Il trofeo dei record

26 agosto 2015
Eugenio Mosca
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    Abbiamo partecipato al 50° Trofeo Luigi Fagioli, una tra le gare più classiche della specialità. Vi anticipiamo i primi risultati e le sensazioni dall’abitacolo, il resto sul prossimo numero di Automobilismo

    Il trofeo dei record

    Già arrivare a festeggiare il mezzo secolo di attività non è da tutti. Se a questo aggiungiamo un pubblico straboccante, con numerosi appassionati arrivati a campeggiare nei boschi intorno al tracciato già dalla notte di venerdì, oltre 220 iscritti, di cui 53 autostoriche, e i nuovi record del tracciato Gubbio-Madonna della Cima di 4.1 km firmati da Simone Faggioli a livello assoluto e Omar Magliona per i Prototipi, possiamo ben dire che l’edizione numero 50 del Trofeo Luigi Fagioli è stata degnamente onorata. D’altronde la gara eugubina, oltre ad essere valida come decima prova del Campionato Italiano Velocità Montagna (CIVM), e prima delle finali per l’assegnazione dei titoli tricolori, è soprattutto una delle più classiche del panorama delle gare in salita, tanto da essere soprannominata la “Montecarlo delle salite”. Appellativo che la manifestazione eugubina si è guadagnata sia per la lunga tradizione, come testimonia il 50.mo anniversario, sia per la selettività del percorso, nonostante i soli 4.1 km di lunghezza da ripetere due volte, ma soprattutto per il contesto unico in cui si svolge: il centro storico di Gubbio da dove prende il via la gara.

     

    Forghieri racconta

    L’evento eugubino è iniziato con il gustoso antipasto di venerdì sera, con la consegna del Memorial Barbetti all’ingegnere Mauro Forghieri, il cui padre Reclus lavorò a suo tempo sui basamenti dei motori che poi utilizzò Luigi Fagioli. Il notissimo “Furia” tra i tanti aneddoti raccontati ha ricordato come suo padre considerasse Fagioli uno dei migliori piloti dell’epoca, così come Enzo Ferrari più di una volta aveva ricordato con un certo fastidio che il pilota umbro si era preso addirittura il lusso di battere il mitico Tazio Nuvolari. Forghieri ha sottolineato di essere venuto volentieri a Gubbio proprio perché suo padre aveva una grande considerazione degli stradisti come Nuvolari e Fagioli.  

     

    Attenti a quei due

    Pronostico ampiamente rispettato in gara, con Simone Faggioli che dopo aver presentato il proprio biglietto da visita siglando la pole virtuale il sabato si è aggiudicato per la seconda volta consecutiva, e undicesima in carriera, la classica eugubina firmando con la sua Norma M20 Zytek anche il nuovo record del tracciato Gubbio-Madonna della Cima di 4,1 km in 1’33”53. Alle sue spalle, staccato di appena 92 centesimi, il trentino Christian Merli (Osella FA30) con cui prosegue la sfida per il titolo tricolore Assoluto, seguito dal giovane Domenico Scola (Osella PA2000). Con la vittoria e il nuovo record di categoria CN il sardo Omar Magliona si è invece confermato per la sesta volta consecutiva Campione Italiano Prototipi. Tra le auto storiche il primato è andato a Uberto Bonucci (Osella PA9).  Nelle altre categorie il successo è andato a Marco Gramenzi (AR 155 DTM) nel Gr. E1-E2S, Roberto Ragazzi (Ferrari 458) tra le GT, Salvo d’Amico (Renault Clio) nel Gr. A, Antonino “O Play” Magliuolo (Mitsubishi Lsacer) in Gr. N, Oronzo Montanaro (Mini Cooper) nella Racing Start.

     

    C’eravamo anche noi

    Per raccontare in modo completo questo evento noi di Automobilismo abbiamo partecipato, o meglio ci abbiamo… provato, alla classica eugubina con una Porsche 944/924 pilotata da Eugenio Mosca. Una vettura che pur non potendo vantare velleità di primato, dato che all’anagrafe denuncia oltre trent’anni di anzianità (1982), è certamente particolare e molto ammirata dal pubblico, al pari della Ford Capri RS 3000 di Maurizio Giovannini che abbiamo illustrato sul numero di Automobilismo d’Epoca di giugno. Purtroppo non avevamo potuto saggiare la macchina in precedenza, perciò abbiamo dovuto prendere le misure del mezzo e del tracciato in tempo… reale. E di sicuro non ci ha agevolato il fatto che la pausa agostana non ci abbia consentito di recuperare un treno di pneumatici adatto, dovendoci accontentare di quattro Dunlop semislick usate. Col risultato che ci siamo trovati una vettura piuttosto sovrasterzante, che oltre a un brivido nella prima salita di prova non ci ha mai trasmesso il necessario feeling per affrontare col dovuto piglio il difficile e veloce tracciato eugubino. Per la seconda salita di prova, dato il tempo stretto abbiamo potuto intervenire solo sulla pressione degli pneumatici, abbassandola per farli scaldare meglio, mentre in serata i tecnici del team GTM Motorsport  hanno anche abbassato l’altezza dell’asse posteriore per favorire la trazione, dato che in accelerazione fuori dai tornanti la Porsche “sgommava” abbondantemente sotto la spinta dei circa 220 cv lasciando sull’asfalto oltre a evidenti “virgole” nere anche mucchietti di preziosi decimi, e allo stesso tempo variare il camber per migliorare l’appoggio in curva. Nella prova di sabato pomeriggio abbiamo badato a ripassare bene i punti di riferimento cercando di non commettere errori. Ne è venuto fuori un tempo appena discreto, con la consapevolezza di poterlo agevolmente limare. Così siamo partiti più convinti in gara, con l’intento di provare a spingere ma senza strafare per evitare guai. E per la prima parte del tracciato ci siamo riusciti, fino al primo tornante che abbiamo un po’ aggredito con la vettura che è partita in sovrasterzo appena abbiamo dato gas. Poco male, già che c’eravamo ci siamo fatti prendere dalla voglia del traverso sghignazzando dentro il casco per la libidine, anche se il cronometro non è mai d’accordo, con al vettura che andava un po’ larga di traiettoria. Roba controllabilissima, se non fosse che ad un certo punto all’esterno del tornante c’era il bordo di cemento di un canale di scolo dell’acqua che non avevamo calcolato e ci ha messo fuori uso una ruota. Game over! Anche perché ad un esame più attento i tecnici della GTM Motorsport hanno notato che anche il trapezio della sospensione era stato danneggiato dall’urto e non c’era abbastanza tempo per la riparazione. Morale: già durante le ricognizioni effettuate con l’amico Stefano Crespi, che corre con un prototipo CN, avevamo imparato che nelle salite è essenziale memorizzare il più possibile i riferimenti delle traiettorie e ogni più piccolo particolare del fondo stradale, purtroppo abbiamo imparato sulla nostra pelle che non basta mai. In ogni caso benedetti i cordoli!   

     

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