a cura di Redazione Automobilismo - 11 luglio 2019

Auto elettrica: per FCA possibile futuro non roseo

Senza partner strategici o importanti alleanze, l’avvento dell’auto elettrica potrebbe essere per FCA una bella problematica di non facile soluzione.

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Sebbene molti la vedano come la panacea a tutti i mali – all’elettrico è, infatti, attribuito il compito di salvarci dall’inquinamento che ora attanaglia il nostro pianeta ma soprattutto le nostre città e di liberarci dalla schiavitù nei confronti dei combustibili fossili e nella fattispecie dall’oro nero (il petrolio) – la mobilità elettrica potrebbe non essere così un toccasana per molti attuali giocatori del settore automotive.

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E’, infatti, assodato da numerosi studi accreditati di come la mobilità elettrica potrebbe portare a un netto calo dell’occupazione nei settori attualmente direttamente coinvolti con la filiera automotive e con la produzione e la realizzazione delle auto a combustione per come oggi le conosciamo, cioè con motore endotermico. Certo, l’instaurarsi dell’industria delle auto a batteria porterà all’assunzione di nuove e qualificate figure in questo campo ma il conto finale rimarrà comunque negativo con un certo vantaggio del numero di coloro i quali perderanno il lavoro rispetto a coloro i quali, invece, troveranno una nuova opportunità lavorativa in questo ambito.

La motivazione è presto detta: le auto elettriche sono più semplici, sono composte da un minor numero di componenti, una volta in serie possono essere prodotte a prezzi più bassi, sono più facili da realizzare, comportano però minori guadagni per le aziende e generano inevitabilmente maggiore concorrenza anche da parte di player che fino ad oggi si erano occupati di tutt’altro. La relativa facilità di costruzione si trasformerà anche in una minore necessità di manodopera per realizzarle che porterà inevitabilmente a un cospicuo taglio nella forza lavoro.

In seconda luogo se questa nuova mobilità a zero emissioni promette di liberarci dalla schiavitù nei confronti dei Paesi produttori di petrolio e mira a renderci liberi dalla dipendenza dai combustibili fossili, la stessa mobilità a batteria non potrà però prescindere dai materiali preziosi con i quali le batterie vengono prodotte e non potrà allo stesso modo non dipendere dai Paesi nei quali questi metalli vengono estratti e dai luoghi in cui questa tecnologia si è affermata per prima, consentendo loro di primeggiare sulla scena internazionale a livello di know-how tecnologico in questo campo. Insomma tolto un “padrone” se ne fa un altro con tutte le conseguenze del caso come la dipendenza dalla Cina, la deturpazione dei territori per l’estrazione dei metalli preziosi e lo sfruttamento del lavoro minorile all’interno di queste miniere.

Tralasciando pure tutte le questioni inerenti a se una vettura elettrica sia veramente ecologica nel proprio ciclo vita e se questa sia più o meno virtuosa dal punto di vista ambientale rispetto a un diesel di ultimissima generazione o rispetto a un motore a gas metano, non va dimenticato che le tanto criticate batterie (problemi di autonomia, di velocità di ricarica, di utilizzo a fine vita, di riciclo e smaltimento) sono ad oggi realizzate in Asia e solo assemblate dalle Case costruttrici in Europa che, dovendole acquistare, ne riescono a ricavare un profitto pressoché minimo da un componente che ad oggi equivale a circa un terzo del valore nelle auto premium e oltre la metà in quelle mass market.

Capite bene quindi come una delle possibili soluzioni per non affondare in questa situazione non certo rosea per il settore automotive sia quella di non precludersi alcuna possibilità/alternativa per il futuro e di stringere quanto prima alleanze o partnership strategiche che possano tornare utili nel passaggio dalla mobilità a combustibili fossili, come oggi la conosciamo, a quella a batteria, auspicata negli anni a venire. Una scelta che non solo permetterebbe ai costruttori di non trovarsi impreparati di fronte alle nuove sfide che il mercato e le istituzioni stanno imponendo/richiedendo ma che consentirebbe loro di realizzare soluzioni, architetture e business insieme per ridurre i costi di sviluppo.

In caso contrario si rischia davvero di andare incontro a un lento ma inesorabile declino ed è per questo che non capiamo come mai FCA sia l’unica che ancora ad oggi non si è trovato un valido partner con il quale affrontare questa nuova avventura. Un po' tutti i maggiori costruttori, chi in un modo chi in un altro, hanno stretto importanti alleanze strategiche mentre FCA ci aveva provato con il colosso Renault ma la cosa non è andata a buon fine. Non ci resta che sperare per FCA che i colloqui con il Gruppo riprendano quanto prima perché è innegabile che il tempo sia sempre più tiranno.

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