10 febbraio 2015

Abarth 205A #102, signorina grandi firme

Sono quelle di Vignale e Michelotti, oltre a Karl, artifici di una delle più belle coupé del dopoguerra che purtroppo....

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Sono ancora tanti i misteri che avvolgono il mito Abarth. Forse è proprio per questo motivo che il marchio dello Scorpione suscita sempre grande interesse e curiosità, soprattutto per quanto riguarda l’attività e la produzione dei primi anni. Nel 1949, infatti, la neonata Abarth & C. di Carlo Abarth e Guido Scagliarini è una piccola azienda nata dalle ceneri della Cisitalia di Piero Dusio. Da questa eredita le ultime vetture progettate e un po’ di materiale per le competizioni. Il tutto per dare inizio alle ostilità sotto il vessillo della Squadre Corse Carlo Abarth. Il primo modello utilizzato è un po’ Cisitalia e un po’ Abarth. La sigla 204A identifica una manciata di telai sui quali vengono allestite delle carrozzerie aperte tipo Sport, spinte da motori 1100 di derivazione Fiat. Sono le vetture che avevano già corso nel 1948 con Adolfo Macchieraldo, Guido Scagliarini, Felice Bonetto, Piero Taruffi e Manlio Duberti. Scagliarini, in particolare, al volante della 204A fa suoi i titoli di campione italiano Sport 1100 nel 1948 e 1949 vincendo gare come la Biella-Oropa, Aosta-Gran San Bernardo, Susa-Moncenisio, Pontedecimo- Giovi, Circuito di Reggio Emilia. Un inizio promettente per lo Scorpione, che nel successivo 1950 sviluppa quegli stessi telai 204A per approntare delle nuove berlinette con l’idea, forse, di dare vita ad una seppur limitata produzione in serie.

AERODINAMICA
La prima di queste auto debutta sul circuito di Monza nel marzo 1950, in occasione della Coppa Intereuropa. Scagliarini la porta subito al successo nella categoria Sport fino a 1100 cc. La vettura viene iscritta alla gara come Abarth 204A Berlinetta Tipo Monza, continuando quindi a utilizzare la sigla della precedente versione. Di lì a poco, però, le nuove berlinette prenderanno la denominazione 205A. In seguito alla corsa di Monza, il primo esemplare di 205A (quindi telaio 101) si presenta al via del Giro di Sicilia e poi alla Mille Miglia, qui con alcune vistose appendici aerodinamiche studiate da Giovanni Savonuzzi e applicate sul muso e sulla coda. A Brescia, insieme alla 205A “aerodinamica”, Abarth schiera anche un secondo esemplare (205A/102) terminato appena prima dell’evento, con la carrozzeria nemmeno verniciata.

A proposito di carrozzeria, per realizzare questo grintoso coupé Carlo Abarth si rivolge all’atelier di Alfredo Vignale che, a sua volta, fa tracciare le linee al grande designer Giovanni Michelotti.Il risultato mostra una vettura compatta, proporzionata, con il padiglione molto basso che contrasta con la linea di cintura alta dalla quale spiccano le grosse ruote a raggi da 15 pollici. Gli sbalzi sono molto ridotti, il lunotto posteriore è panoramico e si raccorda armoniosamente con la coda sfuggente. Qui non è previsto nemmeno lo sportello per il baule, all’interno del quale è nascosto solamente il serbatoio del carburante. La ruota di scorta è posizionata alle spalle dei sedili anteriori. La Abarth 205A ha l’aspetto di una ben più potente e prestigiosa granturismo, non ci si aspetterebbe mai che sia mossa da un piccolo 4 cilindri di nemmeno 1200 cc.

TORINO

L’esemplare 205A/102 è quello pubblicato nel nostro servizio, oggi di proprietà di un collezionista tedesco che se l’è aggiudicato a un’asta nel 2004; il “/102” al termine della Mille Miglia 1950 si classifica al 9° posto nella classe Sport 1100 con al volante Carlo Scagliarini, fratello di Guido impegnato sull’altra vettura e costretto al ritiro per la rottura del motore. Nei precedenti quarant’anni questa 205° è stata conservata da un pilota austriaco, prima di lui da un altro pilota che la rilevò direttamente da Abarth già nel 1951. Dopo aver corso alla Mille Miglia 1950, la “/102” si presenta alla corsa in salita Parma-Poggio di Berceto condotta da Macchieraldo.

Il terzo e ultimo esemplare di Abarth 205A costruito appare per la prima volta al Salone di Torino nel maggio del 1950. Non è esposto, però, sullo stand Abarth (dove c’è la 205A/101 in versione “aerodinamica” reduce dalla vittoria di Monza) bensì in quello della Ceat, la marca di pneumatici partner dello Scorpione. Si tratta della più rifinita ed elegante, con carrozzeria bicolore rossa e nera: oggi si potrebbe definire “show car”, utile ad attirare gli sguardi e ad alimentare il desiderio dei potenziali clienti. Le tre Abarth 205A si differenziano l’una dall’altra per pochissimi dettagli. Le calandre cromate sono tutte diverse: sulla 101 la griglia è a scacchi, sulla 102 ci sono quattro listelli orizzontali e sulla 103 cinque. Sempre sulla 103 sono presenti due piccoli paraurti cromati negli angoli del frontale e i fari fendinebbia sono montati leggermente più in basso.

Nonostante avesse tutte le carte in regola per ottenere consensi e successo anche sul mercato, il progetto 205A non ebbe seguito, se non nella realizzazione di due ulteriori telai carrozzati coupé nel 1953 dalla Ghia. Magari avrebbe completamente cambiato il destino della Abarth; o magari invece l’avrebbe affondata sul nascere, come più volte è avvenuto quando imprenditori e aziende hanno messo in atto piani troppo ambiziosi (vedi Cisitalia). Forse è meglio così, forse è meglio godersi oggi tre fantastici esemplari che portano la firma di tre indimenticabili protagonisti della storia automobilistica: Carlo Abarth, Alfredo Vignale e Giovanni Michelotti.

 

Scheda tecnica Abarth 205A (1950) Motore Anteriore longitudinale, 4 cilindri in linea, 1.187 cc, alesaggio e corsa 71x75 mm, 2 valvole per cilindro, albero a camme laterale, aste e bilancieri, rapporto di compressione 9:1, accensione a spinterogeno, 2 carburatori Weber 32 DRSP, potenza 65 CV a 5.500 giri Trasmissione Trazione posteriore, frizione monodisco a secco, cambio a 4 marce + retromarcia, rapporto al ponte 3,7:1; pneumatici: ant 4.50-15, post 5.00-15 Corpo vettura Carrozzeria coupé 2 posti; telaio: lamiera scatolata; sospensioni: anteriori a ruote indipendenti, barre di torsione trasversali, ammortizzatori idraulici; posteriori a ponte rigido, balestre semiellittiche longitudinali, ammortizzatori idraulici; sterzo: vite e settore; freni: anteriori e posteriori a tamburo, impianto idraulico Dimensioni (in mm) e peso Passo 2.210, carreggiata ant/post 1.258/1.248, lunghezza 3.495, larghezza 1.420, altezza 1.245; peso 818 kg a vuoto

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