a cura di Redazione Automobilismo - 30 July 2020

Jeep Compass e Renegade 4Xe: come è fatto il sistema ibrido plug-in?

Un motore termico più due motori elettrici garantiscono la trazione integrale, potenze fino a 240 Cv e autonomie fino a 50 chilometri a zero emissioni.

Presentate allo scorso Salone di Ginevra 2019 e prodotte nello stabilimento di Melfi, le nuove Jeep Compass e Renegade sono la chiara intenzione del costruttore americano di voler abbracciare l’elettrificazione per abbattere consumi ed emissioni della sua gamma. Proposte a un prezzo base rispettivamente di 44.400 e 38.500 euro, sono caratterizzate da un powertrain ibrido plug-in cioè con presa di ricarica e rappresentano i primi due modelli elettrificati del Brand americano.

Detto questo, come sono fatti meccanicamente queste nuove versioni ibride con presa di ricarica? Cosa le caratterizza veramente? A spingere entrambe troviamo il nuovo 1.3 litri 4 cilindri turbo benzina nelle varianti da 130 o 180 CV a cui è stato affiancato un motore elettrico capace di erogare da solo ben 60 CV e 250 Nm e di inviarli unicamente all’assale posteriore. A questi due motori, uno termico e uno elettrico, è stato poi aggiunto un terzo motore elettrico da 20 CV e 24 Nm questa volta collegato direttamente al motore termico così da realizzare due diversi obiettivi: aiutare l’endotermico oppure funzionare da generatore quando alimentato dal motore termico per ricaricare il pacco batteria agli ioni di litio da 11,4 kWh e 400 Volt, garantito 8 anni o 160.000 km.

Il motore elettrico posteriore da 60 CV e 250 Nm, denominato E-Axle, nasce dalla collaborazione fra GKN, che ha curato la parte meccanica e LGe, azienda coreana nel settore dell’elettronica e che si è occupata del motore elettrico. Al suo interno oltre al vero e proprio motore elettrico troviamo anche il riduttore a ingranaggi e il differenziale per un peso complessivo di soli 78 kg e un regime di rotazione massimo di 18.000 giri/min. Il motore anteriore, o meglio il moto-generatore anteriore da 20 CV e 24 Nm, collegato tramite cinghia al motore termico, è prodotto dalla LGe, è raffreddato ad acqua e ha un peso di soli 12 kg. La batteria, prodotta dalla LG Chem, ha una forma allungata perché prende il posto dell’albero di trasmissione e contiene al suo interno l'inverter e il sistema di climatizzazione.

Il pacco batteria servirà poi per alimentare il primo motore elettrico da 60 Cv che da solo sarà in grado di muovere i due modelli di casa Jeep tramite le sole ruote posteriori per una autonomia massima di 50 km a una velocità massima di 130 km/h e nella completa assenza di emissioni inquinanti e nocive. Nello stesso tempo però il motore elettrico può correre in soccorso al motore termico, specie in quelle situazioni di maggiore necessità, così da aiutarlo a erogare il massimo della performance con il più alto livello di efficienza. In questa condizione si raggiungono potenze complessive che si attestano rispettivamente intorno ai 190 o 240 CV. Una strategia che se da un lato permette l’adozione di una trazione integrale on demand, priva però di un vero e proprio albero di trasmissione, dall’altro garantisce consumi ed emissioni, secondo il ciclo di omologazione Wltp, estremamente contenuti. Si parla, infatti, di 2 litri di benzina ogni 100 km percorsi e di 50 grammi di CO2 al chilometro percorso.

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