a cura di Redazione Automobilismo - 28 October 2020

Ibrido plug-in: inquinamento pari a benzina e diesel

Le emissioni reali di CO2 non sarebbero inferiori a quelle di un qualunque motore endotermico. A rivelarlo uno studio che ne spiega i motivi.

Uno studio del Fraunhofer ISI Institute e l’International Council on Clean Transportation (ICCT) rivelerebbe come, diversamente rispetto a quanto fino a ora ci hanno sempre detto e fatto credere, la maggior parte dei modelli ibridi plug-in (PHEV) attualmente in circolazione non sarebbero più rispettosi dell'ambiente delle omologhe versioni con motore a combustione interna (ICE). La motivazione sarebbe da ricondurre alla reale autonomia in modalità puramente elettrica garantita da questi modelli, una percorrenza ancora fortemente limitata che si riduce ancora di più quando si passa dal dichiarato alla reale percorrenza su strada. A questo va aggiunto il non trascurabile aggravio di peso che questi modelli sono costretti a portarsi dietro a causa del pacco batteria, del motore elettrico e di tutto il sistema di ricarica.

Capite bene quindi che questi modelli, se non vengono ricaricati a dovere e con una certa regolarità o non vengono guidati in modo opportuno o ancora utilizzati sui percorsi a loro più congeniali, arrivano a produrre emissioni di CO2 addirittura più elevate di quelle di un tradizionale motore diesel o benzina di ultimissima generazione. Di quanto più elevate? Nel migliore dei casi, un'auto ibrida plug-in produce emissioni medie di CO2 che sono il doppio di quelle dichiarate dalle Case automobilistiche mentre nel peggiore dei casi l'emissione di CO2 delle PHEV è quattro volte superiore ai dati ufficiali. Lo studio del Fraunhofer ISI Institute e dell'ICCT hanno poi sottolineato come questo dato così negativo sia dato dal fatto che molto spesso queste auto vengono utilizzate e guidate in modo scorretto cioè con percorrenze superiori a quelle garantite dalla sola modalità elettrica o su percorsi a loro poco congeniali come quelli autostradali o extraurbani dove l’aiuto o l’influenza dell’elettrico diventa marginale se non addirittura nullo.

Per gli studiosi, inoltre, questi modelli dovrebbero offrire un’autonomia chilometrica in modalità esclusivamente elettrica maggiore se non persino doppia, arrivando a coprire fino a circa 100 km/h con la sola batteria. Questa maggiore autonomia andrà però poi sfruttata, ricaricando il più possibile il pacco batteria e non il serbatoio di carburante e optando per percorsi che ne permettano il massimo sfruttamento possibile ricorrendo al minimo al motore termico. Insomma se non si rispettano ben determinate condizioni le ibride plug-in risultano delle vetture conformi solo sulla carta in quanto nella vita reale le loro emissioni di CO2 si rivelano pressoché identiche a quelle dei modelli con motore termico - un escamotage con effetti non indifferenti sulle vendite se sommato ai generosi incentivi offerti dai Governi.

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