a cura di Redazione Automobilismo - 07 giugno 2019

Carburanti: il barile cala ma la colonnina non scende

Nonostante il calo del prezzo del greggio degli ultimi giorni, il prezzo alla colonnina non sembra aver ricevuto lo stesso trattamento. Il Codacons parla di speculazioni sulle tasche degli italiani in viaggio.

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Siamo alle solite, dopo un periodo di continui aumenti del costo del barile del petrolio greggio, aumenti a cui sono seguiti inevitabilmente forti ripercussioni anche sul prezzo finale alla colonnina, siamo ora di fronte a un periodo di continua decrescita del prezzo con il petrolio ai minimi da circa sei mesi. Purtroppo però questa volta a una seppur minima ma comunque costante discesa dei prezzi del greggio non è corrisposta un eguale diminuzione del prezzo dei carburanti dai benzinai che, invece, sono rimasto quanto mai stabili. Ma perché è successo tutto ciò?

Se inizialmente il prezzo del barile di greggio aveva ripreso a salire a causa del riacutizzarsi dei conflitti e delle discordie nei Paesi del Medio Oriente, in un secondo momento la nuova guerra dei dazi tra Usa e Cina e la paura di un possibile rallentamento dell’economia globale ha portato nuovamente a ribasso le quotazioni del petrolio con il Brent che ha toccato quota 62,04 dollari al barile e il Wti che ha fatto segnare 53,23 dollari.

Un calo considerevole a cui non è susseguito però un equivalente o seppur minimo calo nei prezzi praticati sul territorio. Il prezzo medio nazionale ancora oggi praticato alle colonnine self è pari a 1,625 per la benzina e 1,514 per il diesel. Se si guarda poi il servito i prezzi schizzano a 1,735 per la verde e a 1,636 per il gasolio. Una situazione inconcepibile secondo il Codacons il quale ha tenuto a sottolineare come il dato sull’inflazione di maggio diffuso dall’Istat dimostra in modo inequivocabile le speculazioni sui prezzi dei carburanti registrate in Italia in occasione delle partenze degli italiani per le festività di Pasqua e i ponti.

Un incremento, insomma, assurdo e motivato esclusivamente dallo scopo di lucrare sulle tasche degli italiani in partenza per le numerose festività tra Pasqua e il 2 giugno. Uno scherzetto che è costato agli italiani la bellezza di 110 milioni di euro solo per le maggiori spese di rifornimento e che ha portato a un incremento nell’inflazione con una conseguente maggiore spesa annua per tutte le famiglie sul fronte dei consumi.

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