezzi delle elettriche, accelerando ancora di più il processo di abbandono dei motori a combustione interna.

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