“Fra tutti – prosegue il Direttore Generale dell’associazione che rappresenta le Case estere in Italia - emerge il dato preoccupante degli acquisti dei privati, e quindi delle famiglie, che chiudono l’anno con una quota di mercato ai minimi storici: 66,3% del totale, rispetto ad una media del 77,4% degli ultimi 20 anni (1990-2010). Ciò è logica conseguenza del difficile andamento generale dell’economia, confermato dal risultato del Pil che, nel 3° trimestre, ha registrato una flessione dello 0,2%, primo indizio di un’attesa e preoccupante fase di recessione. A ciò si aggiungono la riduzione dei consumi, in particolare di quelli dei beni durevoli e la contrazione dei redditi disponibili, colpiti dalla pesante imposizione tributaria. “In questo contesto – aggiunge Filipponi – gli automobilisti risentono del forte impatto delle ulteriori recenti misure introdotte sia con la manovra estiva, sia con quella definita “Salva Italia” relative all’assicurazione Rc Auto, alle accise sui carburanti, all’Iva, all’IPT, al superbollo, ai pedaggi autostradali. Basti pensare che solo l’aumento delle accise sui carburanti, genererà un’ulteriore spesa, per gli automobilisti, di 4,8 miliardi di euro”.
Alla luce di tali considerazioni, l’Associazione delle Case estere ribadisce la sua stima per l’anno 2012 di un immatricolato totale al di sotto di 1.700.000 autovetture, qualora il Governo italiano dovesse continuare a non riconoscere al comparto automotive l’attenzione che merita.
“Il settore, infatti – afferma Gianni Filipponi - può fornire un contributo significativo al rilancio dell’economia del nostro Paese. E’ necessario, però, intervenire in modo concreto con misure a sostegno delle famiglie, per stimolare la sostituzione di auto più vecchie con vetture più sicure e meno inquinanti. Ciò, sia al momento dell’acquisto della vettura, con un programma strutturale pluriennale di rinnovo del parco, sia in fase di gestione, con una rimodulazione profonda del sistema fiscale, basando la tassazione su aspetti più strettamente ecologici e sull’uso piuttosto che sulla proprietà. Inoltre – conclude il Direttore Generale – occorre agire sul fronte delle auto aziendali, per adeguare la fiscalità italiana a quella dei principali player europei, visto il contributo che può derivare anche in termini ecologici dal ricambio delle flotte”.








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