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JEEP, 70 anni off road

Con noi lungo le lungo le formazioni rocciose di Moab in Utah con l’intera gamma Jeep. Dalla Willys del 1940 ai modelli attuali…(128 immagini)

Cinquanta stelle bianche in campo blu, tante quante gli Stati federati, e tredici strisce orizzontali bianche e rosse ne compongono la bandiera. L’aquila di mare dalla testa bianca è il simbolo della Nazione. Stati Uniti d’America. Libertà individuale e desiderio di sognare tra i principi cardine che animano la società civile. Spesso rappresentati, metabolizzati, incarnati dai “figli” del Paese. Sia uomini, sia oggetti, sia veicoli. Non a caso, un’auto essenziale e poliedrica è tra i simboli della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Un’auto che ha segnato la storia americana. Jeep. Un nome entrato nel vocabolario internazionale tanto da identificare, gergalmente, tutte le vetture off road. Jeep che, più precisamente i modelli Willys MA e MB, ha rappresentato il punto di partenza di un viaggio lungo 70 anni. Una storia fatta di vetture più o meno grandi, più o meno lussuose, più o meno estreme, ma con in comune il bisogno di sognare, di superare le barriere, di non accettare vincoli. Vincoli spesso rappresentati dai nastri asfaltati.

Anche oggi, che si stringa tra le mani il volante di Grand Cherokee, Compass o Wrangler, l’asfalto è solo uno dei mondi possibili. Terra, fango e roccia possono divenire pane quotidiano. Realmente. La prova? Moab. Stato dello Utah. Pochi chilometri a sud del fiume Colorado. Durante l’epopea del West stazione di posta fondata dai Mormoni, oggi avanguardia per la visita ai Parchi Nazionali e, soprattutto, “parco giochi” per gli appassionati dell’off road. Stratificazioni rocciose a perdita d’occhio lungo le quali corrono percorsi lunari, arricchiti da twist al limite della fisica e pendenze che sfidano la gravità.Pane quotidiano per i denti di Wrangler, specie in allestimento Rubicon, che non teme ostacoli, forte di generose protezioni in acciaio per serbatoio, trasmissione e coppa dell’olio, nonché di longheroni nel medesimo materiale a garanzia dell’integrità della scocca. Caratteristiche che si sposano con la grinta sia del 4 cilindri 16V common rail di 2.777 cc realizzato da VM Motori, dotato di turbocompressore a geometria variabile e recentemente portato da 177 a 200 Cv, sia del V6 3.8 a benzina da 199 Cv.

 

Nessun problema affrontando twist estremi (situazione di stampo “trialistico” che porta due ruote diagonalmente opposte a sollevarsi contemporaneamente da terra), mirando esclusivamente a favorire l’esplosione di kgm ai medi regimi, agevolata dal rapporto di riduzione di 4,0:1. Più estremo di quanto appannaggio degli allestimenti Sport e Sahara (2,72:1). In aggiunta, Wrangler Rubicon può contare su di una straordinaria escursione delle sospensioni favorita dalla possibilità di disconnettere all’avantreno la barra antirollio in abbinamento alle 4WD sia “lunghe” sia ridotte, nonché su di una trazione da cingolato forte dei blocchi meccanici a comando elettronico dei differenziali anteriore e posteriore. Dotazione off road da prima della classe che, nel caso del MY11, si arricchisce dei sistemi elettronici di controllo della velocità in discesa e assistenza alla partenza in salita, cui si accompagna l’ammodernamento degli interni, ristilizzati e caratterizzati da materiali di qualità superiore rispetto al passato.  

 

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