Land Rover Discovery Sport 2.2 SD4, la nostra prova

1 settembre 2015
Fabio Suvero
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    Estetica ispirata alla Evoque, ma migliori abitabilità e fruibilità per una delle sport utility più riuscite del segmento. Fluido e silenzioso, il 2,2 td da 190 Cv consuma anche poco. Ricca la dotazione di sicurezza...

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    Land Rover ultimamente non sbaglia un colpo, e lo testimoniano le vendite in continua ascesa con l’avvicendarsi dei nuovi modelli. A cui oggi si aggiunge una sport utility di taglia media che con la Discovery classica condivide solo il nome, perché questa Sport è ancora più accattivante nell’estetica e dinamica nella guida. Associa infatti in modo davvero esemplare piacere di guida e confort di marcia, mantenendo comunque le qualità fuoristradistiche di un marchio che non ha certo bisogno di presentazioni quando si parla di mobilità nei terreni più impervi. Poi ci sono le dotazioni, ancora più ricche e complete soprattutto in termini di sicurezza, mentre il motore dell’esemplare in prova è il 4 cilindri turbodiesel di 2,2 litri e 190 Cv già montato su altri modelli di Casa Land Rover. Grazie alla generosa coppia, sposta con un discreto brio una massa di circa 1.900 kg, assicurando anche consumi più che accettabili.

     

    INTERNI
    Così come l’estetica colpisce per il riuscito mix tra originalità e funzionalità, l’abitacolo si dimostra altrettanto semplice ma al tempo stesso ricercato. E’ infatti realizzato con grande cura, sia per quanto riguarda i materiali, sia nell’assemblaggio dei vari componenti plastici che si alternano a finiture in metallo per conferire un gradevole tocco high-tech. Sottolineato anche dal nuovo sistema multimediale, che si presenta con una schermata iniziale che riporta immediatamente al mondo degli smartphone, sia per la presenza di una serie di icone colorate che individuano le funzioni principali, sia per il massiccio utilizzo della tecnologia touch screen.

    Lo schermo è comunque contornato da una serie di pulsanti tradizionali per richiamare immediatamente la schermata iniziale, la radio, il telefono, il navigatore satellitare oppure le impostazioni della vettura, ma ciò che colpisce maggiormente di questo sistema di infotainment è la facilità con cui ci si familiarizza. Altrettanto semplici le regolazioni dell’impianto di climatizzazione, mentre i programmi di guida, anziché alla classica manopola impiegata da Range Rover e Range Rover Sport, sono affidati a piccoli pulsanti non altrettanto immediati da individuare, anche se in realtà il passaggio da un programma all’altro non si effettua molto di frequente e, spesso e volentieri, avviene a vettura ferma.

    Oltre che per la generosa abitabilità anteriore, la nuova sport utility Land Rover si fa apprezzare per la buona disponibilità di spazio nella zona posteriore dell’abitacolo, dove si sta comodi non solo per l’abbondanza di spazio in larghezza e per le gambe, ma anche per la sporgenza ridotta del tunnel centrale che assicura una buona mobilità per le gambe di chi siede al centro del divano, penalizzato leggermente solo dalla conformazione rialzata del cuscino. Apprezzabile anche il vano di carico, con una capienza nella media, ma ben sfruttabile in virtù di una conformazione molto regolare, oltre che per la soglia di carico non troppo alta da terra. Da segnalare infine, la disponibilità a richiesta della ruota di scorta di dimensioni standard con cerchio in lega (490 euro).

    TECNICA

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    Non è solo la linea a differenziare profondamente la Discovery Sport dal modello tradizionale, ma anche la meccanica, completamente rivista a partire dalla scocca. Che utilizza acciaio al boro stampato a caldo per i principali elementi della cellula di sicurezza, montanti A e B compresi, in modo da poter realizzare elementi snelli a vantaggio di visibilità e sicurezza senza rinunciare alla resistenza alla deformazione. Cofano, parafanghi anteriori, tetto e portellone sono invece in alluminio per contenere il peso, mentre la zona frontale, condivisa con la Evoque, include una traversa in magnesio.

    Ma le similitudini con la Evoque finiscono qui, perché anche a livello di dimensioni la Discovery Sport risulta più lunga di 80 mm, una crescita dovuta essenzialmente alla diversa misura del passo. Novità anche per quanto riguarda le sospensioni, soprattutto al retrotreno, ora con schema Multilink per garantire una migliore efficacia nella guida sull’asfalto ma senza rinunciare minimamente al Dna Land Rover, come sottolinea l’escursione delle sospensioni che raggiunge ben 340 mm, ovvero fino a 60 mm in più rispetto alle principali concorrenti. La scelta del Multilink con braccio inferiore e fusi a snodo realizzati in pressofusioni cave in alluminio a parete sottile ha consentito inoltre di ridurre il peso incrementandone al tempo stesso la robustezza, ma questo schema di sospensioni ha permesso anche di ottenere un vano bagagli particolarmente capiente.

    Novità anche per quanto riguarda la trazione, che prevede due diverse soluzioni: di serie la Discovery Sport impiega infatti il sistema Efficient Driveline, dotato di un nuovo giunto centrale Haldex più leggero di 4 kg rispetto al passato e gestito da un software che risponde più rapidamente agli input del guidatore e alle diverse condizioni di aderenza del fondo stradale. Optional invece l’Active Driveline, riservato alla Sport TD4 e SD4 a 5 posti, una tecnologia che disattiva automaticamente la trazione integrale quando non serve. In pratica oltre i 35 km/h una frizione disinnesta albero di trasmissione, semiassi e differenziale posteriore, pronti a riattivarsi, in un tempo di 350 millisecondi, in caso di perdita di aderenza dell’avantreno. Il sistema prevede anche due ulteriori frizioni controllate elettronicamente e poste ai lati del differenziale posteriore che distribuiscono la coppia alla ruota con più aderenza, fungendo di fatto da differenziale autobloccante.

     

    Come ormai da tradizione, non manca poi il Terrain Response per selezionare i diversi programmi di guida (marcia generica, erba/ghiaia/neve, fango e solchi e sabbia). Il sistema interviene su risposta dell’acceleratore, taratura dello sterzo e della trasmissione, del giunto centrale e del sistema di controllo della stabilità, oltre che sulla soglia di intervendo dell’Abs. Per quanto riguarda il motore, quello della SD4 è il 4 cilindri td di 2,2 litri e 190 Cv già montato su altri modelli Land Rover, rivisto nell’ottica della riduzione dell’inquinamento grazie a un’innovativa tecnologia di rivestimento dei pistoni per ridurne l’attrito e migliorarne il rendimento. A questo motore è accoppiata la trasmissione manuale a 6 rapporti montata sull’esemplare in prova, ma a richiesta è previsto anche l’automatico a 9 marce realizzato dalla tedesca ZF.

     

    Qui è impeganta durante i test al Centro Prove:

     

     

    SU STRADA

    Rassicurante. E’ forse questo il primo aggettivo che viene spontaneo associare alla Discovery Sport, una vettura che mette immediatamente a proprio agio nella guida per una serie di motivi. Primo fra tutti il comportamento del motore, talmente fluido e silenzioso nel funzionamento da sembrare un benzina, con il plus di una riserva di coppia ai regimi medio bassi sconosciuta a qualsiasi motore a ciclo Otto di pari cilindrata. Avere tanta coppia a disposizione significa poi non essere costretti ad avvicinarsi alla zona rossa del contagiri per muovere con un certo brio una massa di circa 1.900 kg, ma anche non dover necessariamente scalare per riprendere con il vigore che serve per affrontare un sorpasso in sicurezza.

     

    Tale peculiarità permette inoltre di adottare rapporti piuttosto lunghi del cambio con vantaggi in termini di consumi, e questo lo conferma l’ago del contagiri appena sopra i 2.000 nella marcia autostradale quando, viaggiando intorno ai 130 km/h, si percorrono più di 11 km/litro. In autostrada si apprezza anche un abitacolo talmente ben insonorizzato da far filtrare solo qualche lieve sibilo aerodinamico alle andature più sostenute, ma anche le sospensioni che “digeriscono” volentieri le sconnessioni dell’asfalto contribuiscono a fornire quella sensazione di confort totale che solo le migliori rappresentanti di questa categoria sanno offrire.

    Poi viene la sicurezza, assicurata da una serie di dispositivi inediti per questa classe di vettura, a prescindere dal fatto che gli spazi di arresto rilevati dal nostro Centro Prove non rendono il dovuto merito alla bontà dell’impianto frenante per l’inevitabile allungamento della frenata sull’asciutto causato dai pneumatici invernali montati sull’esemplare in prova. In compenso, il comportamento della vettura è sempre molto sincero, con una rassicurante tendenza al sottosterzo al limite accompagnata da un sensibile rollio che sottolinea l’indole turistica di un assetto di compromesso. Del resto, è condivisibile che una sport utility privilegi il confort di marcia rispetto al dinamismo, fermo restando che anche sui tracciati più tortuosi la Discovery Sport si disimpegna sempre con onore, rivelandosi molto più agile e maneggevole di quanto dimensioni e peso potrebbero far pensare. Anche in virtù di uno sterzo pronto e preciso, oltre che di una trazione che non viene mai meno, anche sui fondi più scivolosi.

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