Anidride carbonica (CO2): nel 2019 nuovo record in Europa

Nuovo record nel Vecchio Continente, il secondo più alto dal 2014, per il valore delle emissioni di anidride carbonica. La carente avanzata della mobilità elettrica sembra non sortire gli effetti sperati.

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La mobilità elettrica purtroppo tarda ad arrivare. Le problematiche sono sempre le stesse: eccessivi costi di acquisto, scarsa autonomia chilometrica, poca presenza di infrastrutture di ricarica lungo il territorio nazionale e lentezza nella procedura e nella fase di ricarica. Tutti questi “inconvenienti” continuano a far rimanere specie noi italiani un po’ scettici nei confronti di questa tipologia di mobilità alternativa. Il discorso però non sembra tanto diverso negli altri Paesi del Vecchio Continente, almeno stando ai livelli di sostanze inquinanti e nocive presenti nell’aria e registrate lungo tutto il 2019. Anche lo scorso anno, infatti, vi è stato in Europa un nuovo record, il secondo più alto dal 2014, per il valore delle emissioni di anidride carbonica (CO2). A dirlo è stato nientemeno che uno studio, condotto da Jato Dynamics, che ha sottolineato come lo scorso anno la media di CO2 nei 23 Paesi Ue è stata di 121,8 g/km, il terzo rialzo consecutivo ma anche del valore più alto dopo il 2014, quando le emissioni medie erano a 123,3 g/km.

L’analisi poi cerca di trarre delle conclusioni e di indicare quali potrebbero essere state le cause. Sicuramente la forte crociata contro il diesel che ha portato a una minore vendita di veicoli con motore a gasolio a fronte di una maggiore vendite di quelli con motore benzina, da sempre riconosciuti come maggiori produttori di anidride carbonica, non sta remando a favore del contenimento della CO2. Nello stesso tempo il calo nella vendita dei veicoli a gasolio non è stata compensata da una maggiore vendita di veicoli a batteria, da sempre riconosciuti come primi di emissioni inquinanti e nocive per lo meno a livello locale. Alla maggiore vendita di auto a benzina lo studio affianca poi la maggiore diffusione di vetture di segmento Suv, più pesanti e grosse dal punto di vista delle dimensioni e quindi sicuramente più energivore dal punto di vista dei consumi e più inquinanti sotto l’aspetto delle sostanze climalteranti e nocive. L’istituto ha concluso lo studio, incitando una maggiore diffusione dei veicoli a batteria in quanto pur avendo prodotto in media nel 2019 appena 63,2 g/km di CO2, ovvero quasi la metà dei veicoli diesel e benzina, rappresentavano ad oggi solo il 6% del mercato totale.

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