EPOCA: ALFA ROMEO GIULIA TI VS FIAT 1100 C

Quando, nel 1962, appare l’Alfa Romeo Giulia, la sua rivale Fiat è la 1500, forte dell’immagine delle “sorelle maggiori” 1800 e 2100. La berlina del Portello ha una linea innovativa ed efficiente. Entrambe indicano...

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Nella prima metà degli anni Sessanta, in Italia, una berlina media è una vettura di cilindrata compresa tra 1,3 e 1,6 litri. Il mercato in questo settore offre un’ampia scelta, tuttavia i modelli che da noi vanno per la maggiore sono la Fiat 1500 e l’Alfa Romeo Giulia TI, automobili in grado di soddisfare egregiamente i nuovi bisogni di mobilità delle famiglie.

Presentata nel 1961 accanto alla sorella 1300, la Fiat 1500 è pensata per il ceto medio, dove la clientela è formata da commercianti, impiegati pubblici e privati, piccoli imprenditori e agenti di commercio, insomma da figure professionali create dalla crescita dell’industria e dallo sviluppo economico del Paese.

Con la 1500 Fiat consolida la propria presenza in questo importante segmento del mercato e lo fa introducendo un discorso formale nato con le ammiraglie 1800 e 2100, in un periodo in cui il rinnovamento prendeva spunto da ciò che si disegnava in America.

Dopo un solo anno, nel 1962, appare l’Alfa Romeo Giulia TI, con cui la Casa milanese da un lato vuole occupare il segmento delle berline medie per diventare finalmente una vera e propria industria automobilistica, quale da sempre è il gigante di Torino; d’altro canto si vuole mantenere alta l’immagine di sportività delle proprie berline e conservare il primato prestazionale che esse detengono nei rispettivi segmenti. Viste le premesse, si può credere che si tratti di auto destinate a una fascia di utenza soltanto parzialmente sovrapposta, come lo erano state le antesignane Fiat 1200 Granluce e Alfa Romeo Giulietta TI pochi anni prima.

E invece entrambe finiscono per rivolgersi alla medesima clientela, entrando così in competizione diretta. Ma c’è un altro, importante aspetto che emerge negli anni immediatamente seguenti la presentazione di questi due modelli e che renderà la competizione più serrata: sono le nuove aspettative degli automobilisti, che richiedono auto più confortevoli e di migliori prestazioni. Tutte cose che a Torino, come a Milano, dettano le linee guida attorno a cui ruota l’evoluzione dei due modelli. La 1500 diviene così, al Salone di Torino del 1964, 1500 C, dove le novità introdotte sono comunicate da una moderata rivisitazione stilistica.

La Giulia TI resta immutata nel nome e nell’aspetto esterno, ma gli aggiornamenti ugualmente ci sono. Più confortevoli abbiamo detto? L’obiettivo è raggiunto nella berlina Fiat con l’aumento del passo di 80 mm che migliora l’abitabilità posteriore.

Nella Giulia TI le misure restano invariate, ma i sedili anteriori, con seduta formata da un unico divano, a richiesta si possono ottenere separati. E questo avviene nel maggio del 1964. Non è una configurazione per ora definitiva, perché il divano unico resta comunque la base.

Con i sedili separati, tuttavia, ne guadagna il comfort perché conducente e passeggero possono regolare singolarmente la posizione del sedile. È una cosa che oggi sembra ovvia, ma va tenuto conto che si veniva da un periodo in cui le famiglie erano più numerose di adesso e il divano unico consentiva di omologare la vettura per tre posti anteriori, comodo per le famiglie con quattro figli. Infatti, la Giulia TI alla presentazione è dichiarata omologata per sei persone. Con questa modifica e con il passaggio della leva del cambio dalla posizione al volante a quella a cloche, si perde un posto sulla carta di circolazione, ma se ne avvantaggia l’immagine di auto veloce che, in ultima sintesi, è ciò che il cliente Alfa Romeo cerca.

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Migliori prestazioni? La 1500 C guadagna tre cavalli di potenza (ora sono 75-DIN) e cinque chilometri orari di velocità massima, perché anche il cliente Fiat, pur dando minore importanza alla sportività, vuole una berlina grintosa. La Giulia TI in quanto a cavalleria resta tale a prima, ma si adottano (a partire da agosto 1963) più efficaci freni a disco sulle quattro ruote. Che la 1500 già alla presentazione aveva all’avantreno, mentre la Giulia era rimasta inizialmente ai tamburi ventilati, pur in una sofisticata configurazione con tre ceppi sui freni delle ruote anteriori.

Riguardo alle prestazioni, la Giulia TI non teme confronti, essendo avanti a tutta la concorrenza di cilindrata pari o vicina. La notevole potenza del suo bialbero di 1,6 litri (92 Cv-DIN), abbinata a un’ottima aerodinamica della carrozzeria che ha un Cx pari a 0,34 quando le berline dell’epoca hanno in media quasi una decina di punti in più, la spingono a 175 km/h, un valore allora superiore a molte vetture di due litri e anche oltre. Difatti lo slogan per lei coniato è “disegnata dal vento”.

A questo proposito va detto che l’Alfa Romeo dichiara, con un eccesso di prudenza, “oltre 165 km/h”, forse per sorprendere chi l’acquista con una prestazione superiore, del resto puntualmente riscontrata nelle prove condotte dalle riviste specializzate.

La 1500 C si ferma prima, ma i suoi 155 km/h rappresentano comunque un ottimo valore assoluto. Poi c’è il cambio da considerare, che nella Giulia, a differenza che nella rivale Fiat, è a cinque marce: cosa non comune all’epoca e che per gli sportivi ha il suo fascino, dando loro lo spunto per appassionate discussioni. E la finitura? Qui occorre fare una premessa. In entrambe l’impostazione dell’abitacolo è legata a schemi nati nella seconda metà degli anni Cinquanta. E non può essere diversamente, visto che quello è il periodo in cui le due vetture sono concepite e progettate. Negli anni Sessanta lo stile degli interni evolve, a cominciare dalla plancia e dal cruscotto.

Il cambiamento avviene quando le due berline hanno raggiunto la maturità e le modifiche possibili sono limitate, ciononostante il loro interno è piacevolmente arredato con materiali e finiture all’altezza. Insomma, la 1500 C e la Giulia TI giocano una partita importante, sfruttando le doti che ne hanno decretato l’ottimo risultato di vendite sul territorio nazionale, confermato dalla posizione di rilievo conquistata nei mercati esteri. Guardiamo ora un po’ più a fondo questi interni, partendo proprio dal cruscotto che è forse la prima cosa che un cliente osserva nel momento in cui prende in considerazione un nuovo modello.

Lo sviluppo, secondo la moda allora imperante, è orizzontale. L’indicazione della velocità è affidata a una striscia colorata che si sviluppa da sinistra a destra con il suo aumentare. Normali lancette nella 1500 C forniscono invece le informazioni di servizio, quali il livello carburante e la temperatura acqua.

Più ricca la strumentazione della Giulia TI, con l’aggiunta del contagiri e del manometro olio, come si conviene a un’auto che ha tutte le doti per entrare a pieno diritto nel filone pubblicitario nato anni prima e che recitava: “la berlina da famiglia che vince le corse”. Lo spazio a disposizione dei passeggeri e la comodità dei sedili è simile, i rivestimenti della selleria e dei fianchetti pure. Quindi non è l’abitacolo a orientare la scelta del cliente. E neppure la possibilità di trasportare i bagagli, visto che la capacità dei rispettivi vani è analoga. La linea della carrozzeria è invece una questione di gusti. Lo stile americaneggiante della 1500 C (detto “a saponetta”) va di moda in quel momento, compresa l’abbondanza di cromature e di profili in acciaio inox.

Nessuna rivoluzione quindi, ma un solido attaccamento a stilemi in uso al Lingotto e graditi al pubblico. Al contrario della Giulia che, con la coda tronca e rientrante, ha creato uno stacco tale da renderla diversa da tutte, conferendole una personalità che la fa notare immediatamente. E dettando un nuovo stile. Il comportamento stradale parla a favore della Giulia, mentre la 1500 C privilegia la guida comoda, come confermato dalla possibilità di ordinarla con la frizione automatica Saxomat, accessorio neppure previsto per la Giulia.

Non dobbiamo però sottovalutare il plafond prestazionale della berlina Fiat, che permette agili sorpassi non solo ricorrendo al cambio ma anche sfruttando la notevole elasticità del suo quattro cilindri in linea, frutto di un lavoro di messa a punto volto a migliorarne le caratteristiche di erogazione di potenza e coppia. Tant’è vero che, nelle prove di accelerazione con partenza da fermo, all’avvio la 1500 C si dimostra addirittura assai più pronta della Giulia TI, reggendone alla pari la progressione in accelerazione fino a circa 120 km/h. Soltanto al salire della velocità la Giulia prevale in ragione della superiore potenza e della migliore aerodinamica.

Ben frenate lo sono entrambe. Ma quali sono quindi le ragioni che orientano la scelta verso l’una o l’altra? Generalmente chi ne prende in considerazione l’acquisto proviene da una berlina nazionale di cinque o sei anni di età e di cilindrata inferiore, oppure, ma più raramente, da una straniera equivalente o di più bassa cilindrata. Sono anni in cui i modelli Fiat formano all’incirca il 70% del parco automobilistico italiano, seguiti da quelli Alfa Romeo con una penetrazione attorno al 7%.

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Tutte le altre marche occupano uno spazio di mercato più limitato. È logico quindi che il cambio dell’auto avvenga prevalentemente restando nell’ambito della marca di provenienza, magari tentati da un modello appena presentato o da uno del segmento superiore. Ma non è una scelta scontata perché intervengono anche altri fattori: da un lato la valutazione offerta dal Concessionario sull’usato, dall’altro la curiosità verso una marca differente che può orientare il cliente verso una diversa soluzione. Ma può capitare che il possessore di una berlina Fiat sia attratto da un’auto Alfa Romeo, o anche viceversa.

In questi casi, a far pendere la bilancia verso la Giulia TI è la suggestione creata dalla linea e dalle prestazioni offerte dall’allora già famoso bialbero Alfa Romeo dall’inconfondibile sonorità. Certo, il prezzo ha il suo peso. Per acquistare una Giulia TI l’esborso è notevole, 1.570.000 lire di listino, ben 320.000 lire più della 1500 C. Se si pensa che un frigorifero nuovo costa più o meno 65.000 lire, qualche obiezione in famiglia può essere ragionevolmente sollevata. Ma altrettanto ragionevolmente può essere confutata portando come argomento la sicurezza. La scocca della Giulia, a differenza di quella della 1500 C, è a struttura differenziata, in grado di assorbire parte dell’energia e quindi limitare i danni ai passeggeri in caso di collisione frontale o tamponamento.

Sono anni in cui la cronaca dà spesso notizia di gravi incidenti stradali, ragion per cui se nell’automobile esiste qualche accorgimento in grado di meglio salvaguardare gli occupanti, esso può segnare un punto a favore. Velocità, linea e sicurezza sono quindi i punti forti della Giulia TI.

La rinnovata 1500, tuttavia, non ha dalla sua soltanto il prezzo di acquisto più favorevole, bensì anche qualità come il disegno semplice e piacevole, la robustezza e l’affidabilità tetragona, per cui ben di rado capita di avere dei guasti. Che se anche si verificassero, il cliente sa di poter contare su una capillare rete di assistenza formata dai Concessionari e dalle numerose officine autorizzate Fiat presenti lungo tutta la penisola.

E poi c’è il doppio circuito frenante che la Giulia ancora non ha, argomento che magari fa meno presa in tema di sicurezza rispetto alla scocca differenziata, ma è pur sempre una dotazione da considerare.

E per chi privilegia il comfort, l’abitacolo della 1500 C si dimostra, specie nei tratti autostradali percorsi a velocità elevata, più silenzioso di quello della Giulia TI. Souplesse di marcia, prezzo inferiore e prestazioni vicine all’accreditata rivale sono quindi gli argomenti a favore della berlina torinese.

C’è tuttavia un altro aspetto ancora da considerare, ed è ciò che oggi definiamo “immagine”. Al volante di una Giulia TI si è certi di essere guardati, forse anche invidiati, se non altro per la fama del marchio e per il prestigio di cui gode la vettura. Ma anche stare al posto di guida di una 1500 C dà al proprietario l’immagine di persona “arrivata”, ossia in possesso di un’auto che ne rispecchia l’acquisita posizione sociale e la soddisfacente condizione economica.

Possiamo quindi dire che anche sul piano della visibilità la bilancia sta in sostanziale equilibrio, pur, se vogliamo, con un certo vantaggio per la Giulia. E questo in virtù della minore diffusione che ne rende la presenza in strada, in un certo senso, “meno scontata” rispetto alla 1500 C.

A questo punto la scelta dipende dal peso che ognuno da a ciascun argomento. Il confronto tra queste due berline medie, protagoniste a cavallo della metà degli anni ‘60, termina nel 1967 per proseguire, però, sotto diversa veste. La Giulia TI nel 1965 sarà affiancata dalla più veloce e meglio rifinita Giulia Super, mentre la 1500 C lascerà, nel 1967, il posto alla nuova Fiat 125 che, con un più potente motore bialbero, nascerà sulla piattaforma stessa della 1500 C. E si accenderà una nuova ed entusiasmante sfida.

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