a cura di Redazione Automobilismo - 12 aprile 2019

Biodiesel: cosa c'è da sapere?

Ottenuto da fonti rinnovabili, il biodiesel è un combustibile che viene attualmente addizionato al normale gasolio, seppur in percentuale minima, ma che può in alcuni casi anche essere utilizzato da solo.
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Il metodo di produzione classico del biodiesel tradizionale prevede un processo di Transesterificazione degli oli vegetali dove una parte di olio vegetale (Trigliceride) viene addizionato al Metanolo per formare il biodiesel e la Glicerina. Il risultato è un liquido trasparente color ambra con una viscosità simile a quella del gasolio derivato dal petrolio. Non può però essere definito semplicemente come un olio vegetale anche se questo, come dicevamo, è ottenuto da fonti rinnovabili come gli oli vegetali, di colza o di girasole, e i grassi animali.

Pro e contro

Nel Bel Paese il biodiesel è utilizzato principalmente per alimentare impianti di riscaldamento o come combustibile per l'autotrazione in alcune aziende di trasporto pesante. Per le auto, invece, se ne fa un uso molto marginale perché non può essere utilizzato in forma pura in quanto è un prodotto con scarsa stabilità chimica; favorisce la contaminazione batterica e il conseguente intasamento dei filtri a causa della presenza nella molecola di ossigeno e della conseguente elevata affinità nei confronti dell’acqua; ha un basso contenuto energetico e produce il fenomeno della diluizione dell’olio lubrificante, avendo caratteristiche chimico-fisiche differenti da quelle degli idrocarburi che costituiscono il gasolio. Il biodiesel, pertanto, non essendo un componente completamente idrocarburico può presentare, ad alte concentrazioni, problemi di compatibilità con la matrice fossile a cui viene additivato. Infine, non è compatibile con i sofisticati impianti di iniezione e i sistemi di trattamento dei gas di scarico delle diesel più moderne. Per tutti questi motivi può essere miscelato con il gasolio classico in quantità non superiore al 7% (blending wall) - percentuale stabilità dalla normativa europea - fungendo in questo modo una veste di additivo con funzione molto lubrificante. Il biodiesel ha però anche dei vantaggi come la sua assenza di tossicità, l'elevata accendibilità e la biodegradabilità. Con il suo utilizzo si riducono le emissioni di monossido e di biossido di carbonio e quelle di polveri sottili perché non contiene praticamente idrocarburi aromatici mentre incide maggiormente a livello di emissioni di ossidi di azoto.

Green diesel

Esiste però anche un'alternativa al comune biodiesel e sarebbe il Green diesel, il biodiesel ottenuto a Eni non con il classico processo di Transesterificazione degli oli vegetali ma con un nuovo processo denominato Ecofining. Questo metodo innovativo prevede l'idrogenazione degli oli vegetali (HVO = Hydrotreated Vegetable Oil) in cui una parte di olio vegetale (Trigliceride) viene addizionato con un gas ricco di Idrogeno (H2) per formare Green diesel + acqua. In sostanza il metodo Ecofining è un processo Stand Alone a due stadi (idrodeossigenazione + isomerizzazione) che, utilizzando l’Idrogeno al posto del Metanolo, consente di rimuovere completamente l’Ossigeno presente negli oli vegetali di partenza e di ottenere un prodotto idrocarburico privo di ossigeno perfettamente compatibile con il diesel fossile. In questo modo il Green diesel si trova ad essere composto soltanto da paraffine e isoparaffine pure che gli garantiscono un’ottima stabilità chimica ed un'elevata compatibilità con il diesel fossile al punto da poter essere additivato fino ad oltre il 30%. Essendo, inoltre, composto da molecole apolari, risulta idrorepellente ed evita la contaminazione batterica ed il conseguente intasamento dei filtri. Forte, infine, degli atomi di idrogeno, possiede un alto numero di cetano e un maggiore potere calorifico che assicurano una migliore combustione.

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