Trasmissioni Suzuki, cambio di passo

12 maggio 2016
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    La gamma Suzuki offre, in alternativa al classico manuale, una serie di cambi automatici in grado di soddisfare molte esigenze. Vediamoli nel dettaglio...

    TECNICA

    Sul mercato italiano il cambio automatico è sempre stato guardato con un misto di prevenzione e sospetto, con la convinzione, radicata, che questo genere di trasmissione, oltre al maggior costo iniziale, avrebbe comportato spese superiori per la manutenzione, consumi più elevati e minor affidabilità rispetto a un'unità convenzionale. In effetti, il temperamento e lo stile di guida del "driver" italiano medio e la conformazione della rete stradale della nostra penisola non erano molto indicati alle logiche di gestione della maggior parte degli automatici prodotti sino alla fine degli anni Novanta.

    Da quel periodo in poi però questo tipo di cambio si è evoluto in modo tale che, in breve, ha raggiunto un'efficienza e una capacità di adattarsi alla conformazione del tracciato e alle condizioni del traffico superiori a quelle di una unità azionata manualmente, con una affidabilità uguale se non superiore e, negli ultimi tempi, costi di acquisto più che ragionevoli in relazione al miglioramento della qualità della vita per chi siede al volante.

    La gamma Suzuki fornisce più di un esempio di questo tipo di evoluzione: ogni modello della Casa nipponica prevede un cambio automatico, anche per la Celerio, sulla quale è disponibile un robotizzato a cinque rapporti che ha prestazioni, consumi ed emissioni sovrapponibili a quelli che caratterizzano la versione con cambio meccanico. Per la Celerio si è optato per questo tipo di cambio appunto perché si tratta semplicemente di un cambio di tipo convenzionale gestito da una serie di attuatori che si sostituiscono al pilota nella gestione dei rapporti. Questa scelta, oltre al maggior comfort, comporta un limitato aumento di peso e garantisce le stesse percorrenze che si registrano con il cambio manuale.

    Lo svantaggio è che il passaggio da una marcia e l'altra è piuttosto lento e, nel traffico intenso o durante le code, risulta più confortevole gestire manualmente il timing delle cambiate. Lo step successivo è rappresentato dal cambio a variazione continua di tipo CVT, utilizzato sulla S-Cross 1.6 VVT CVT a due ruote motrici. Il CVT è un particolare tipo di automatico, concettualmente semplice e, come tutte le cose semplici, efficace e robusto se utilizzato come previsto in sede di progetto: come o, forse, più di altre unità automatiche, è molto importante che il veicolo sia ben fermo prima di passare dalla marcia avanti alla retromarcia e viceversa, pena un invecchiamento precoce del cambio e, nei casi più gravi, la possibilità di rotture. Il CVT ha un peso non esageratamente superiore a quello di un corrispondente gruppo manuale (sulla S-Cross è contenuto in 40 kg).
     

    STRUTTURA

    La struttura è costituita fondamentalmente da una coppia di pulegge a diametro variabile collegate da una "cinghia" a elevato contenuto tecnologico (soprattutto per il fatto che lavora in compressione e non in trazione, come una cinghia normale) e questo permette al sistema di gestione di realizzare una serie di rapporti infiniti e tagliati letteralmente sulle esigenze del momento. L'effetto "frizione che slitta" che caratterizza questo tipo di trasmissioni quando vengono guidate sportivamente non piace a tutti, pertanto i costruttori ultimamente prevedono una serie di step artificiali nella gamma continua dei rapporti che simulano una serie di marce (sulla S-Cross, per esempio, sono sette).

    Dal punto di vista dinamico, in tutte le situazioni di guida normale, ovvero ai bassi e medi regimi, il brio e il consumo sono in genere su valori migliori rispetto a quelli di un modello con cambio meccanico e stesso tipo di motore: nel ciclo extra-urbano la Suzuki dichiara per la S-Cross 1.6 equipaggiata con il CVT un consumo di 4,7 litri ogni 100 chilometri contro i 4,8 del modello con lo stesso motore (1.6 a benzina, 120 cavalli a 6.000 giri e 156 Nm a 4.400) associato a un cambio manuale. Il rovescio della medaglia è rappresentato dai circa 10 chilometri orari in meno di velocità massima dichiarata, 170 del modello automatico contro 180 chilometri orari del modello manuale. Questa differenza di velocità è più contenuta se si considerano vetture equipaggiate con un cambio automatico di tipo tradizionale, con convertitore di coppia, come quello adottato sulle Swift, Jimny e sulle versioni A/T di S-Cross e Vitara.

    Le unità utilizzate hanno quattro (Swift e Jimny) o 6 rapporti (S-Cross e Vitara), che possono sembrare pochi in confronto agli 8 o addirittura ai 9 utilizzati su alcune berline e Suv di alta gamma, ma si rivelano all'atto pratico intonate al carattere dei veicoli sui quali sono installati. Per esempio sulla Jimny: la compatta 4x4 Suzuki, che ha gli organi meccanici disposti longitudinalmente e vanta la trazione normalmente al retrotreno con l'integrale inseribile a comando elettrico, è già godibilissima sia in città sia fuori città con il cambio manuale a cinque marce, ma con l'automatico riesce a stupire perché diventa talmente docile che sembra di guidarla col pensiero, sia in mezzo al traffico sia nel fuoristrada, anche impegnativo, dove se la cava benissimo e senza sforzo apparente in virtù del convertitore che assicura un costante e robusto flusso di coppia alle ruote. 

    L'aumento di peso della Jimny automatica rispetto alla manuale è di soli 15 chilogrammi, quello di consumo nel ciclo combinato di soli 0,2 litri ogni 100 chilometri, mentre le emissioni CO2 aumentano da 162 a 167 g/km. Infine, ultimo ma non per questo meno importante, il cambio utilizzato da Suzuki sulla Vitara 1.6 a doppia frizione: nato per assicurare passaggi di marcia velocissimi grazie alle due frizioni coassiali che consentono di pre-innestare il rapporto successivo a quello in uso e quindi riducono il tempo del passaggio tra una marcia e l'altra ai pochi millisecondi necessari all'innesto di una frizione e al contemporaneo disinnesto dell'altra, ha sicuramente più pregi che difetti. Si può gestire manualmente anche meglio di un cambio manuale, la trasmissione della potenza alle ruote avviene meccanicamente quindi senza slittamenti o trascinamenti, il cambio di marcia sia salendo di rapporto sia scendendo richiede sempre una parte infinitesima del tempo necessario a una cambiata manuale e l'unità può funzionare sia in autonomia sia in manuale. I consumi nella vita normale sono di fatto sovapponibili, mentre per quanto riguarda le emissioni il doppia frizione a 6 rapporti provoca l'emissione di 1g/km di CO2 in più rispetto al manuale a 6 marce.

    Le differenze di prezzo tra manuale e automatico sono sempre più contenute: prendendo come riferimento la gamma Suzuki, che offre un cambio automatico per ogni modello (per alcuni, come Vitara ed S-Cross sono addirittura disponibili due tipi di automatico): per la Celerio la differenza di prezzo tra automatica e manuale (robotizzato) è di 700 euro, per la Swift si tratta di 1.000 euro, che diventano 1.300 per la Jimny. Sulla S-Cross il cambio CVT a variazione continua costa 1.500 euro in più di quello manuale, quello TCSS a doppia frizione 1.700 euro, stesse differenze per la gamma Vitara, con l'automatico classico con il convertitore offerto a 1.500 euro in più rispetto al manuale, sovrapprezzo che sale a 1.700 per il doppia frizione TCSS.

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