Epoca: ASTON MARTIN DB 4 GT Z

1 ottobre 2016
  • Salva
  • Condividi
  • 1/16
    Rossa come una Ferrari, bella come una Ferrari: soltanto la velocità in pista non era la stessa, nonostante un motore potente quanto e più di una… Ferrari. Troppo pesante, troppo costosa...

    Epoca: aston martin db 4 gt z

    Una splendida livrea rosso corsa, forse anche troppo allusiva… L’Aston Martin DB4 GT Zagato del nostro servizio, con questa provocatoria colorazione, lanciò il guanto di sfida alle sue più acerrime rivali (leggi Ferrari 250 GT SWB e Jaguar E-Type) dallo stand del salone di Ginevra del 1961, dove fu esposta con il permesso del legittimo proprietario. La meravigliosa berlinetta “stradale da competizione” esposta, infatti, non era la prima DB4 GT Z prodotta, bensì la quarta (con il numero di telaio 0178/L GT - dove L sta per “left drive”, cioé guida a sinistra), ed era già venduta. La storia narra che l’esemplare del nostro servizio nacque l’8 marzo del 1961, in una particolare colorazione ton-sur-ton decisa alla Zagato, composta da due diverse gradazioni di rosso: Range Red per la parte bassa della carrozzeria e Maja Red per il tetto. Questo stravagante abbinamento, però, non risultò molto gradito e, ancor prima di essere spedita in Svizzera alla Hubert Patthey Racing and Sport Cars, questa “Zag” (affettuoso nomignolo affibbiato dagli appassionati inglesi alle carrozzerie milanesi) fu riverniciata nel bel rosso corsa che la caratterizza anche oggi. Appartamento Per tornare alle origini di questo affascinante progetto “da gara” della Casa di Gaydon, bisogna risalire al 1959, quando l’Aston Martin presentò la DB4 GT stradale. La vettura, splendidamente carrozzata dalla Touring di Milano, era una coupè dalla forme slanciate e fu la prima a montare la poi famosa calandra Aston Martin con la forma discendente e affusolata ai lati. Nell’occasione della presentazione dell’auto al Salone di Londra, David Brown conobbe Gianni Zagato, e da quell’incontro fortuito, probabilmente, nacque l’idea del progetto GT Z. Fu, infatti, proprio dal telaio e dal motore della bella DB4 GT presentata a Earls Court, che l’anno dopo fu realizzata la prima “Zag”. A quei tempi, alla carrozzeria Zagato di Milano, era approdato un giovane “stilista” dalle idee molto originali, in linea con quelle dei fratelli Elio e Gianni Zagato, titolari dell’Atelier” nell’hinterland: Ercole Spada aveva 23 anni quando iniziò ad abbozzare il progetto della superlativa Aston Martin DB4 GT Z, forse una delle più belle e proporzionate GT che la storia dell’automobile sportiva ricordi. Al contrario delle altre più note Zagato, la DB4 GT Z non aveva le tipiche “gobbe” sul tetto che caratterizzarono e resero noto lo stile dei Zagato nel mondo. La GT Z, però, quelle gobbe le aveva sul cofano! Infatti, nel frontale di questa splendida berlinetta erano ben evidenti tre (non due) rigonfiamenti sul cofano motore, che consentivano di alloggiare la testa con doppio albero a camme del poderoso 6 cilindri da 3670 cc, con 2 candele per cilindro e ben 314 CV. Alla presentazione all’Earls Court Motor Show di Londra del 1960, la prima DB4 GT Zagato (in tinta grigio metallizzato) con il numero di telaio 0148/R, ebbe un grande successo di pubblico, tanto da farne pianificare all’Aston Martin la costruzione di almeno 23 esemplari. In realtà, poi, la richiesta della clientela non fu così elevata, e le auto prodotte furono soltanto 19. Tra I motive dello scarso successo ci fu di certo il prezzo, fissato in 5.470 sterline: sufficienti per acquistare un appartamento di grandi dimensioni nel cuore di Londra. Per fare

    un paragone automobilistico, una preziosa Jaguar XK 150S si poteva comprare con “sole” 2000 sterline! Un costo che si doveva, oltre che alla bellezza della linea, ai materiali con cui era prodotta la DB4 GT Zagato (carrozzeria e motore tutti in alluminio). Pesante Le forme arrotondate ma aggressive di questa splendida Aston Martin, portano senza dubbio il genoma Zagato, immediatamente riconoscibile nelle carenature in plexiglas dei fari (molto simili, peraltro, a quelle dell’ultima Ferrari 250 GT Z, prodotta nel 1959 - vedi Automobilismo d’Epoca n°86), e nel taglio delle lunette posteriori della vetratura laterale, ma nella coda è senz’altro riconoscibile una certa influenza dello stile di quel tempo che prediligeva le rotondità. Nella fattispecie, la forma del posteriore e i fanalini tondi e conici richiamano le splendide linee della precedente, e antagonista, Ferrari 250 GT SWB. Ideata con un occhio alle corse, la DB4 GT Zagato faceva largo uso di lega leggera (gli inglesi la chiamavano anche DB4 Lightweight) e l’interno era ridotto all’essenziale. Il risparmio di peso tuttavia non fu quanto forse sperato: circa 70 kg rispetto alla DB 4 GT stradale, per un peso a vuoto di 1.225 kg. Le velleità agonistiche della Casa di Gaydon si scontrarono con una concorrenza molto agguerrita, e più avanzata tecnicamente, rispetto alla pur prestante Aston. Il telaio della DB4 GT Zagato non era del tutto adeguato a gestire la notevole potenza del 6 cilindri inglese, soprattutto a causa della sospensione posteriore ad assale rigido, con molle elicoidali e balestre, mentre per esempio la Ferrari SWB, anch’essa con ponte rigido, montava più moderni ammortizzatori coassiali alle molle elicoidali, e bracci di torsione su entrambi i lati. Se si considera che la Ferrari era anche più leggera di un paio di quintali abbondanti, è facile intuire come l’Aston soffrisse di minor precisione nelle traiettorie. Questo “gap” tecnico risultò evidente nella carriera agonistica delle DB4 GT Zagato, che, seppur condotte da piloti di fama, come ad esempio il grande Jim Clark, che pilotò la # 0200 R alla 24 ore di Le Mans del 1962 (insieme a Roy Salvadori), non svettò mai nel-

    le classifiche delle più importanti competizioni internazionali salvo che nella gara d’esordio, a Goodwood, nel giorno di Pasqua del 1961, dove una DB4 GT Zagato, condotta da Stirling Moss, si piazzò terza dietro una DB4 GT con carrozzeria stradale e una Ferrari 250 GT SWB, che risultò prima. Super “Zag” Delle 19 DB4 GT costruite da Zagato, soltanto quattro furono preparate dall’Aston Martin per le competizioni, adottando un telaio alleggerito, un tetto leggermente più basso e i parafanghi posteriori allargati per ospitare pneumatici di maggiori dimensioni (come sull’esemplare del nostro servizio). Le quattro super “Zag” portavano i numeri di telaio 0182, 0183, 0191 e 0193. Di queste, le più famose furono le prime due, poi denominate 1VEV e 2VEV dalle sigle delle loro targhe: si potrebbero quasi considerare delle vetture “works”, in quanto parteciparono a numerose gare con l’assistenza ufficiale Aston Martin, e con i colori della scuderia Essex Racing Stable (una di esse disputò anche il Tourist Trophy a Go-

    odwood con Jim Clark). La storia ufficiale della DB4 GT Zagato, si concluse con la produzione dell’ultima delle 19 vetture nell’autunno del 1963, ma, in realtà, la carriera della “Zag” non era ancora finita. Nel 1989, con l’approvazione di Gaydon, si iniziò la costruzione di altre 4 DB4 GTZ, utilizzando delle DB4 GT rimaste in dotazione all’Aston Martin. Queste vetture furono spedite alla Zagato di Milano, insieme a un esemplare originale di DB 4 GT Zagato, che sarebbe servito come mascherone per la carrozzeria e poi smontato per riprodurne esattamante la meccanica. Questa complessa e, forse, discutibile operazione, fu portata avanti in oltre due anni di tempo, e

    produsse nel giugno 1991 le quattro cosiddette DB4 GTZ “Sanction II” (ovvero, approvazione II, per l’appunto). Su queste repliche ufficiali, o continuazioni, furono introdotte alcune specifiche tecniche migliorative, che contribuirono a rendere più guidabili e stabili le berlinette. La cilindrata originale fu portata da 3,7 a 4,2 litri, con un incremento della potenza di circa 20 CV. Ma la storia dell’Aston Zag non era ancora finita. All’inizio del 1992, infatti, la Zagato di Milano era ancora in possesso di altri due esemplari di Aston Martin DB4 GT, che, probabilmente, erano stati inviati dalla fabbrica come fonte di pezzi per le precedenti “ultime quattro”. Richard Williams, uno specialista di Aston classiche, chiese a Walter Hayes, presidente del Consiglio d’Amministrazione di Gaydon, una “terza approvazione” a costruire altre due DB4 GT Zagato (dette poi “Sanction III”) utilizzando come base le GT in giacenza, con i numeri di telaio 0334 R e 0424 R… A proposito, dimenticavamo: le prime quattro DB 4 GT “modificate”, furono poi vendute all’esorbitante cifra di 1 milione di sterline cadauna! Business is business, direbbero gli americani.

    DALLA SVIZZERA IN USA E RITORNO La DB4 GT Zagato del nostro servizio ha una storia molto interessante, che inizia con la presentazione al Salone di Ginevra del 1961, nello stand dell’Aston Martin. Questa berlinetta, con telaio # 0178 L (guida a sinistra), dopo essere stat a consegnata a Hubert Patthey, il pilota che si occupava anche della distribuzione delle vetture della Casa di Gaydon in Svizzera, fu venduta a Edy Corthesy, di Losanna, il quale la portò al debutto in corsa nel Grand Prix di Spa-Francorchamps, dove finì la gara in posizioni di rincalzo. Subito dopo la gara, la vettura tornò all’Aston Martin, per lavori di ripristino della carrozzeria e interventi sul motore, a cui fu aumentata la compressione. La macchina fu poi venduta allo svizzero Friedolin Haechler, che divenne in seguito il capo della Polizia di Berna. Questi aveva una residenza anche a New York, dove spedì l’Aston, con l’idea di partecipare alle competizioni dello Sports Car Club of America. Ciò non gli fu, però, possibile e così la DB4 GT Zagato fu ceduta, nel 1962, a Newton Davis, il quale la vendette, in seguito, a Chris Murray, del Massachusetts, che la fece restaurare nel rosso originale, con vernice acrilica (non bicomponente come si usava all’epoca), rifacendo anche il motore, la trasmissione e i freni. Dopo di lui l’Aston passò a Keith Lewin, che fece rifare gli interni in pelle nel loro colore nero originale. Nel 1972 la vettura venne ceduta a Jerry Rodenstock: aveva all’attivo meno di 30.000 km. Rodenstock la esibì in diversi concorsi e raduni e la usò nelle gare di club statunitensi. Dopo diversi anni l’auto è tornata in Svizzera, acquistata dall’attuale proprietario, che recentemente l’ha portata in Italia per un restauro della meccanica e qualche piccolo ritocco alla carrozzeria, permettendoci di realizzare il servizio.

    © RIPRODUZIONE RISERVATA
    Sposta