a cura di Redazione Automobilismo - 05 luglio 2019

Antitrust: sede fiscale di FCA a Londra? Un bel danno per le casse dello Stato

Lo spostamento della sede fiscale di FCA a Londra è da considerarsi come “un rilevante danno economico per le entrate dello Stato".

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Roberto Rustichelli, neo presidente dell’Antitrust, durante la sua prima relazione annuale punta il dito contro quelle aziende italiane che, spostando la propria sede fiscale all’estero, producono un rilevante danno economico per lo Stato italiano. Prima fra tutte FCA che, con il recente trasferimento della propria sede fiscale a Londra e della sede legale e fiscale in Olanda delle sue società controllate, ha da un lato prodotto anch’essa un rilevante danno economico per le casse dello Stato e dall’altro e dall’altro ha messo in mostra la penalizzazione che subisce l'Italia dalla concorrenza fiscale all'interno della Ue.

Rustichelli poi prosegue puntando il dito contro la concorrenza fiscale messa in atto in alcuni paesi membri dell’Unione europea come Olanda, Irlanda, Lussemburgo e Regno Unito. Un vero e proprio dumping fiscale che mina la fiducia nel mercato unico e penalizza in particolare l’Italia con un danno annuo stimato tra 5 e gli 8 miliardi di dollari. Dopotutto la concorrenza fiscale genera esternalità negative che costano a livello globale 500 miliardi di dollari l’anno. Una concorrenza fiscale di cui, di fatti, beneficiano le più astute multinazionali e che pone le imprese italiane, soprattutto quelle piccole e medie, ma anche le grandi società la cui proprietà mantiene comportamenti fiscali lodevolmente etici nei confronti del nostro Paese, in una situazione di grave disagio competitivo.

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Non vanno poi dimenticate le pratiche di dumping sociale e contributivo che, favorite dalle delocalizzazioni, si sostanziano nello sfruttamento delle minori tutele previste per i lavoratori nei paesi dell’Est e contribuiscono a minare la solidità del mercato unico. Consuetudini ancora più inaccettabili quando incoraggiati attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche che, anziché essere rivolte a promuovere lo sviluppo dei territori, vengono strumentalmente impiegate in danno di altri Paesi, ovvero quando la decisione di un’impresa di trasferire altrove la produzione venga assunta dopo aver ricevuto aiuti pubblici per effettuare investimenti produttivi.

Non è un segreto, infatti, che l’Antitrust L’Antitrust negli ultimi 18 mesi abbia comminato sanzioni per un ammontare superiore a 1,27 miliardi, di cui oltre 1,19 miliardi in sede di enforcement antitrust e oltre 85 milioni in materia di tutela del consumatore. Ecco perché Roberto Rustichelli, neo presidente dell’Autorità, nella sua prima apparizione ufficiale in pubblico ha ricordato come sia indispensabile, dunque, ritrovare un approccio strategico comune a livello europeo per porre fine alle distorsioni del mercato attualmente esistenti, assicurando che l’imposta sia versata nel luogo in cui gli utili ed il valore sono generati.

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