a cura di Redazione Automobilismo - 08 maggio 2019

Auto elettriche: il vero problema potrebbero essere le batterie

L'utilizzo di fonti non rinnovabili, l'incontrollata estrazione dei minerali, lo sfruttamento del lavoro minorile e il non sufficiente riciclo delle batterie esauste renderebbe la mobilità elettrica una finta soluzione ai problemi di inquinamento che attanagliano il nostro pianeta.
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Siamo sicuri che allo stato attuale delle cose la mobilità elettrica sia realmente a emissioni zero e a zero impatto ambientale? Purtroppo con gli attuali metodi di estrazione dei metalli utili alle batterie, con gli odierni metodi di riciclo delle batterie esauste e con le fonti non rinnovabili utilizzate per la produzione dell'energia elettrica siamo ben lontani da quella mobilità "green" che con tanta enfasi viene decantata e acclamata. La mobilità elettrica potrebbe si essere una buona soluzione per un futuro più pulito e sostenibile ma non con i presupposti con i quali è partita ed è utilizzata al giorno d'oggi. Se da un lato, infatti, si cercano di risolvere i problemi di inquinamento del nostro pianeta e dell'aria che respiriamo, dall'altro non si devono innescare nuove problematiche relative allo sfruttamento del nostro territorio e all'estrazione di metalli preziosi. Insomma, non si può e non si deve spostare la fonte di inquinamento o ancora non si può spegnere una fonte per accenderne una nuova.

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Per la fabbricazione delle batterie servono litio, cobalto, manganese, nichel, tellurio, gallio, argento, indio, rame e alluminio. Metalli pesanti e minerali preziosi che potrebbero presto sostituire il petrolio diventando il nuovo oro con l'immancabile aumento spropositato dei prezzi al crescere della domanda e con la frenetica corsa alla massima estrazione fino a depauperare in pochissimo tempo le risorse del nostro pianeta e creare un vero e proprio degrado del territorio proprio nelle zone di estrazione. L'estrazione e la lavorazione di questi metalli, indispensabili per la produzione degli accumulatori, sarebbero poi fortemente dispendiose dal punto di vista energetico e starebbero già creando inquinamento e condizioni di lavoro totalmente inadeguate con violazione dei diritti umani e sfruttamento del lavoro minorile.
Un pò come accade nella Repubblica Democratica del Congo dove sono costretti a lavorare perfino i bambini o fra Argentina, Bolivia e Cile, dove si parla da tempo di contaminazione delle falde acquifere o ancora in Australia, dove uno stabilimento per l’estrazione del nickel è stato chiuso perché sversava liquidi tossici nell’area della Grande barriera corallina. Se poi i paesi che producono questi accumulatori utilizzano energia elettrica ricavata principalmente da carbone e altre fonti fossili (come Cina, Corea del Sud e Giappone), capite bene come questa mobilità elettrica diventi sempre meno eco-sostenibile.
In ultimo non va dimenticato che con il crescere frenetico della domanda nel breve periodo si potrebbe arrivare a un depauperamento di tutte le scorte di minerali chiave come nichel, litio e cobalto. Le Case automobilistiche sembrano averne già preso atto e secondo gli ultimi studi attorno al 2050 le riserve globali di cobalto non saranno sufficienti e la stessa domanda di litio avrà bruciato quasi il 90% delle riserve mondiali. Questo porterà sicuramente a una sempre più frenetica ricerca di nuovi giacimenti minerari che potrebbe degenerare, se non ben regolamentata, in una estrazione quanto mai selvaggia. Essenziale per scongiurare un finale così catastrofico dovrà essere una intensa attività di riciclo, pratica che al momento non viene effettuata con sufficiente impegno.
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