Nuova Hyundai i20 1.1 CRDi, va meglio così

28 marzo 2016
Gabriele Canali
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    Più spaziosa e rifinita meglio, la seconda generazione della compatta coreana si presenta con un aspetto più moderno. E su strada, con il td 1.1, non delude: il 3 cilindri soddisfa per fluidità e rende la guida piacevole anche nei tracciati extraurbani...

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    Una coreana molto europea. Per il design, che non avrà il primato dell’originalità ma è piacevolmente moderno. Per l'abitacolo: ampio, accogliente e rifinito con materiali di buona qualità. E poi anche per le prestazioni messe in campo dai motori, a cominciare dal turbodiesel più piccolo della gamma e in dotazione al modello provato. Si tratta di un 3 cilindri di 1,1 litri e 75 Cv, più che sufficienti per garantire un buon brio, una rumorosità contenuta e poche vibrazioni, oltre a consumi sempre contenuti, come testimoniano i 23,8 km/litro rivelati nel ciclo extraurbano.

    La i20 1.1 CRDi non è dunque una compatta votata solo al risparmio. Non eccelle, questo è vero, nelle riprese perché la scelta di una rapportatura lunga del cambio obbliga a frequenti scalate, ma su strada questa compatta coreana convince soprattutto per la facilità di guida e la sincerità nelle reazioni, a beneficio di un confort che appare una delle migliori qualità della vettura. Quanto ai prezzi, optional inclusi la 1.1 CRDi in allestimento Comfort, quello intermedio, dell’esemplare in prova costa 18.650 euro, cifra peraltro comprensiva, oltre che dei consueti 5 anni di garanzia, di accessori qualificanti come sensori di parcheggio posteriori, cruise control e dispositivo che segnala il cambio involontario di corsia. 

     

    INTERNI
    Disegnata, come la precedente, dal Centro Stile europeo della Casa, la seconda generazione della i20 è più lunga di 4 cm, per un totale di 4,04 metri, ma è più bassa di 1,6 cm e più larga di 2,4 cm mentre il passo è stato incrementato di 4,5 cm. Tra i segni caratteristici del nuovo design spiccano, per il frontale, la caratteristica griglia esagonale cromata abbassata e i gruppi ottici che si sviluppano in senso orizzontale per accentuare la larghezza della vettura, mentre in coda si segnalano i montanti del tetto celati da un rivestimento in colore nero lucido che forma un tutt’uno con il lunotto, facendolo apparire, quindi, molto avvolgente.

    Di piacevole aspetto gli interni, che non deludono per la generosità di spazio, per la colorazione a due tinte che rende più vivace l’abitacolo e per le finiture e i materiali di rivestimento, che convincono per qualità e precisione costruttiva, anche se alcune plastiche restano un po’ rigide al tatto. La plancia propone una nuova consolle dal design tanto essenziale quanto ordinato nella disposizione dei comandi. A richiesta, con un sovrapprezzo di 100 euro, la Casa propone un supporto, ribattezzato docking station, che consente di fissare sulla parte superiore della plancia il proprio smartphone senza ventose né cavetti: una soluzione pratica per ovviare all’assenza di un monitor di tipo touch screen.

     

     

    TECNICA

    Realizzata su un pianale nuovo, la i20 è disponibile con quattro propulsori: due a benzina e altrettanti turbodiesel, tutti Euro 6. Il td di 1,1 litri in dotazione al modello provato è un 3 cilindri con distribuzione 12 valvole, iniezione diretta common rail e turbocompressore; eroga una potenza massima di 75 Cv e 180 Nm di coppia ed è accoppiato a una trasmissione manuale a 6 marce. Per quel che riguarda la parte telaistica, per le sospensioni troviamo soluzioni classiche e di fatto generalizzate per la categoria, con avantreno a ruote indipendenti con montanti McPherson e ponte posteriore a ruote interconnesse, lo sterzo si avvale di servoassistenza elettrica, mentre l’impianto frenante prevede dischi anteriori e posteriori, con quelli anteriori autoventilanti. Degna di nota la completezza dell’equipaggiamento di sicurezza, che include di serie air bag frontali, laterali e a tendina, controllo elettronico di stabilità, assistenza alle partenze in salita, sistema di monitoraggio pressione pneumatici, cui l’allestimento Comfort dell’esemplare in prova aggiunge il dispositivo che segnala il cambio involontario di corsia. 

    SU STRADA

    Fa sfoggio di un’apprezzabile regolarità di funzionamento il td di 1,1 litri: per quanto non sia particolarmente esuberante, è un tre cilindri che rivela buone doti di elasticità e progressività e, sfruttando a dovere le marce basse del cambio, garantisce in città quel brio indispensabile per disimpegnarsi senza difficoltà nel traffico. Soddisfa sia per fluidità, sia per assenza di vibrazioni anche a freddo e al minimo, questo tre cilindri, ma anche per il contenimento della rumorosità. La scelta, per il cambio, di una rapportatura lunga per quinta e sesta marcia in modo da contenere i consumi, penalizza le doti di ripresa, soprattutto se si lascia scendere il propulsore verso i regimi più bassi, ma se si opta per una guida votata prevalentemente al relax, la i120 non si fa mancare nulla e si porta a casa il meglio che il motore possa offrire, peraltro in piena sintonia con il carattere della vettura. In sostanza c’è tutto quel che serve per viaggiare anche a ritmi piacevolmente sostenuti, con un retrotreno capace di offrire risposte sempre graduali e intuitive, mentre il rollio non troppo elevato minimizza l’eventuale effetto dei trasferimenti di carico.

    Lo sterzo vanta buona precisione e non si alleggerisce troppo all’aumentare della velocità, così da lasciare un’adeguata percezione del contatto con la strada, mentre il cambio sfoggia una buona manovrabilità, con innesti sciolti e privi di contrasto, accompagnati da una valida sincronizzazione. Nulla da eccepire sul fronte del confort di marcia, tanto sui pavé cittadini come nei lunghi viaggi autostradali, grazie a sospensioni che riescono a garantire un assorbimento più che dignitoso delle sconnessioni e delle irregolarità del fondo stradale. Quanto ai consumi, la i20 si difende bene in ogni circostanza con percorrenze medie di gran lunga superiori ai 15 chilometri con un litro in città e ai 13 km/litro in autostrada e a velocità stabilizzata, mentre sui tracciati extraurbani la media si avvicina ai 24 km/litro.

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