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Fiat - Abarth OTR 1000, di testa propria

Il suffisso OT suffisso distingue una quindicina di modelli Abarth che vanno dalle berline su base Fiat 850 alle biposto da corsa. Vi presentiamo qui la OTR 1000....

Il suffisso OT suffisso distingue una quindicina di modelli Abarth che vanno dalle berline su base Fiat 850 alle biposto da corsa. La Fiat Abarth OTR 1000 appartiene alla numerosa famiglia delle OT con altri modelli che spaziano dalle berline derivate dalla Fiat 850 alle biposto da corsa per la categoria Sport. La capostipite è la OT 850 (modello 101) presentata in luglio nel 1964. Rispetto alla Fiat 850 berlina di serie ha il motore Abarth tipo 201 potenziato da 34 CV a 44 CV con un carburatore più grosso, lo scarico più efficiente e alcuni ritocchi alle regolazioni.

Esteticamente si distingue dalla calandra Abarth asimmetrica con fascia rossa, dai cerchi con le finestrelle di ventilazione e dai marchi Abarth sulle fiancate, sulla coda, sul cruscotto e sui copri-ruote. La velocità massima è superiore a quella della 850 di serie, 130 km/h contro 120, ed è superiore anche il prezzo: 870.000 lire contro 798.000 lire. Con una buona dose di ottimismo, la sigla OT significa “Omologata Turismo”, ma l’omologazione per le corse è ancora lontana e il traguardo produttivo minimo per ottenerla si profila difficile da raggiungere.

Il problema è che le vendite stentano a decollare, probabilmente perchè la clientela giudica l’aumento del prezzo sproporzionato al modesto aumento delle prestazioni. Infatti, la stessa Fiat offre senza aggravio di costi una 850 che funziona con la benzina super e raggiunge i 125 km/h. Carlo Abarth capisce di essere sulla strada sbagliata e nell’ottobre del 1964 presenta la gamma OT articolata ora su tre modelli: la OT 850/Oltre 130, che in pratica è identica alla precedente; la OT 850/Oltre 150 con 53 CV, la velocità massima di 150 km/h e i freni a disco anteriori; la OT 1000 con la cilindrata di 982 cc (la stessa della 1000 derivata dalla Fiat 600), 54 CV, la velocità massima di 150 km/h e i freni a disco anteriori.

Il “mostro”
Il listino della OT 850/Oltre 130 rimane invariato, mentre per le altre due la Casa stabilisce l’identico prezzo di 1.100.000 lire. La mossa non è sufficiente per rilanciare le vendite. Per promuoverle, Carlo Abarth presenta al Salone di Torino del 1964 il “mostro” OT 1600 (modello 136/C) con il quale porta all’esasperazione il concetto dell’utilitaria elaborata, montando il motore bialbero a doppia accensione (tipo 236) della Fiat Abarth 1600 Sport. La OT 1600 ha i parafanghi allargati e monta pneumatici che in rapporto a quelli di serie paiono enormi, con 154 CV fila a 220 km/h e ottiene un risultato pubblicitario a dir poco eccezionale, ma non sarà prodotta in serie perchè Gianni Agnelli, allora amministratore delegato della Fiat, la prova e la giudica troppo pericolosa.

A dispetto del clamore suscitato dalla OT 1600, il destino commerciale delle altre berline OT è segnato: avranno un’esistenza commerciale effimera come la loro vana carriera agonistica interamente consumata nella categoria Gran Turismo contro avversarie specialmente concepite come GT. Per rendere veramente competitive le berline OT, Carlo Abarth non solo dovrebbe costruirle nei numeri necessari per omologarle nella categoria Turismo, ma anche progettare, costruire e omologare i pezzi speciali analoghi a quelli che rendono imbattibili le derivate della vecchia Fiat 600. Tutto ciò è maledettamente costoso e, come non bastasse, le OT derivate dalla Fiat 850 hanno l’handicap di pesare una quarantina di chilogrammi più delle pari cilindrata derivate dalla Fiat 600. Più fortunate dal punto di vista agonistico, ma numericamente limitate, sono le biposto da corsa della serie OT, che sul pianale ampiamente modificato della 850 berlina montano motori bialbero di varia cilindrata e carrozzerie in vetroresina tipo Spider Sport e Coupé Sport.

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